Rottamazione/sanatoria cartelle Equitalia: conviene aspettare?
Editoriali
9 Nov 2016
 
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Rottamazione/sanatoria cartelle Equitalia: conviene aspettare?

Aspettare e sperare nella prescrizione o pagare immediatamente usufruendo della definizione agevolata delle cartelle di pagamento?

 

La partita sulla convenienza della nuova definizione agevolata delle cartelle di pagamento di Equitalia (più comunemente detta rottamazione o sanatoria) si gioca sugli spiccioli. Minimo è, infatti, lo sconto offerto dallo Stato: al contribuente vengono scontati solo le sanzioni e gli interessi di mora; restano invece dovuti il debito capitale, gli interessi per dilazione di pagamento (4%) e l’aggio (seppur ricalcolato). A questo, ovviamente, si aggiunge l’azzeramento del rischio di pignoramenti che, per molti, è il vero spauracchio [1]. Ma se i soldi non ci sono e le rate entro cui pagare l’importo «agevolato» resteranno quelle poche confermate ad oggi (quattro), in pochi avranno la possibilità di aderire alla sanatoria.

 

A conti fatti, la domanda che hanno iniziato a farsi un po’ tutti i contribuenti è questa: «pagare o aspettare»? Ma «aspettare» cosa? Semplice: che le cartelle si prescrivano, ossia che scada quel termine massimo, previsto dalla legge, oltre il quale l’Agente della riscossione non può più pretendere alcun pagamento. Prescrizione che, lo ricordiamo, è di 10 anni per Irperf, Iva, Irap, canone Rai; 5 anni per i tributi locali (Imu, Tasi, Tari), per le multe e per i contributi previdenziali, 3 anni per il bollo auto. I termini decorrono dalla notifica dell’ultima cartella di pagamento.

 

Ebbene, se già di norma Equitalia “si riduce all’ultimo minuto” – a pochi giorni cioè dalla prescrizione – nell’inviare lettere di diffida o per avviare materialmente pignoramenti, fermi e ipoteche, adesso, con il passaggio di testimone ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, è lecito aspettarsi un congelamento di tutte le attività, congelamento connesso all’incertezza e al trasferimento dei ruoli.

In altre parole, con la liquidazione di Equitalia, le scartoffie da trasmettere al nuovo ente pubblico economico, qualche fascicolo che di sicuro si perderà, le procedure di verifica e selezione del personale che passerà al nuovo soggetto pubblico, magari qualche agitazione sindacale e la consueta incertezza degli organi in attesa della italianissima «circolare interna esplicativa», per molte cartelle potrebbe facilmente arrivare una sicura prescrizione. E dunque, chi non ha aderito alla rottamazione, perché ha preferito aspettare, avrà fatto la scelta più conveniente, non dovendo pagare neanche gli importi agevolati.

Chi, invece, ha preferito aderire alla sanatoria, non potrà più far valere la prescrizione: la presentazione dell’istanza di definizione agevolata, infatti, si considera un «riconoscimento del debito» e, in quanto tale, atto interruttivo della prescrizione. Il che significa che non ci si potrà più liberare della cartella a meno che si smetta di pagare anche la rottamazione e si attenda che si compia nuovamente la prescrizione per un periodo di tempo pari a quello previsto dalla legge.

 

 

A chi conviene aspettare?

Chi, ad esempio, ha un debito che tra pochi mesi si prescriverà, potrebbe ritenere più conveniente attendere che si compia definitivamente la prescrizione piuttosto che presentare la richiesta di rottamazione. Questo perché, nel breve periodo, potrebbe essere improbabile che Equitalia si muova.

 

 

Come aderire alla sanatoria

Chi vuol aderire alla definizione agevolata deve presentare la dichiarazione entro il 23 gennaio 2017 utilizzando l’apposito modello scaricabile da internet entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del decreto. Nella dichiarazione da presentare all’agente della riscossione, il debitore deve indicare il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento (entro il limite massimo di quattro rate secondo l’ultima versione del decreto), nonché la pendenza di giudizi aventi ad oggetto carichi cui si riferisce la dichiarazione, e assume l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi. Presentando la dichiarazione di definizione agevolata, il contribuente deve rinunciare al contenzioso in corso, di qualsiasi natura esso sia: tributario, previdenziale o altro, e in qualsiasi grado di giudizio sia pendente.

 


[1] In particolare, con la presentazione della domanda, si bloccano tutte le iniziative di Equitalia, che non può quindi né iscrivere fermi e ipoteche né attivare procedure esecutive, anche in presenza di importi segnalati da parte delle Pa ex articolo 48 bis Dpr 602/1973. I vincoli già apposti, invece, rimangono fino a che non si definisce tutto. Le azioni esecutive in corso sono interrotte, a meno che non vi sia stata già l’assegnazione del bene pignorato ovvero la dichiarazione positiva del terzo, in presenza di pignoramento presso terzi.

Dalle somme da versare si scomputano gli importi già pagati, salvo quelli a titolo di sanzioni e interessi di mora e di dilazione. Sono ammessi alla procedura straordinaria anche i soggetti che avevano dilazioni scadute. Se invece la dilazione è pendente, sembrerebbe, alla data del 24 ottobre scorso, è necessario che siano pagate le rate in scadenza dal primo ottobre a dicembre di quest’anno.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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