Consulta: sì al cognome della madre anziché del padre
Lo sai che?
8 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Consulta: sì al cognome della madre anziché del padre

La Corte Costituzionale dice no all’imposizione del cognome del padre. I figli possono avere quello della madre o entrambi. Solo se i genitori sono d’accordo.

 

Imporre al figlio il cognome del padre, se la madre non è d’accordo, è incostituzionale. Lo ha stabilito la Consulta con una sentenza destinata a passare alla storia. La Corte Costituzionale, infatti, ha accolto una questione di legittimità in merito sollevata dalla Corte d’appello di Genova. Così, dunque, è possibile dare al proprio figlio il cognome della madre anziché quello del padre. Oppure i bambini possono avere entrambi i cognomi. Con quello di mamma davanti a quello di papà. Purché mamma e papà siano d’accordo. Ma questo appare un dettaglio da poco. Altrimenti, quale sarebbe il problema?

Il problema si poneva prima, quando la legge imponeva il fatto che Mario Nero si sentisse in imbarazzo a chiamare il figlio “Mario”, come lui, per una questione di omonimia. A meno che il figliolo optasse per una delle tante importazioni americane e, sulla carta di identità come sul biglietto da visita, scrivesse “Mario Nero jr”, cioè junior, per distinguersi dal senior. Oggi il figlio di Mario Nero e di Giuseppina Bianco può chiamarsi Mario Bianco Nero. Se poi tifa Juventus è perfetto. Altrimenti può restare Mario Bianco. E basta. Lo ha detto la Consulta.

 

 

Se non c’è accordo tra i genitori sul cognome del figlio?

La stessa Consulta che ha, dunque, dichiarato illegittima la norma sull’attribuzione automatica del cognome paterno al figlio quando entrambi i genitori vorrebbero delle generalità diverse per il loro neonato. A meno che… A meno che i genitori litighino tra di loro su questo punto. Roba da fantascienza per i nostri nonni. Non per i genitori di oggi: si può discutere anche su questo.

Che due genitori non siano d’accordo sul nome da dare al nascituro, ci sta. Spesso ci si mettono anche le suocere, che spingono sul nome del povero zio venuto a mancare, del nonno che baderà al pupo, del caro parente che, per tradizione, deve avere il timbro sull’albero genealogico. Ma il cognome non è mai stato messo in discussione. Ci tiene, soprattutto, il padre. Non per altro, ma perché almeno è l’unico modo in cui può dimostrare di essere, anagraficamente, appunto, “il padre”. Il resto sono dettagli. Più o meno.

Non per la legge. La legge non accetta “dettagli”. Ma cosa dice in proposito la legge? Nulla, se non quello che la Consulta ha appena dettato. Perché il Parlamento deve ancora pronunciarsi in materia in modo definitivo.

Lo ha fatto la Camera dei Deputati nel 2014, approvando un disegno di legge che sancisce la possibilità di dare ai figli i cognomi di entrambi i genitori. Non lo ha ancora fatto, però, il Senato, nonostante l’Unione europea abbia sollecitato più volte un pronunciamento su questo tema. E se Palazzo Madama (o quel che resterà di lui dopo il referendum del 4 dicembre) dovesse confermare quanto detto a Montecitorio, padri e madri sappiano che in caso di litigio prevarrà l’ordine alfabetico. E così Giuseppe Rosso Perone sarà destinato a chiamarsi Giuseppe Perone Rosso.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti