Se apro lo sportello dell’auto e cade un passante che rischio?
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10 Nov 2016
 
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Se apro lo sportello dell’auto e cade un passante che rischio?

Incidente per apertura dello sportello dell’auto: se urto a un’altra auto o a un pedone, quali sanzioni e chi paga?

 

Tutti i danni connessi alla circolazione dell’auto sono pagati dall’assicurazione, ma che succede se l’auto è parcheggiata e, all’atto di scendere dall’abitacolo, apriamo lo sportello e facciamo cadere un pedone? Chi paga il risarcimento e, soprattutto, cosa rischia il conducente dell’auto?

 

Abbiamo, in un precedente articolo, spiegato cosa succede se, aprendo lo sportello della macchina, urtiamo un’altra auto che sopraggiunge da dietro e di cui non ci eravamo accorti per non aver guardato con attenzione (leggi Apertura sportello, meglio guardare dietro). In questo caso, però, ci occupiamo del caso in cui l’incidente per l’apertura disattenta dello sportello fa cadere un passante, un pedone o magari anche un ciclista, come nel caso deciso dalla Cassazione ieri [1].

 

Innanzitutto parliamo di responsabilità. Di chi è la colpa? La legge stabilisce una presunzione di responsabilità sempre a carico di chi apre lo sportello dell’auto, salvo che riesca a dimostrare – cosa tutt’altro facile – che a non avvedersi del pericolo sia il pedone. In assenza di questa dimostrazione, la responsabilità è, in automatico, dell’automobilista. Da cui la regola: chi apre lo sportello dell’auto deve sempre guardare dietro e accertarsi che non provengano auto, pedoni, ciclisti o automobilisti. Se lo fa e si assicura che non vi sono pericoli, ben può aprire la portiera: in tal caso, se ciononostante qualcuno cade è colpa di quest’ultimo, posto l’esatto adempimento del dovere di prudenza da parte dell’automobilista.

 

Ma chi paga i danni? Sicuramente l’assicurazione (o se l’automobilista non è assicurato, il Fondo di Garanzia Vittime della Strada). Non importa che l’auto fosse ferma. Secondo la Cassazione, nel concetto di circolazione – evento coperto dalla polizza rc-auto – devono rientrare anche tutte le manovre conseguenti a un normale uso dell’auto, ivi compresa quindi la fase di parcheggio e di uscita dall’abitacolo del mezzo.

 

Diversamente vanno le cose, invece, dal punto di vista penale. Se il passante o il ciclista cadono e riportano lesioni gravi o, addirittura, perdono la vita, l’automobilista distratto subirà un processo penale dalle cui sole conseguenze patrimoniali l’assicurazione potrà tenerlo indenne; mentre, per tutte le altre implicazioni – vedi, fedina penale – non ci saranno vie d’uscita alla sentenza di condanna. Se, dunque, il giudice ritiene l’automobilista colpevole per avere tenuto una condotta imprudente nell’aprire lo sportello dell’auto senza aver controllato chi passava, lo può condannare penalmente e al conseguente risarcimento del danno (pagato dall’assicurazione entro però il massimale).

 

Nel caso di specie, un automobilista non si avvedeva dell’arrivo di una anziana signora in bici e apriva all’improvviso la portiera della sua vettura. La donna finiva a terra, riportando lesioni gravissime. Ricoverata in ospedale, moriva cinquanta giorni dopo. Inevitabile per l’uomo la condanna per omicidio colposo. Acclarato anche per i giudici che l’automobilista aveva «aperto lo sportello della propria vettura mentre sopraggiungeva la bicicletta», e così facendo aveva «tenuto una condotta imprudente, interferendo con il percorso della bicicletta».


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 12 ottobre – 9 novembre 2016, n. 47094

Presidente Bianchi – Relatore Gianniti

Ritenuto in fatto

1.La Corte di appello di Firenze con la impugnata sentenza ha confermato la sentenza 24/10/2013 con la quale il Tribunale di Pistoia aveva condannato B.G. alla pena di un anno di reclusione, sostituita con due anni di libertà controllata, e alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un anno, in relazione al reato di omicidio colposo, commesso in data 21/5/2009 ai danni di I.B. ed aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale, per avere cagionato, mediante l’apertura improvvisa dello sportello della propria auto parcheggiata, la caduta dalla bicicletta della predetta I.B., (di 75 anni), con conseguenti lesioni personali alla medesima che ne cagionavano il decesso il successivo 10.7.2009.

2.Avverso la suddetta sentenza, tramite difensore di fiducia, propone ricorso l’imputato, deducendo violazione dell’art. 533 comma 1 c.p.p. nonché violazione degli artt. 589, 40 e 41 c.p..

2.1. Quanto alla pretesa violazione della regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio, secondo il ricorrente, non sarebbe stata in alcun modo provata la violazione della norma cautelare contestata. Il ricorrente osserva che la Corte

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[1] Cass. sent. n. 47094/16.

 


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Commenti
11 Nov 2016 Domenico Ferrero

Se urto “a un’altra auto” cosa rischio?
Secondo me, di fare qualche ripetizione di lingua italiana