La reiterazione dell’illecito nella depenalizzazione del D.lgs 8/2016
Professionisti
11 Nov 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La reiterazione dell’illecito nella depenalizzazione del D.lgs 8/2016

Con la depenalizzazione di numerosi reati ex decreto legislativo n. 8/20163 trasformati in illeciti amministrativi si pone il problema della recidiva ossia della reiterazione dell’illecito amministrativo.

 

Secondo l’art. 5 D.Lgs. 8/2016, “quando i reati trasformati in illeciti amministrativi ai sensi del presente decreto prevedono ipotesi aggravate fondate sulla recidiva ed escluse dalla depenalizzazione, per recidiva è da intendersi la reiterazione dell’illecito depenalizzato”.

L’art. 5 disciplina le ipotesi in cui la fattispecie aggravata — punita con pena detentiva — sia fondata sulla reiterazione dell’illecito depenalizzato. In assenza di tale disposizione la fattispecie aggravata sarebbe stata cancellata, in quanto sarebbe venuto meno il suo elemento costitutivo rappresentato dalla recidiva, non essendo possibile riferire tale istituto giuridico a un illecito amministrativo. Si è dunque disposto che in tali ipotesi la recidiva vada intesa con riferimento alla reiterazione dell’illecito depenalizzato.

 

Nel passato, in materia di contrabbando, la Cassazione (n. 7582/1994, Cola) ha affermato che “devono ritenersi depenalizzati i delitti di contrabbando puniti con la sola multa, nonostante sia per essi prevista, nelle ipotesi aggravate (art. 295 D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43), anche la pena detentiva; né osta alla (subentrata) previsione del fatto come illecito amministrativo la circostanza che sia stata eventualmente contestata all’imputato la speciale recidiva di cui all’art. 296 del suddetto D.P.R., che aggrava la sanzione con la previsione della reclusione congiunta alla multa, in quanto, attesa la generale depenalizzazione dei delitti predetti, tale recidiva non è più configurabile, né nell’ipotesi di recidiva semplice (comma primo) né in quella di recidiva reiterata (comma secondo), entrambe collegate alla commissione “di un altro delitto di contrabbando per il quale la legge stabilisce la sola multa”, vale a dire ad un fatto che ora non è più previsto come reato”.

 

A titolo esemplificativo, l’art. 5 è destinato a operare con riguardo:

  • all’art. 116, co. 15, Cod. Strada, che punisce con la sola pena pecuniaria la condotta di guida senza patente (depenalizzata in forza dell’art. 1 del decreto) e che prevede, al secondo periodo, la pena dell’arresto fino a un anno nel caso di recidiva nel biennio;
  • all’art. 296 D.P.R. 43/1973 (recidiva nel contrabbando), in base al quale “colui, che dopo essere stato condannato per delitto di contrabbando preveduto dal presente testo unico o da altra legge fiscale, commette un altro delitto di contrabbando per il quale la legge stabilisce la sola multa, è punito, oltre che con la pena della multa, con la reclusione fino a un anno”.

 

Il termine “recidiva” menzionato nell’art. 5 è dunque da intendersi in senso improprio.

Una rapida ricognizione in ambiti extrapenalistici consente, peraltro, di evidenziare che la perseveranza nell’illecito non mantiene sempre la stessa denominazione, adoperandosi talvolta il lemma “recidiva”, talora invece l’espressione “reiterazione”, in modo da abbinare quest’ultima all’illecito amministrativo e quella di “recidiva” esclusivamente al reato.

 

Ulteriori quesiti si prospettano con riferimento alla portata concettuale e all’ambito applicativo della recidiva.

In merito al primo profilo ci si domanda se, al fine di accertare, in concreto, la situazione di ripetizione della violazione amministrativa che integra la fattispecie di reato, debba farsi riferimento — considerato l’utilizzo del termine “reiterazione” e il rimando generale alle disposizioni delle sezioni I e II del capo I L. 689/1981 operato dall’art. 6 D.Lgs. 8/2016 ai fini dell’applicazione delle nuove sanzioni amministrative in esso previste — all’art. 8bis L. 689/1981, che disciplina la “reiterazionedegli illeciti amministrativi.

 

Secondo l’art. 8bis si ha reiterazione quando, in capo allo stesso soggetto, vengono accertate con provvedimento esecutivo più sanzioni amministrative della stessa indole nell’arco del medesimo quinquennio, anche se accertate con un unico provvedimento esecutivo.

Il comma 2 dell’art. 8bis precisa che sono della stessa indole “le violazioni della medesima disposizione e quelle di disposizioni diverse che, per la natura dei fatti che le costituiscono o per le modalità della condotta, presentano una sostanziale omogeneità o caratteri fondamentali comuni”.

Pertanto, per aversi reiterazione gli illeciti amministrativi devono riguardare la stessa materia e le condotte devono essere in qualche modo connessi.

 

La reiterazione è specifica se è violata più volte la medesima disposizione di legge (comma 3), implicando una maggiore gravità.

Sempre ai sensi dell’art. 8bis la reiterazione non opera se le violazioni successive alla prima sono commesse in tempi ravvicinati e sono riconducibili a una programmazione unitaria (comma 4).

Tale norma introduce una sorta di “mini-continuazione” nell’illecito amministrativo, istituto che di regola è proprio soltanto dell’ordinamento penale.

La norma, pur non estendendo al sistema sanzionatorio amministrativo l’istituto della continuazione, prevede che il medesimo disegno nella violazione delle leggi amministrative esclude l’applicabilità della reiterazione.

 

Sulla base di quanto esposto può concludersi, che ai fini dell’art. 5 D.Lgs. 8/2016, ricorre la “reiterazione dell’illecito” e, dunque, è contestabile dal p.m. l’autonoma fattispecie di reato, nel caso in cui venga commessa la stessa violazione (illecito amministrativo) accertata con provvedimento divenuto esecutivo.

 

Il “provvedimento divenuto esecutivo” è l’ordinanza ingiunzione (ex art. 18, ult. co., L. 689/1981) non sospesa nel giudizio di opposizione e non l’atto divenuto definitivo perché non impugnato o non più impugnabile. In ogni caso, l’eventuale successivo annullamento fa venir meno gli effetti dell’atto (e del reato) anche ai sensi dell’art. 8bis, ult. co., L. 689/1981. Il tema della verifica della legittimità dell’atto amministrativo da parte del giudice ai fini dell’accertamento del reato va risolto sulla base degli ordinari principi in materia.

 

La reiterazione deve ritenersi rilevante solo se sia avvenuta nel quinquennio (sempre che non sia previsto un termine diverso, come per l’art. 116, co. 15 secondo periodo, codice strada, che fa riferimento al biennio).

 

Alcuni reati depenalizzati sono di competenza del Giudice di Pace:

  1. a) numerosi reati inseriti nella depenalizzazione generalizzata (art.1), tenuto conto di alcune esclusioni (ad esempio i reati di cui al D.Lgs. 298/1998);
  2. b) il solo reato di cui all’art. 726 c.p. inserito nella depenalizzazione dei reati del codice penale;
  3. c) il reato di cui all’art. 15, comma 2, L. 1329/65 inserito nella depenalizzazione nominativa dei reati prevista dalle leggi speciali puniti anche con pena detentiva.

 

depenalizzazione-e-illeciti-civili

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti