Lasciare un succhiotto sul collo è reato
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10 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Lasciare un succhiotto sul collo è reato

È violenza sessuale lasciare un succhiotto sul collo della donna come visibile marchio di possesso.

 

Se lasci un succhiotto sul collo a una donna solo per far sapere a tutti che è «tua» commetti il reato di violenza sessuale. È questo l’ineludibile verdetto della Cassazione pronunciato poche ore fa. Addio fard e fondo tinta per nascondere i segni della passione: a far scattare il reato di violenza sessuale, secondo i giudici supremi, non sono solo i palpeggiamenti, le «mani morte» nelle zone erogene e i baci strappati con la forza. Anche il morso d’amore esprime una carica erotica. Anzi, per di più è un atto che, se non voluto dal soggetto passivo, può esprimere lo scopo di umiliarlo consapevolmente davanti agli altri, costringendolo a mostrare a tutti il segno di un amore segreto.

Dunque, il succhiotto non richiesto, solo per «marcare il territorio», esprime un segno di possesso incompatibile con la libertà sessuale delle persone. Ecco perché si tratta di reato.

 

Ovviamente il discorso vale in entrambi i sensi e quindi, anche per la donna. Un “succhiotto” lasciato come marchio tangibile del possesso dell’amante sull’uomo può configurare il reato di violenza sessuale. Si rischiano addirittura sei anni e due mesi di carcere per un segno sul collo non voluto e anzi interdetto espressamente, ma procurato ugualmente con l’intenzione ben precisa di “marchiare” il proprio partner (occasionale o meno che sia), in modo da far capire agli altri pretendenti – o anche al coniuge tradito – “a chi appartiene”.

 

Nel caso di specie, l’imputato era un uomo che aveva lasciato il succhiotto sul collo di una donna con la quale stava consumando un abbraccio particolarmente passionale. L’amante, a propria discolpa, si era appellato al fatto che il «morso d’amore» non aveva riguardato zone erogene e non poteva essere interpretato come un atto di natura sessuale. Non di questo avviso è stata, evidentemente, la Cassazione secondo cui anche il succhiotto «deve poter essere definito sessuale sul piano obiettivo, senza attingere alle intenzioni dell’agente».

Viene quindi eslcusa l’interpretazione secondo la quale l’atto sessuale vada circoscritto ai soli «toccamenti delle zone (immediatamente) erogene del corpo, con esclusione di tutte le altre».

 

Il succhiotto sul collo, al contrario del bacio, non comporta un «mero toccamento delle labbra» ma esige un’attività «prolungata» sul corpo stesso proprio per la sua durata e intensità; proprio per questo «esprime esattamente quella carica erotica che il concedersi con piacere alla bocca altrui comporta; una carica pienamente colta dall’imputato che ne fa strumento di una riaffermata (e malintesa) signoria sulla donna con un simbolo (il livido lasciato sul collo) che vuoi significare un’intimità sessuale esattamente percepibile e percepita come tale dai consociati senza necessità di ulteriori specificazioni».

 

Attenti aspiranti vampiri: domani tutto ciò che potreste addentare saranno solo le sbarre del carcere.


[1] Cass. sent. n. 47265/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
11 Nov 2016 io ulisse

Secondo la mia “intuizione morale” (vedi George Edward Moore), questa sentenza, al di là delle argomentazioni addotte in punta di diritto, contiene in sé lo stigma della volgarmente detta “sega mentale”. Questo è quanto.