Quali vetture si possono immatricolare come autocarro?
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12 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Quali vetture si possono immatricolare come autocarro?

Ci sono delle caratteristiche tecniche da rispettare per omologare un veicolo da trasporto di persone a trasporto di merci e godere così dei vantaggi fiscali.

 

Apparentemente potrebbero non esserci delle grosse differenze. Ma, nella sostanza, una cosa è un’autovettura e un’altra ben diversa è l’autocarro. Se l’occhio fatica a distinguere questi due mezzi, lo fa volentieri il portafoglio: l’autocarro comporta dei vantaggi fiscali non indifferenti per un’azienda o per un piccolo imprenditore. Cerchiamo di capire, allora, quali vetture si possono immatricolare come autocarro.

Prima di entrare nel merito, ricorriamo al burocratese e vediamo come definisce entrambi i mezzi il codice della strada [1]. Per autovettura deve intendersi «il veicolo destinato al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente». Quindi, trasporto di persone e basta (d’accordo, ci stanno anche le valige delle vacanza o le buste della spesa). Questo veicolo viene classificato di norma nella categoria M1. Per il codice, invece, l’autocarro è «il veicolo destinato al trasporto di cose e delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse». Si tratta, dunque, del veicolo che usa l’artigiano per trasportare la propria attrezzatura o il piccolo imprenditore che carica e scarica i suoi bancali di merce. Non del veicoloi da utilizzare per portare i bambini a scuola, per fare il week end al mare o per andare al supermercato. Questo tipo di autocarro a cui facciamo riferimento (quello più simile a un’autovettura, non un camioncino o un furgone), di massa non superiore a 3,5 tonnellate, viene di norma classificato nella categoria N1.

Questa distinzione è importante non solo perché la vettura immatricolata come autocarro darà diritto al suo proprietario a dei vantaggi fiscali ma anche perché, come si è visto, cambia tra l’una e l’altro la destinazione d’uso, che verrà riportata sul libretto di circolazione per eventuali controlli su strada. E, come vedremo più avanti, non conviene fare troppo i furbi: il risparmio fiscale potrebbe venire annullato da una multa salata.

 

 

Quali sono le vetture che si possono immatricolare come autocarro

Il legislatore ha posto una serie di “paletti” per identificare un autocarro e, quindi, per distinguerlo da un’autovettura. Il primo, riguarda il rapporto fra potenza e portata: la vettura, per poter essere immatricolata come autocarro, deve avere quel rapporto uguale o superiore ai 180 kw.

Ci devono essere, inoltre, delle caratteristiche tecniche ben precise. Ad esempio, il vano destinato al carico deve essere separato dal posto di guida e da quello dei passeggeri (ricordando che, quando si parla di autocarro, i passeggeri devono essere strettamente legati all’uso o al carico/scarico della merce). La soluzione più comune negli autocarri simili alle vetture è quella di applicare un divisorio alle spalle dei passeggeri, spesso una grata o una griglia, per evitare che, durante il trasporto, la merce possa invadere il posto di guida creando un pericolo per il conducente e per la circolazione.

 

 

Posso omologare la mia vettura come autocarro?

Certo. Purché all’auto vengano apportate alcune modifiche, come quella della separazione tra il vano merce ed il posto di guida e la destinazione d’uso del veicolo sul libretto di circolazione.

Attenzione, però. Perché su questo punto l’Agenzia delle Entrate dice la sua, visto che sugli autocarri ci sono dei vantaggi fiscali.

Giusto per evitare che qualcuno faccia il furbo e voglia immatricolare la vettura come autocarro per poi usarlo come vettura, l’Agenzia ha stabilito [2] che non vengono considerati autocarri i veicoli a cui mancano uno solo di questi tre elementi:

  • immatricolazione o reimmatricolazione (nel casi di omologazione) come N1;
  • carrozzeria F0 (effe zero, non Forlì);
  • quattro o più posti.

Se ci sono tutti questi tre elementi, l’autovettura non potrà più essere immatricolata come autocarro.

Ma non è finita. All’Agenzia delle Entrate, si sa, a volte purtroppo e a volte per fortuna, sono esperti in matematica. E così il provvedimento per stabilire se una vettura è da considerare un autocarro e che, quindi, il suo proprietario possa beneficiare dei relativi vantaggi fiscali, ci vuole una formula. Questa formula: Pt (kW) / (Mc – T (t) ) ≥ 180. Tradotto per chi, come chi scrive, soffre di un certo herpes per le formule matematiche: Potenza del motore espressa in kilowatt, diviso per il risultato tra massa complessiva meno tara espressa in tonnellate, deve essere superiore a 180. Se il risultato dell’equazione è già solo 181, il veicolo sarà da considerare autovettura e non autocarro. Perché? Perché è così. L’equazione non l’ho inventata io.

Chi spaccia un autocarro, godendo dei benefici fiscali (detrazioni e deduzioni, Iva e quant’altro), per una vettura sappia che va incontro a dover restituire le tasse risparmiate e a pagare una sanzione da quasi 400 euro a circa 1550 euro e la sospensione della patente da uno a sei mesi per trasportare persone al posto di merci. Quasi mai sono la stessa cosa.


[1] Art. 54 cod. str.

[2] Provv. Agenzia delle Entrate del 6 dicembre 2006.

 


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