Maternità, posso fatturare se sono dipendente con partita Iva?
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2 Dic 2016
 
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Noemi Secci
 


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Maternità, posso fatturare se sono dipendente con partita Iva?

La lavoratrice dipendente che è anche iscritta alla Gestione Separata può fatturare durante il congedo di maternità e nel periodo d’interdizione anticipata?

 

Con l’entrata in vigore del Jobs Act autonomi, cioè della nuova “normativa quadro” relativa ai lavoratori autonomi, le libere professioniste non saranno più obbligate ad astenersi dal lavoro durante la maternità. L’iter per l’approvazione del Jobs Act autonomi, che ha ricevuto, poche ore fa, l’ok del Senato, dovrebbe concludersi a breve: potranno così entrare in vigore importantissime novità che riguarderanno i liberi professionisti, tra le quali, appunto, la possibilità di lavorare mentre si è in congedo per maternità.

 

 

Lavorare durante la maternità: chi può farlo?

Attualmente la possibilità di lavorare durante il cosiddetto periodo di maternità obbligatoria è concessa alle imprenditrici (iscritte alle gestioni Artigiani, Commercianti, Coltivatori diretti etc., peraltro chiamate dall’Inps, in modo fuorviante, lavoratrici autonome) ma è negata alle libere professioniste iscritte alla Gestione Separata dell’Inps. Queste ultime sono obbligate, come chiarito da una nota circolare dell’Inps [1], ad astenersi dall’attività lavorativa per tutto il periodo di durata della maternità obbligatoria indennizzata e del congedo parentale indennizzato.

 

 

Svolgimento di attività lavorativa durante la maternità: come si verifica?

Certamente, accertare l’effettivo svolgimento di attività di lavoro autonomo durante il periodo di astensione non è semplice: secondo l’orientamento prevalente in merito, l’aver emesso una o più fatture durante il periodo di congedo non comporta automaticamente la mancata astensione dall’attività, in quanto è necessario vedere a quale periodo si riferiscono i documenti. È il caso di chi emette fattura a fronte di un’attività svolta prima del periodo di astensione obbligatoria: naturalmente, per provare di non aver violato l’obbligo, è necessario indicare nel documento il preciso arco di tempo in cui la prestazione lavorativa è stata svolta.

 

 

Obbligo di astensione e lavoratrici non aventi diritto all’indennità di maternità

L’obbligo di effettiva astensione, peraltro, è collegato all’indennità erogata dalla Gestione Separata, nel senso che chi non si astiene dall’attività durante il periodo di maternità perde la prestazione.

Non tutte le iscritte alla Gestione Separata, tuttavia, hanno diritto all’indennità, ma soltanto chi:

  • è iscritta alla gestione in qualità di lavoratrice parasubordinata (per questa categoria è previsto il versamento dell’aliquota del 31,72%);
  • è iscritta alla gestione in via esclusiva, in qualità di libera professionista (per questa categoria è previsto il versamento dell’aliquota del 27,72%);
  • se ha versato contributi per almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori alla data del parto.

Di conseguenza, la lavoratrice autonoma iscritta alla Gestione Separata non in via esclusiva, perché, ad esempio, pensionata, iscritta a una cassa professionale o dipendente, non ha diritto all’indennità di maternità, ma non ha, d’altra parte, l’obbligo di astenersi dall’attività di lavoro autonomo.

Se, però, la lavoratrice è dipendente, le spetta l’indennità di maternità presso la gestione alla quale l’azienda l’ha iscritta (che può essere l’Ago, l’assicurazione generale obbligatoria, oppure un fondo sostitutivo o esonerativo, come l’Inpdap), ma ha, dall’altro lato, l’obbligo di astenersi dal lavoro, per percepire l’indennità di maternità come lavoratrice subordinata.

Il lavoro da cui astenersi va difatti inteso non solo come lavoro subordinato alle dipendenze dello stesso datore, ma anche alle dipendenze di terzi [2] o autonomo [3]. Questo vale sia per il congedo obbligatorio ordinario di maternità che per quello anticipato.

 

 

Interdizione anticipata per maternità e astensione dal lavoro

Ricordiamo che l’interdizione anticipata per maternità può essere disposta:

  • per gravi complicazioni della gravidanza o persistenti patologie che possono essere aggravate dalla gravidanza;
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna e del nascituro;
  • quando la lavoratrice svolge un’attività pericolosa, faticosa o insalubre [4] o che la espone ad un rischio per la sicurezza e la salute e non può essere spostata ad altre mansioni.

