Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone
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11 Nov 2016
 
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Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone

Rumori e schiamazzi: i presupposti del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone ex articolo 659 codice penale.

 

Nell’art. 659 c.p. (Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) l’interesse tutelato dall’art. 659 è la quiete pubblica (Cass. 28874/2013), quell’aspetto della pubblica tranquillità che implica l’assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati o, comunque, per un numero indeterminato di persone.

 

Un orientamento minoritario individua, quale oggetto giuridico dell’art. 659, anche la quiete privata, la cui tutela rientrerebbe nella più ampia tutela dell’ordine pubblico (Cass. 5-5-1987). Il comma 1 punisce chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici.

 

La fattispecie è a forma vincolata. Pertanto, non integrano la contravvenzione in esame gli abusi di mezzi di disturbo alla quiete pubblica che non agiscano sull’udito (ad esempio, produzione di fumi, di calore molesto, di vibrazioni non rumorose, ecc.), né le condotte di disturbo acustico diverse da quelle indicate dall’art. 659 c.p.

 

Lo schiamazzo è il baccano di grida discordanti e disordinate. È una specie di rumore, ossia un suono capace di arrecare disturbo. Sono rumori le grida, gli strepitii frastuoni, gli scosci, gli stridori, i fischi, ecc.

Possono costituire un rumore anche il suono armonico o il canto intonato i quali, per l’eccessivo prolungarsi o per la troppa intensità, siano suscettibili di recare disturbo alla quiete pubblica (Cass. 7-12-1979).

 

È strumento sonoro qualunque oggetto per mezzo del quale si producano suoni di qualsiasi specie.

Sono segnalazioni acustiche tutti i suoni emessi per richiamare l’attenzione altrui (ad esempio, i clacson degli autoveicoli).

 

È ravvisabile la contravvenzione di cui all’art. 659 c.p. quando, pur trattandosi di rumori connaturali al legittimo esercizio di un’attività (come nel caso di una discoteca o di uno stabilimento balneare con connessa attività di trattenimento musicale e danzante), le emissioni sonore, per la loro eccessività o a causa del loro protrarsi nella notte, della conformazione dei luoghi o per altre circostanze, risultino concretamente idonee a disturbare il riposo e le occupazioni di una pluralità di persone (Cass. 19-11-1999).

 

Rientrano negli strumenti sonori anche le campane, il cui utilizzo può essere sanzionato ai sensi dell’art. 659 quando avvenga contro le prescrizioni dell’autorità ecclesiastica o al di fuori degli usi da essa approvati oppure eccedendo i limiti sanciti da tali prescrizioni e usi.

Il suono delle campane può dar luogo al reato previsto dall’art. 659 quando avvenga al di fuori delle funzioni liturgiche (Cass. 23-4-1998) o quando superi la soglia della normale tollerabilità.

 

Lo strepito è un rumore forte e molesto. L’art. 659 considera quello degli animali. La condotta è integrata sia quando l’agente abbia suscitato lo strepito sia quando, pur non avendovi dato causa, non lo abbia impedito.

Ad esempio, risponde della contravvenzione il proprietario di cani, tenuti in un giardino, che non impedisca il loro continuo abbaiare, tale da arrecare disturbo al riposo dei vicini (Cass. 7748/2012).

 

La fattispecie di cui all’art. 659 è integrata quando l’agente, con uno dei mezzi sopra descritti, disturbi le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi e i trattenimenti pubblici.

È sufficiente che l’evento di disturbo, in relazione alla capacità diffusiva dei rumori, sia potenzialmente idoneo a essere avvertito da un numero indeterminato di persone (Cass. 40329/2014), pur se di fatto se ne lamentino solo alcune o nessuna.

 

La contravvenzione, dunque, costituisce un reato di pericolo e non di danno, per la cui sussistenza non è necessario che un disturbo generalizzato si sia in concreto verificato.

 

L’art. 659 tutela dalle molestie l’attività delle persone — purché lecita — e il riposo cui esse si dedichino nelle ore a ciò destinate e nei luoghi dove tale condizione deve essere garantita, come gli ospedali.

 

Il reato va escluso nel caso in cui le immissioni sonore siano oggettivamente inidonee a disturbare un numero indeterminato di persone e arrechino disturbo soltanto ai soggetti che si trovino in un luogo contiguo rispetto alla fonte di provenienza dei rumori (Cass. 13-12-2007).

