Ape sociale e pensione anticipata quota 41, non per tutti
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12 Nov 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape sociale e pensione anticipata quota 41, non per tutti

Requisiti severi e risorse limitate per l’accesso all’anticipo pensionistico e alla pensione anticipata con 41 anni di contributi.

 

L’Ape agevolata e la pensione anticipata quota 41 non saranno per tutti coloro che possiedono i requisiti, ma potranno essere ottenute sino ad esaurimento delle risorse stanziate. È quanto emerge dalla nuova Legge di bilancio 2017, che stabilisce un ammontare massimo preciso, per ogni anno, di risorse spendibili per i due benefici.

In particolare, per quanto riguarda l’Ape sociale, saranno stanziati 300 milioni di euro per l’anno 2017, 609 milioni di euro per l’anno 2018, 647 milioni di euro per l’anno anno 2019, 462 milioni di euro per l’anno 2020, 280 milioni di euro per l’anno 2021, 83 milioni di euro per l’anno 2022 e 8 milioni di euro per l’anno 2023.

Le risorse stanziate per il beneficio della pensione con 41 anni di contributi saranno più limitate, pari a 360 milioni di euro per l’anno 2017, 550 milioni di euro per l’anno 2018, 570 milioni di euro per l’anno 2019, 590 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020.

Dunque, pensione anticipata senza penalizzazioni soltanto per chi rientrerà nei limiti: per gli altri, la pensione sarà posticipata secondo le risorse disponibili.

Ma facciamo un salto indietro e vediamo in che cosa consistono i due benefici e chi potrà avere la priorità.

 

 

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata quota 41 consiste nella possibilità di pensionarsi con il possesso di soli 41 anni di contributi (anziché con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini  e 41 anni e 10 mesi per le donne, come previsto per la pensione anticipata ordinaria), senza alcuna penalizzazione sull’assegno.

Possono beneficiare della pensione con 41 anni di contributi soltanto i cosiddetti lavoratori precoci. È considerato lavoratore precoce chi possiede almeno 12 mesi di contributi da lavoro effettivi accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Tuttavia, per potersi pensionare con 41 anni di contributi non basta essere lavoratori precoci, ma bisogna possedere degli ulteriori requisiti:

  • stato di disoccupazione (se non percepiscono l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi) a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per:
    • licenziamento, anche collettivo;
    • dimissioni per giusta causa;
    • risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • assistenza, da almeno 6 mesi al momento della domanda di pensione, del coniuge o di un parente di primo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104 [1] (vedi tutte le agevolazioni spettanti ai beneficiari della Legge 104);
  • riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • svolgimento, al momento del pensionamento, da almeno sei anni in via continuativa di lavori usuranti [1], oppure di attività lavorative particolarmente difficoltose e rischiose:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

 

 

Ape sociale

L’Ape agevolata, o Ape sociale, consiste in una prestazione che anticipa la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi: in pratica, con l’Ape sociale si può uscire dal lavoro a 63 anni di età. L’Ape sociale sarà riservata solo ad alcune categorie di lavoratori, gli stessi aventi diritto alla pensione quota 41, ma senza la necessità del possesso del requisito del lavoro precoce:

  • disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile, con almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi (come già elencati nel precedente paragrafo).

I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 euro annui. L’Ape sociale non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili.

 

 

Ape e pensione anticipata, chi ha la priorità?

Posto che, oltre a dover rispettare i requisiti stabiliti dalla Legge di bilancio, gli aventi diritto a uno dei due benefici dovranno rientrare nel limite delle risorse stanziate, ci si chiede chi avrà la priorità.

In base al testo provvisorio della Legge di stabilità, la priorità sarà attribuita, in primo luogo, con criteri che dipenderanno dalla cessazione dell’attività lavorativa e, in seconda istanza, dall’ordine cronologico di invio delle domande di pensione-beneficio. I criteri saranno comunque precisati con puntualità da un Dpcm ( decreto del presidente del Consiglio dei Ministri). Entro il 31 dicembre 2018 il Governo dovrà verificare i risultati dei due benefici, che sono, attualmente, sperimentali, per decidere se proseguire o meno nella loro concessione.


 


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