A tal proposito, un noto interpello del Ministero del lavoro [5] ha chiarito che l’interdizione anticipata per maternità non può essere parziale, ma vale nei confronti di tutte le attività lavorative.

 

 

Astensione dal lavoro: imprenditrice, professionista e dipendente

Riassumendo quanto esposto:

  • se la lavoratrice è imprenditrice, iscritta alla gestione Artigiani, Commercianti, Coltivatori diretti, etc., non ha l’obbligo di astenersi dall’attività per ricevere l’indennità di maternità;
  • se la lavoratrice è parasubordinata o libera professionista iscritta alla Gestione Separata, ha l’obbligo di astenersi dall’attività, per ricevere l’indennità di maternità;
  • se la lavoratrice è iscritta alla Gestione Separata non in via esclusiva, non ha l’obbligo di astenersi dall’attività, ma non riceve l’indennità di maternità;
  • se la lavoratrice è iscritta alla Gestione Separata non in via esclusiva ed è anche dipendente:

o             riceve l’indennità in qualità di lavoratrice subordinata;

o             deve però astenersi da qualsiasi attività lavorativa, anche autonoma, pena la perdita dell’indennità;

o             l’obbligo di astensione da qualsiasi attività lavorativa vale anche per l’interdizione anticipata per maternità.

 

 

Jobs Act autonomi: la dipendente con partita Iva potrà lavorare durante la maternità?

Come inizialmente esposto, il nuovo Jobs Act autonomi farà presto cadere l’obbligo di astensione dall’attività lavorativa per le iscritte in via esclusiva alla Gestione Separata, che dunque potranno ricevere l’indennità anche se esercitano la propria professione.

Tuttavia, restano dei dubbi riguardo alla situazione di chi svolge sia attività di lavoro autonomo che dipendente: la nuova normativa, difatti, non chiarisce se, per chi esercita in proprio, resterà come ora il rischio di perdere l’indennità di maternità derivante da lavoro dipendente.

Il discorso vale, ovviamente, anche per il congedo parentale: sarà soltanto l’indennità di maternità facoltativa erogata dalla Gestione Separata o dalle gestioni dei lavoratori autonomi a non essere bloccata, o anche quella erogata dalla gestione dei lavoratori dipendenti, qualora si continui a fatturare?

È probabile che siano emanate delle future circolari ministeriali o dell’Inps in merito, per chiarire la situazione. Se non sarà fornito alcun chiarimento, ci si dovrà rifare all’interpretazione “letterale” del Testo Unico Maternità Paternità [3], come modificato dal Jobs Act autonomi: bisognerà capire, cioè, se il nuovo testo contemplerà una deroga generale all’astensione obbligatoria per maternità, per il solo svolgimento di attività da lavoro autonomo, valida però nei confronti di chi svolge anche lavoro subordinato e percepisce l’indennità come dipendente, oppure se sarà comunque negata l’indennità alle subordinate per la mancata effettiva astensione da qualsiasi tipo di attività.

Ad ogni modo, è evidente che la finalità del Jobs Act autonomi sia quella di non danneggiare le libere professioniste ed i liberi professionisti genitori in generale, evitando di penalizzarli lavorativamente e lasciando loro un certo margine di discrezionalità ed elasticità. Finalità che non sarebbe rispettata, nel caso di lavoratori subordinati costretti a non percepire l’indennità di maternità o di congedo parentale perché esercitano anche in proprio, poiché si ritroverebbero, paradossalmente, discriminati rispetto a chi svolge esclusivamente attività di lavoro autonomo.

Ci si augura, dunque, oltre all’entrata in vigore del Jobs Act autonomi in tempi brevi, che giungano al più presto dei chiarimenti sulla nuova normativa, considerando che il doppio lavoro “subordinato – partita Iva” riguarda un elevato numero di situazioni.

 


[1] Circ. Inps n. 137/2007.

[2] Art.22 Co.3 Dpr 1026/1976.

[3] Dlgs 151/2001.

[4] Art. 5 Dpr 1026/76.

[5] Risp. Interpello Min. Lav. n. 25/I/0006584 del 28/11/2006.

 


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