 

Un orientamento minoritario ritiene configurabile la contravvenzione anche quando sia stato leso l’interesse di un numero circoscritto di persone, poiché la tutela dell’art. 659 può estendersi anche alla tranquillità del privato.

 

La contravvenzione sussiste anche quando siano disturbati gli spettacoli o gli intrattenimenti pubblici (rappresentazioni teatrali o cinematografiche, competizioni sportive, conferenze, ecc.) e i pubblici ritrovi, cioè le riunioni di persone a scopo di conversazione, svago, gioco lecito, istruzione, culto ecc.

 

Il comma 2 sanziona l’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso effettuato in violazione delle disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità. Tale ipotesi costituisce un titolo autonomo di reato e non una circostanza aggravante rispetto all’ipotesi prevista dal comma 1 (Cass. 39852/2012) e integra un reato di pericolo astratto, per la cui integrazione è sufficiente l’irregolare esercizio della professione o del mestiere.

 

Le due ipotesi previste dall’art. 659 costituiscono distinti titoli di reato. In particolare, il comma 2 sanziona la violazione delle disposizioni della legge o delle prescrizioni dell’autorità che disciplinano l’esercizio delle professioni o del mestiere (ad es., lo svolgimento dell’attività rumorosa in orari diversi da quelli previsti dalla legge o dai regolamenti in materia), mentre il comma 1 sanziona l’abuso che consiste nell’emissione di rumori eccedenti la normale tollerabilità e idonei a disturbare le occupazioni e il riposo delle persone, indipendentemente dalla fonte sonora dalla quale i rumori provengano e anche quando provengano da un uso smodato dei mezzi tipici di esercizio della professione o del mestiere rumoroso (Cass. 6-11-2007).

Pertanto, l’esercizio di attività lavorativa rumorosa nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e delle prescrizioni dell’autorità non integra la contravvenzione prevista dal comma 2 ma può ricadere nel comma 1 quando siano prodotti rumori estranei o esorbitanti rispetto all’attività stessa o quando i rumori siano eliminabili mediante opportuni accorgimenti

tecnici.

 

È ammissibile il concorso fra le due contravvenzioni quando all’esercizio irregolare di un’attività in sé rumorosa l’agente abbia aggiunto rumori eccedenti quelli propri dell’attività svolta (Cass. 19-11-1999).

 

Professioni e mestieri rumorosi sono le attività di lavoro non illecite il cui esercizio implichi la produzione di suoni sgradevoli o prolungati (ad esempio, le attività che si esercitano in officine, fabbriche, cantieri, le attività dei pubblici annunciatori, dei maestri di canto e di musica).

 

L’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso è punibile quando avvenga contro le disposizioni di legge o le prescrizioni dell’autorità.

Qualora non vi siano norme giuridiche o atti amministrativi che regolino l’esercizio della professione o del mestiere rumoroso, la produzione di rumori per le necessità di tale professione o mestiere non è punibile, ancorché ne derivi disturbo alla quiete pubblica. Ciò non vale, però, quando ai rumori necessari si aggiungano rumori non naturalmente collegati all’esercizio dell’attività, nel qual caso è applicabile l’art. 659, co. 1, c.p.

 

Accertato l’esercizio di un mestiere rumoroso in violazione di una disposizione di legge o di una prescrizione dell’autorità, non è necessario verificare che la condotta abbia disturbato le occupazioni o il riposo delle persone o uno spettacolo, un ritrovo o un intrattenimento pubblico, poiché nell’ipotesi prevista dal comma 2 il turbamento della quiete pubblica è presunto iuris et de iure (Cass. 28874/2013).

 

L’autorizzazione amministrativa a svolgere un’attività rumorosa non crea a favore del beneficiario alcun diritto, perché l’esercizio dell’attività autorizzata deve pur sempre esplicarsi nell’ambito delle leggi e delle prescrizioni a tutela della quiete. Invece, l’esercizio di un’attività professionale rumorosa nel rispetto di tutte le prescrizioni imposte dall’autorità, ma in mancanza della necessaria licenza comunale, non integra alcuna violazione dell’art. 659, co. 2, c.p.

 

Le contravvenzioni previste dall’art. 659 sono punibili a titolo di dolo e di colpa. Per la sussistenza dell’elemento psicologico non occorre l’intenzione dell’agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica, essendo sufficiente la volontarietà della condotta desunta da circostanze obiettive.

 

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