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Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2016

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Lo sai che? Accise sui carburanti: quali emergenze e guerre paghiamo?

> Lo sai che? Pubblicato il 8 dicembre 2016

Quanti sanno che quando facciamo il pieno paghiamo anche per la guerra in Etiopia degli anni 30? O per il terremoto del Friuli del 1976? Colpa delle accise sui carburanti.

 

 

Carburanti: quanti ci costano?

Il costo di un litro di benzina sale, mentre il prezzo del petrolio al barile scende: strano a dirsi ma succede quasi ogni giorno. Vi siete mai chiesti perché? La risposta è semplice e, per alcuni, sicuramente sconcertante: la verità è che quando ci rechiamo al distributore di carburante, non ci limitiamo a pagare il costo della benzina o de gasolio che introduciamo nel serbatoio e il corrispettivo spettante al gestore della stazione. A farla da padrona, nella determinazione dell’importo finale, sono Iva e accise, a loro volta soggette a Iva. Ma ciò che davvero lascia perplessi è che queste tasse misteriose e sconosciute resistono da oltre 70 anni.

In pratica, il prezzo complessivo del carburante è composto da varie voci:

  • costo del prodotto, compreso il guadagno delle compagnie petrolifere;
  • costo della raffinazione del greggio;
  • deposito costiero per il prodotto;
  • trasporto primario e secondario del prodotto;
  • deposito interno e costo di stoccaggio;
  • varie spese di imposte e di ufficio;
  • accise;
  • Iva;
  • guadagno del gestore (che non pensiamo sia così elevato: 0,035 centesimi di euro circa al litro).

Sommando queste voci, escludendo le accise, si arriva al un importo pari al 30% del costo del carburante. A questo 30%, aggiungendo ora le accise, occorre sommare un ulteriore 52%. Ne deriva, facendo due calcoli, che si spendono 2/3 del totale non in carburante ma in tasse. Ecco spiegati i prezzi stellari! In pratica su un pieno – poniamo – di 100 euro, oltre 50 euro sono di tasse.

 

Accise sui carburanti: per cosa paghiamo?

Ma cosa sono esattamente le accise? Non sono nient’altro che delle tassea che lo Stato applica ad alcuni beni, in questo caso i carburanti, quando avviene un evento straordinario per il quale si ha bisogno di fondi immediati. Si pensi che la prima accisa sul carburante fu applicata da Benito Mussolini nel 1935 in occasione della guerra in Etiopia e non è mai stata tolta. Nel corso della storia del nostro Paese si sono verificati diversi di questi eventi che e per ognuno sono state applicate accise:

  • 1935: 1,90 lire per la guerra in Etiopia;
  • 1956: 14 lire per la crisi di Suez;
  • 1963: 10 lire per il disastro del Vajont;
  • 1966: 10 lire per l’alluvione di Firenze;
  • 1968: 10 lire per il terremoto del Belice;
  • 1976: 99 lire per il terremoto in Friuli;
  • 1980: 75 lire per il terremoto in Irpinia;
  • 1983: 205 lire per la missione in Libano;
  • 1996: 22 lire per la missione in Bosnia;
  • 2004: 39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri;
  • 2005: 0,005 centesimi di euro per l’acquisto di autobus ecologici;
  • 2009: 0,0051 centesimi di euro per il terremoto dell’Aquila;
  • 2011: 0,0073 centesimi di euro per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali; 0,04 centesimi di euro per l’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011; 0,0089 centesimi di euro l’alluvione in Liguria e Toscana; 0,082 centesimi di euro (0,113 euro sul diesel) in occasione del decreto “Salva Italia”;
  • 2012: 0,02 centesimi di euro per il finanziamento post terremoti dell’Emilia.

Prese una per una, queste tasse non sembrano eccessivamente alte, ma va fatto notare che una volta applicate non sono state più tolte, nonostante che la causa che ha portato alla loro introduzione sia venuta meno: esse dovrebbero estinguersi entro un termine di legge (ad esempio 20 anni) o al raggiungimento di un importo necessario per finanziare il progetto. Ma, come è evidente, finora non è stato affatto così. Eppure, se fossero eliminate, il prezzo dei carburanti scenderebbe e ne gioverebbe l’economia in generale.

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