Posso fare ricorso al giudice di pace senza avvocato?
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24 Nov 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Posso fare ricorso al giudice di pace senza avvocato?

Possiamo stare in giudizio personalmente. Per le cause di scarso valore non è obbligatorio l’avvocato. Ci si può far rappresentare da un amico.

 

Non di rado il cittadino può sentirsi vittima di un’ingiustizia. Una multa elevata illegittimamente, piuttosto che una pretesa di poco conto avanzata da un presunto creditore, possono essere soltanto alcune delle occasioni in grado di turbare l’ordinaria quotidianità.

Ebbene, tanto il comune o la polizia stradale che chiedono il pagamento della multa, quanto il creditore che pretende il pagamento di una piccola somma citandovi in giudizio, per essere adeguatamente contrastati, richiedono un’attività formale da compiersi dinanzi al Giudice di Pace.

Solitamente, per ovviare e superare le descritte problematiche, ci si rivolge all’avvocato di fiducia: sarà lui, quindi, ad affrontare il caso, provvedendo a risolverlo mediante le proprie conoscenze e la propria competenza.

Ma visti i costi dell’assistenza legale, se la multa elevata dalla polizia municipale non è di grande valore (ad esempio, quella presa per divieto di sosta), vale la pena affrontare i costi dell’avvocato? È opportuno, quindi, spendere altri soldi per contrastare una pretesa illegittima quanto di poco conto? In questi casi, può il cittadino vedersela da solo?

 

 

Posso fare ricorso senza l’avvocato?

La risposta non può che essere positiva. In base alla legge vigente, ed in particolare due articoli del codice di procedura civile [1] [2], il cittadino può stare in giudizio personalmente, davanti al Giudice di pace, per le cause di valore inferiore a 1100,00 euro.

Egli, pertanto, può preparare il ricorso, può depositarlo presso l’ufficio competente e una volta avvisato e convocato, può discuterlo personalmente dinanzi al Giudice di Pace.

 

 

Posso fare ricorso facendomi rappresentare da un amico?

In base agli articoli di legge riportati in nota, è possibile fare e discutere il ricorso, facendosi rappresentare da un soggetto non necessariamente qualificato o professionalmente abilitato, quale può essere invece un avvocato.

In buona sostanza, il cittadino non solo può fare ricorso personalmente, ma può anche farsi rappresentare da un’altra persona (un parente, un amico, ecc). Questo, ad esempio, può tornare utile se avete in famiglia un avvocato non più abilitato ad esercitare (ad esempio, in pensione) oppure se avete un amico, con qualche competenza in più in materia (ad esempio, un commercialista).

Trattasi, evidentemente, di un’eccezione alla regola della rappresentanza processuale qualificata, che trova la sua ragione di esistere nella possibilità, per il cittadino, di stare in giudizio personalmente o, come nel caso di specie, per il tramite di un suo delegato, per le cause di scarso valore.

Questa possibilità riconosciuta dalla legge, attualmente in vigore, ha trovato, però nella prassi, scarsa applicazione, poiché le parti, ove ciò sia possibile, preferiscono farsi assistere da un legale qualificato oppure, come nell’ipotesi dei ricorsi contro le sanzioni amministrative, stanno in giudizio personalmente.

Nonostante ciò, dare incarico ad un amico piuttosto che ad un parente è assolutamente possibile in virtù della norma in esame. Questa conclusione è confermata anche dalla Suprema Corte di Cassazione [3], la quale precisa ed aggiunge che in questi casi, la sottoscrizione della parte al mandato conferito al rappresentante non qualificato, non deve essere neanche autenticata [4].


[1] Art. 82 cod. proc. civ.

[2] Art. 317 cod. proc. civ.

[3] Cass Civ. Sent. n. 5235/2000.

[4] Cass Civ. Sent. n. 8339/2005.

 


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