Casa intestata ai figli: provvigione dell’agente immobiliare
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10 Nov 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Casa intestata ai figli: provvigione dell’agente immobiliare

Quando deve essere pagata la provvigione al mediatore o agente immobiliare: i chiarimenti della giurisprudenza.

 

L’agente immobiliare ha diritto alla provvigione anche se l’appartamento acquistato grazie alla sua attività di mediazione viene poi intestato ad un soggetto diverso dalle parti originarie, per esempio il figlio dell’acquirente.

 

È quanto precisato da una recente sentenza della Corte d’Appello di Lecce [1].

 

I giudici ricordano che il diritto del mediatore alla provvigione sorge quando la conclusione dell’affare sia in rapporto causale con l’opera dallo stesso svolta, senza che sia necessario il suo intervento in tutte le fasi delle trattative, fino all’accordo definitivo.

 

Di conseguenza, anche la semplice attività di reperimento e indicazione dell’altro contraente o di segnalazione dell’affare, legittima il diritto alla provvigione, sempre che la descritta attività costituisca il risultato utile di una ricerca fatta dal mediatore e poi valorizzata dalle parti.

 

Poichè il diritto alla provvigione dipende dall’efficienza causale, esclusiva o concorrente dell’attività del mediatore, la provvigione è comunque dovuta anche se:

  • le condizioni finali dell’accordo non sono identiche a quelle della trattativa;
  • l’acquisto dell’immobile viene fatto a nome di un soggetto diverso dalle parti che hanno trattato con il mediatore (per esempio a nome del figlio e non dei genitori): si tratta, infatti, di una scelta effettuata dalla parte acquirente, in base alle proprie convenienze soggettive, che a sua volta non interrompe il rapporto di causalità fra l’intervento del mediatore e la conclusione dell’affare.

 

Riguardo a quest’ultimo aspetto, la sentenza in esame ha sottolineato che il diritto del mediatore alla provvigione deve essere riconosciuto in relazione alla conclusione dell’affare e non già in relazione alla conclusione del relativo negozio giuridico tra le stesse parti. Dunque, il mediatore ha diritto alla provvigione anche se le parti dell’affare sostituiscano altri a se stesse nella stipulazione del contratto.

 

La giurisprudenza di legittimità [2] è concorde nel ritenere che il diritto del mediatore al compenso vada ricollegato all’utilità dell’opera da lui svolta nel favorire la conclusione dell’affare, non già alle forme giuridiche di conclusione dell’affare stesso, né alla circostanza che la formalizzazione finale coincida in tutto e per tutto con quanto previsto nella fase delle trattative.

 

In altri termini, la realizzazione del risultato economico perseguito dalle parti prevale su ogni altra considerazione, qualora il suddetto risultato sia stato raggiunto per effetto dell’intervento del mediatore. Non rilevano le modalità formali con cui l’affare si realizza e la circostanza che le parti originarie sostituiscano altri a sé nell’intestazione giuridica del bene.

 


[1] C. App. Lecce sent. n. 688/2016.

[2] Cass. sent. n. 25851/2014, Cass. ord. n. 4758/2012.

 


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