Cosa fare se l’anziano non vuole la badante?
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13 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Cosa fare se l’anziano non vuole la badante?

Abbandonare un anziano che non vuole l’assistenza in casa è reato punibile con sanzioni e reclusione. Esistono delle alternative, non sempre convenienti.

 

Verrebbe in mente il valzer di Orietta Berti: “Mamma non vuole, papà nemmeno. Come faremo?” Un’icona di nostalgica tenerezza pensando al momento, assai complicato, in cui l’anziano non si rende conto di avere bisogno di un bastone umano a cui appoggiarsi per camminare nel tratto finale della sua vita. E la moglie, a cui mancano le forze fisiche, deve accettare (compito non semplice) che ha bisogno di qualcuno per sorreggere l’amore della sua vita. C’è l’orgoglio dell’anziano, il rifiuto mentale di pensare che le forze sono venute meno, che si ha bisogno di qualcuno, dopo una vita ad avere retto sulle spalle il peso delle responsabilità di una famiglia a carico. C’è l’orgoglio della moglie, che vorrebbe dimostrare a se stessa di essere in grado a badare al marito. C’è l’orgoglio dei parenti, che non vorrebbero lasciarlo in una casa di riposo staccandosi da lui, staccandolo da loro. C’è anche la via di mezzo, se l’anziano ha bisogno di aiuto ma vuole restare a casa e la famiglia pure, ma non può badare a lui al 100% per motivi oggettivi: il lavoro, i bambini. La via di mezzo è prendere una persona che lo assista quando serve ed in quello che serve. Una badante, insomma.

Chiunque abbia avuto (o abbia adesso) una situazione del genere a casa si sarà posto queste domande: come fa un anziano ad accettare, ad un certo punto, una badante? E cosa fare se l’anziano non vuole la badante? E se nemmeno la moglie vuole un aiuto, per quella questione di orgoglio? “Mamma non vuole, papà nemmeno. Come faremo?”

 

 

Se l’anziano rifiuta la badante, cosa fare?

Esistono solo due vie da imboccare se l’anziano rifiuta la badante. Una, quella del cuore. L’altra, quella della ragione. Premesso che una non esclude mai l’altra. La prima prevale sempre, anche se si imbocca la seconda quando si rende necessaria.

La via del cuore non procede sempre in linea retta: percorrendo quella strada, si arriva, ad un certo punto, ad una rotonda che propone delle alternative al rifiuto della badante da parte dell’anziano. Bisogna essere consapevoli che, qualunque scelta venga fatta, ci sono dei vincoli legali.

Prima uscita dalla rotonda: un membro della famiglia decide di lasciare il lavoro e di appoggiarsi alla legge 104, se le condizioni dell’anziano che ha rifiutato la badante lo consentono, per assisterlo a casa. In questo caso, i vincoli sono, appunto, le condizioni della persona malata: non deve essere più autosufficiente, deve avere bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Inoltre, se l’anziano rifiuta la badante e vuole al posto suo, ad esempio, uno dei figli, deve anche sapere che chi avrà deciso di usufruire della 104 potrà farlo per un massimo di 2 anni nell’arco di tutta la sua vita lavorativa. Dopodiché, il figlio o la figlia dovranno rientrare al lavoro. Tutti si saranno augurati che l’anziano campi ancora. Al termine dei 2 anni resterà di nuovo da solo.

Seconda uscita dalla rotonda: uno dei suoi parenti rinuncerà per sempre al lavoro per restare accanto all’anziano che ha rifiutato la badante. Lo farà per l’enorme bene che vuole al genitore/suocero/nonno, ma sa che rientrare un domani nel mondo del lavoro sarà un problema. D’altra parte – e qui c’è un altro vincolo legale – far finta di niente, cioè continuare a lavorare come se a casa il problema non esistesse potrebbe essere penalmente punibile: si potrebbe incorrere nel reato di abbandono di incapace [1]. Un anziano in difficoltà, infatti, per quanto sia completamente o apparentemente lucido, è ritenuto incapace se non è autosufficiente. Abbandonarlo a se stesso, anche se ha rifiutato una badante, è, quindi, oltre che una questione morale una questione penale.

La via della ragione, a differenza di quella del cuore, si presenta più dritta. Prevede alla partenza la firma dell’anziano che rifiuta la badante (purché sia in grado di intendere e di volere) di una dichiarazione di responsabilità su cui risulti a chiare lettere che «si impedisce al figlio o ai figli di assumere badanti per i genitori ammalati e/o in difficoltà». Questo documento servirà ai parenti a tutelarsi giuridicamente da future denunce da parte di chicchessia (medici, Asl, forze dell’ordine, assistenti sociali ecc.).

 

 

Che cosa rischia chi non si occupa di un anziano malato?

Se l’anziano rifiuta la badante, i figli che mollano il colpo rischiano una condanna da sei mesi a cinque anni di reclusione. La pena passa da uno a sei anni di carcere se la non curanza porta a lesioni personali dell’anziano e da tre a otto anni se ne consegue la morte. Le pene aumentano se chi dovrebbe aver cura della persona non autosufficiente è il coniuge capace di intendere, volere e accudire o figlio legittimo, adottato o tutore.

Bisognerebbe sempre convincere il coniuge che sta bene ad accettare l’idea di avere una badante in casa, qualora i figli non se ne potessero occupare. Insomma, di pensare al bene di chi ha bisogno sostituendo quel valzer della Berti con il tour dei cantautori Fabri-Silvestri-Gazzé, che sostenevano: «In tre è molto meglio».


[1] Art. 591 cod. pen.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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