Come patteggiare
Lo sai che?
13 Nov 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Come patteggiare

Per patteggiare una pena basta concordarla con il pubblico ministero e sottoporla al giudice, con un’istanza (in fase di indagine) o anche oralmente (nel processo).

 

Se hai paura che i giudici, dopo un lungo processo, potranno condannarti ad una pena troppo alta e non vuoi rischiare, puoi provare a patteggiare.

Puoi, cioè, chiedere (personalmente o attraverso il tuo avvocato munito di procura speciale) al pubblico ministero di concordare con te la pena che ritiene più adeguata al reato che ti contesta.

Ma andiamo per ordine.

 

 

Cos’è il patteggiamento?

Con il termine patteggiamento si intende la pena concordata tra le due parti processuali (imputato o indagato e pubblico ministero).

L’imputato ed il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione  di una pena purché, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non superi due anni o cinque anni (ma con delle esclusioni che vediamo tra un attimo).

Non possono patteggiare una pena superiore a due anni di reclusione:

  • i soggetti accusati di particolari reati (delitti di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo);
  • i soggetti dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi [1].

 

 

Come posso patteggiare?

Il modo in cui chiedere il patteggiamento varia a seconda della fase processuale in cui ci si trova.

  1. In fase di indagini, il soggetto accusato (definito indagato) può chiedere il patteggiamento presentando un’istanza scritta, da depositare nella cancelleria del giudice che, dopo avere domandato il consenso al pubblico ministero, fisserà un’udienza [3]. L’istanza può essere presentata a firma del richiedente o a firma dell’avvocato (munito di procura speciale).
  1. Dopo la chiusura delle indagini, il soggetto accusato (imputato) può chiedere il patteggiamento in udienza (oralmente o per iscritto) fino al momento in cui il giudice dichiara aperto il dibattimento (cioè il processo). In questo caso il pubblico ministero dovrà esprimere subito il consenso (o il dissenso, se non sarà d’accordo) ed il giudice dovrà decidere [2].
  1. In caso di decreto di giudizio immediato, la richiesta di patteggiamento deve essere formulata per iscritto entro il termine di 15 giorni dalla notifica del decreto.

 

 

Che poteri ha il giudice?

Il giudice, se ritiene congrua la pena indicata nel patteggiamento, ne dispone con sentenza l’applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti.

Se non la ritiene congrua, rigetta la richiesta.

La parte, nel formulare la richiesta di patteggiamento, può subordinarla alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta di patteggiamento.

 

 

Quali sono gli effetti del patteggiamento?

In caso di patteggiamento:

  • se vi è costituzione di parte civile da parte della persona offesa dal reato, il giudice non decide sulla stessa (liquiderà solo le spese legali di costituzione di parte civile);
  • trascorso il termine di cinque anni (per i delitti) e due anni (per le contravvenzioni) senza aver subito una condanna, può rivolgere istanza al giudice che ha emesso il provvedimento affinché disponga la estinzione (cancellazione) del reato [4].

[1] Art. 444 cod. proc. pen.

[2] Art. 447 cod. proc. pen.

[3] Art. 446 cod. proc. pen.

[4] Art. 445 cod. proc. pen.

 

 


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