Elezioni Usa: chi è il vincitore?
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9 Nov 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Elezioni Usa: chi è il vincitore?

Donald Trump batte Hillary Clinton: è il 45mo presidente degli Stati Uniti. Promette linea dura su immigrazione e terrorismo. E niente soldi per il clima.

 

Donald John Trump è il 45mo presidente degli Stati Uniti d’America. Il tycoon repubblicano newyorkese, 70 anni compiuti a giugno, ha battuto l’avversario democratico, l’ex first lady Hillary Clinton e conquistato quello che fino a qualche settimana fa sembrava un traguardo irraggiungibile: lo studio ovale della Casa Bianca.

Imprenditore, personaggio televisivo e, infine, politico, Trump è già passato alla storia come uno dei candidati più chiacchierati della storia delle campagne elettorali americane. Figlio di un ricco investitore immobiliare di New York, prende sin da giovane le orme del padre e si butta sull’azienda di famiglia mentre frequenta la Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Tre anni dopo la laurea, nel 1971, rileva la società del padre e la ribattezza con il nome di Trump Organization.

Non appagato da questa attività, si butta nel mondo dei media e, dal 2004 al 2015, produce e conduce il programma televisivo The Apprentrice, l’apprendista, pur collocandosi al di sopra del bene e del male e dando lezioni a chiunque su qualsiasi cosa. Altro che apprendista: Trump ha già capito di essersi creato uno stile di vita ed un personaggio che vorrebbe fossero di tutti. O, almeno, di tutti quelli che fossero all’altezza.

Nel 2000 ci prova con la politica. E’ il primo assalto alla Casa Bianca. Gli va male: non vince nemmeno le primarie del Partito per la Riforma. Ci riprova nel 2016. E’ dura, molto dura. Ma ce la fa. Nonostante una gaffe dietro l’altra (una su tutte la scarsa considerazione delle donne), nonostante uno scandalo dietro l’altro. Trump for president è una realtà. A colpi di proposte populiste e conservatrici: libero utilizzo delle armi da fuoco, muri contro gli immigrati di religione islamica. E poi quella dichiarazione che è diventata il suo slogan vincente: «Farò ritornare grande l’America».

 

 

Elezioni Usa: il programma del presidente Trump

Ecco le promesse del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. Promesse che dovrà mantenere nei prossimi quattro anni di mandato.

La prima: «Il mio primo giorno sarà molto occupato». A fare, presidente? «A cambiare il Paese, già dal primo giorno». Come, presidente? «Rilanciando l’economia e proteggendo gli americani».

Le altre promesse: revoca delle restrizioni sulla produzione di energie fossili e rilancio del mega oleodotto Keystone XL, sul quale Barack Obama aveva posto il veto. Rinegoziazione del Trattato di libero scambio nordamericano (Nafta). Ritiro degli Stati Uniti del partenariato transpacifico (Tpp). Revoca dei contributi di miliardi di dollari promessi alle Nazioni Unite per i programmi di lotta ai cambiamenti climatici. Espulsione di oltre due milioni di migranti «criminali». Annullamento dei visti di Paesi stranieri che non li raccoglieranno. Costruzione di un muro con il Messico pagato dal Messico. Sospensione dell’immigrazione dalle regioni inclini al terrorismo e controlli estremi alle frontiere. Due anni di carcere per gli stranieri che, espulsi dagli Stati Uniti, ritornino negli States. Abolizione dell’Obama care, il programma di assicurazione sanitaria creato dal presidente uscente.

Trump non ha detto granché durante la campagna elettorale riguardo al suo programma di politica estera. Ma quel poco che ha accennato ha destato preoccupazione in buona parte del mondo. Non tanto perché intende riallacciare i rapporti con la Russia rilanciando il dialogo con Vladimir Putin (il che – ha detto – potrebbe prevedere un voltafaccia ai Paesi balcanici di fronte ad un’eventuale invasione russa). Ma perché ritiene la Nato «obsoleta ed eccessivamente onerosa» per il bilancio degli Stati Uniti. E, soprattutto, perché il suo piano per combattere il terrorismo internazionale prevede, arrivato il caso, bombardamenti a tappeto e torture sui terroristi catturati. Si attende che Trump, in qualità di presidente della prima potenza mondiale, si pronunci in maniera più concreta su altre questioni di interesse globale: il conflitto siriano e le relazioni con l’Europa, con il Sudamerica (che ne sarà, ad esempio, del nuovo rapporto con Cuba) e con l’Estremo Oriente, a cominciare dalla minaccia atomica nordcoreana e quella economica della Cina.


 


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