Aggressioni verbali, che rischio
Lo sai che?
14 Nov 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Aggressioni verbali, che rischio

Se litighi, anche solo verbalmente, con una persona, rischi di essere condannato penalmente e di dover risarcire anche i danni.

 

Se hai litigato verbalmente con qualcuno e sei preoccupato di cosa potrà accadere dal punto di vista processuale, sappi che il giudice potrà condannarti a risarcire il danno procurato al tuo interlocutore dalle offese verbali ricevute.

Ma andiamo per ordine, perché non tutti i casi sono uguali tra loro.

 

 

Quando l’aggressione verbale è ingiuria?

Vi è  ingiuria se:

  • vi è l’offesa all’onore o al decoro di una persona;
  • la persona offesa è presente al momento del fatto (per cui riceve l’offesa direttamente).

L’offesa può essere commessa personalmente o (anche) mediante comunicazione telegrafica o telefonica, con scritti e disegni diretti alla persona offesa e può consistere anche nell’attribuzione di un determinato fatto non veritiero.

 

 

Quando è punita solo civilmente?

Da un po’ di tempo ormai, l’ingiuria non è più reato.

Ciò significa che chi offende qualcuno verbalmente, con frasi ingiuriose ed offensive (che prima erano punite dal giudice di pace penale), oggi potrà essere citato in giudizio (civile) solo per ottenere il risarcimento del danno.

Chi commette l’ingiuria, sarà condannato a pagare (oltre al risarcimento del danno), una sanzione pecuniaria civile (che va da cento euro ad un massimo di 8.000 euro), irrogata dal giudice civile, e devoluta alla Cassa delle ammende [1].

Tale sanzione, a richiesta, potrà essere rateizzata; non è ammessa alcuna forma di copertura assicurativa ma l’obbligo (di pagare) non è trasmissibile agli eredi.

 

 

Quando l’aggressione verbale diventa reato?

L’aggressione verbale  diventa reato e viene punita con una condanna penale:

  • in caso di minaccia, consistente nella prospettazione ad altri di un male futuro ed ingiusto [2];
  • in caso di aggressioni, anche solo verbali, ripetute e violente (dirette contro una persona di famiglia convivente o sottoposte alla sua cura e custodia) [3].

 

 

Cosa rischio?

Nel caso di minaccia, se vi sarà querela della persona offesa, l’aggressore potrà essere condannato ad una pena pecuniaria fino ad un massimo di euro 1.032,00.

Nel caso di maltrattamenti, caratterizzati (come detto prima) da comportamenti volgari, irriguardosi e umilianti (posti in essere nei confronti del coniuge o del convivente), l’aggressore potrà essere condannato ad una pena che va da uno a sei anni di reclusione.
La Cassazione ha, infatti, chiarito che costituisce maltrattamento qualsiasi condotta idonea ad incidere negativamente sulla vittima (persona offesa del reato), sia realizzata mediante percosse (violenza fisica), sia attraverso aggressioni verbali continue, quali  ingiurie o minacce (violenza morale e psicologica) [4].


[1] D.lgs. n. 7 del 15.1.2016.

[2] Art. 612 cod. pen.

[3] Art. 572 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 41011 del 20. 9.2011.

 


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