Equo indennizzo: cos’è e come ottenerlo?
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14 Nov 2016
 
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Valentina Azzini
 


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Equo indennizzo: cos’è e come ottenerlo?

Quando lo svolgimento dell’attività lavorativa provoca un danno fisico o psichico, il dipendente pubblico ha diritto al pagamento di una somma di denaro.

 

L’equo indennizzo è un istituto previsto a favore degli impiegati dello Stato [1] quando sia riconosciuta un’infermità dipendente da causa di servizio, quindi derivante dal lavoro svolto.

In tal caso l’impiegato ha diritto, oltre ai normali assegni ed indennità, anche a un equo indennizzo per la perdita dell’integrità fisica eventualmente subita, costituito dal pagamento in soluzione unica di una somma di denaro.

La misura dell’indennizzo è collegata alla retribuzione del lavoratore al momento della presentazione della domanda e alla gravità dell’infermità subita.

 

Presupposto dell’indennizzo è dunque, non l’infermità in sé, ma la perdita dell’integrità fisica, cioè un danno permanente psichico o fisico del dipendente.

Beneficiari dell’equo indennizzo sono i dipendenti statali, compresi il personale militare di carriera, i militari in servizio di leva o i richiamati nelle Forze armate e nei Corpi di polizia, il personale del parastato, il personale degli Enti locali e quello delle Unità sanitarie locali.

 

L’equo indennizzo può applicarsi anche al personale militare di carriera cessato dal servizio prima del gennaio 1970, quando risulta che le infermità manifestatesi prima di tale data, si sono stabilizzate o aggravate in seguito, a condizione che la domanda sia stata proposta entro i 5 anni da tali eventi [2].

Analogo diritto è altresì previsto per il personale di leva, per le infermità ascritte a categoria in epoca anteriore al 1 gennaio 1979 e che poi si aggravano provocando una variazione della categoria d’iscrizione.

 

La domanda per ottenere l’equo indennizzo può essere successiva o contestuale alla domanda di causa di servizio, oppure può essere prodotta nel corso del procedimento di riconoscimento, entro il termine di dieci giorni dalla ricezione della comunicazione della trasmissione degli atti al Comitato di verifica per le cause di servizio; in quest’ultimo caso il procedimento si estende anche alla definizione della richiesta d’equo indennizzo.

 

La richiesta d’equo indennizzo deve riguardare la morte o una menomazione dell’integrità fisica o psichica o sensoriale, che rientri in una delle categorie di cui alla tabella A o alla tabella B annesse al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834 e sue successive modificazioni.

In ogni caso, la domanda deve essere presentata non oltre il termine di 6 mesi dalla data di notifica o comunicazione del provvedimento di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità o lesione.

Il termine di sei mesi decorre dal giorno in cui il dipendente ha avuto la possibilità di ricollegare con certezza l’infermità alla prestazione di servizio [3].

 

La domanda può essere presentata anche dagli eredi del dipendente pubblico e del pensionato, entro 6 mesi dal decesso purché il decesso sia giudicato dipendente in tutto o in parte da causa di servizio. In tale caso l’ammontare dell’indennizzo è determinato nella misura massima prevista per le menomazioni ascrivibili alla prima categoria.

 

Il provvedimento di rigetto della domanda è comunicato all’interessato, che potrà proporre ricorso al Tar entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione del rigetto, o dalla sua conoscenza.

In alternativa è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento. L’equo indennizzo ha natura di risarcimento dunque si distingue dai redditi da lavoro dipendente ed assimilati e non è assoggettato all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).

 

Nel caso in cui, dopo la liquidazione dell’equo indennizzo vi sia un aggravamento delle condizioni di salute, entro 5 anni dalla data di comunicazione del provvedimento, il dipendente può, per una sola volta, chiedere all’Amministrazione la revisione dell’equo indennizzo.


[1] Art. 68, DPR n. 3/1957.

[2] Cons. di Stato, Sez. VI, n. 394/1993.

[3] TAR Campania, Sez. I, n.11830/2010; Cons.di Stato, Sez. VI, n. 3511/2006.

 


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Commenti
15 Nov 2016 Giovanni Marcante

Causa di servizio, pensione privilegiata ed equo indennizzo sono stati abrogati dall’art. 6 del d.l. n. 201/20 Il, convertito in l. n. 214/2011, rimanendo in vigore esclusivamente per il personale del comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico. Non mi sembra sia indicato chiaramente nell’articolo

 
Valentina Azzini
16 Nov 2016 Valentina Azzini

Per il personale appartenente alle Forze Armate (e cioè Esercito, Marina e Aeronautica), all’Arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) e militare (Guardia di finanza), al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e soccorso pubblico, il riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione di privilegio continuano ad essere disciplinati dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore del decreto legge n. 201/2011, quindi dal 6 dicembre 2011.
La normativa precedente continua comunque ad applicarsi anche ai procedimenti di riconoscimento dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata già avviati alla data del 6 dicembre 2011 e nei casi in cui non siano ancora scaduti i termini per la presentazione della domanda di equo indennizzo, come indicati nell’articolo in commento.