Alunno con dieta vegana o vegetariana: mensa a scuola
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10 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Alunno con dieta vegana o vegetariana: mensa a scuola

Con il consenso di entrambi i genitori la mensa può fornire al bambino vegano o vegetariano una dieta priva di carne.

 

Serve il consenso di entrambi i genitori, e non di uno solo, per impartire alla mensa scolastica il divieto di fornire al minore vegano o vegetariano una dieta con carne. Se non c’è l’accordo tra madre e padre, uno dei genitori può rivolgersi al tribunale che, in questo caso, nell’interesse del giovane dovrà preferire un regime alimentare completo di tutti i cibi, per come assicurato nelle scuole, cioè di fatto da quanto stabilito dai competenti ministeri per la generalità degli studenti. È quanto stabilito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

 

Il tema della dieta vegana o vegetariana nelle mense scolastiche è entrato prepotentemente di scena qualche mese quando, quando è stato reso noto il provvedimento del Tribunale di Monza che ha ritenuto possibile un’alimentazione senza carne anche nelle scuole, per i bambini piccoli. Del resto, pochi mesi prima il Tribunale di Torino aveva detto sì alla mensa con cibi precotti da casa: la scuola non può rifiutare di accogliere gli alunni che, non potendo sostenere i costi del servizio di refezione pubblico, si portano da casa il cestino con la merenda. E dunque, se i genitori sono artefici della dieta del proprio figlio, possono anche decidere che tipo di alimenti dispensargli. Ivi compresa l’esclusione della carne. Ma, posta la delicatezza della scelta, è necessario il consenso congiunto di mamma e papà.

Secondo il tribunale capitolino, un bambino non può essere vegano o vegetariano per scelta di un solo genitore. Costringere il figlio minore a un regime alimentare riduttivo per il pasto a scuola non è consentito. Per cui, in caso di contrasto tra i genitori, a decidere è il giudice tutelare e quest’ultimo dovrà escludere la dieta vegana o vegetariana, in favore di quella completa. La dieta, insomma, è una scelta di “straordinaria amministrazione” che va presa da entrambi i genitori. Se poi questi sono separati e l’affidamento è esclusivo, sarà solo il genitore affidatario a dover decidere.

 

La scelta del regime alimentare implica anche conseguenze sul profilo della salute e, di norma, la decisione del giudice potrebbe essere accompagnata dalla perizia di un consulente, volta a verificare le condizioni fisiche del minore al quale si vuol attribuire una dieta “limitata”. Nel caso di specie, dagli atti del processo risultavano certificazioni mediche che attestavano come il bambino fosse «da collocare al 15° percentile della curva gaussiana che registra la crescita, dato che indubbiamente, ed a prescindere dalle condizioni di buona salute e dall’assenza di qualunque condizione patologica, la pone nella fascia di minore accrescimento, considerate le pari di età».

 

Ciò posto, il Tribunale così ha deciso: «Il regime alimentare normalmente seguito nelle scuole è quello che prevede l’introduzione nella dieta di qualunque elemento senza restrizioni». Se così non fosse, si arriverebbe a dire che nelle mense scolastiche viene compromessa la salute di tutti i bambini che seguono un “normale” regime alimentare. Pertanto la regola – in assenza di consenso congiunto dei genitori – resta sempre quella di una dieta priva di restrizioni alimentari.


La sentenza

Per leggere la sentenza per esteso clicca qui

[1] Trib. Roma sent. del 9.10.2016.

 


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