Asma, posso fare causa di servizio all’azienda?
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15 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Asma, posso fare causa di servizio all’azienda?

Se soffro d’asma allergico bronchiale e il luogo di lavoro comporta un aggravamento della mia patologia, posso fare causa al datore di lavoro?

 

Se hai l’asma e l’ambiente di lavoro peggiora la tua patologia, non sempre l’azienda ne ha la responsabilità, ma solo quando non rispetta le norme sull’igiene e sulla sicurezza [1]. Quando, invece, le norme sono pienamente rispettate e la malattia dipende da materiali connessi all’attività lavorativa, o comunque da sue caratteristiche che non è possibile cambiare, non puoi far causa all’azienda, ma soltanto chiedere di essere spostato a mansioni diverse e compatibili col tuo stato di salute, se possibile.

Ad esempio, se hai l’asma e lavori in un centro di toelettatura per animali, l’azienda non può evitare che tu venga a contatto col loro pelo, anche se questo peggiora la tua patologia; se, invece, lavori in un negozio di ferramenta e l’asma peggiora perché i locali sono polverosi, puoi senz’altro pretendere il rispetto dell’igiene nel luogo di lavoro.

In ogni caso, hai sempre diritto a delle tutele, sia che l’aggravamento della malattia avvenga per colpa del datore di lavoro, sia nei casi in cui la patologia è collegata all’attività lavorativa, pur nel pieno rispetto delle norme d’igiene e sicurezza da parte dell’azienda.

 

 

Causa di servizio

Per quanto riguarda la cosiddetta causa di servizio, è opportuno non fare confusione tra fare causa all’azienda per il mancato rispetto delle leggi in materia di salute e sicurezza e l’istituto vero e proprio della causa di servizio.

L’istituto dell’accertamento della dipendenza della patologia da una causa di servizio è stato abolito dal noto decreto Salva Italia [2], assieme al rimborso delle spese di degenza per causa di servizio, all’equo indennizzo ed alla pensione privilegiata; per questi istituti rimane solo il diritto a richiedere l’aggravamento per infermità già riconosciute e il diritto ai benefici già acquisiti, a meno che il lavoratore non appartenga:

  • alle Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica),;
  • all’Arma dei Carabinieri;
  • alle Forze di Polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) e militare (Guardia di finanza);
  • al comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico.

In particolare, i lavoratori elencati hanno ancora diritto al riconoscimento della causa di servizio e dei relativi benefici.

Per gli altri lavoratori, sia pubblici che appartenenti al settore privato, resta unicamente la tutela prevista dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall’Inail [3].

 

 

Malattia professionale e asma

L’asma può essere considerato una malattia professionale se è causato da agenti specifici presenti nell’ambiente di lavoro. Sono sicuramente a rischio, per il dipendente, molti settori industriali, nei casi in cui possa venire a contatto con prodotti chimici, plastici, elettronici e farmaceutici (a titolo esemplificativo): in questi casi, parliamo di asma professionale. Anche gli artigiani possono sviluppare asma professionale (in particolare panettieri, pasticcieri, falegnami, verniciatori).

Se ti viene diagnosticato un asma professionale e lavori in un’industria, devi informare della malattia il tuo datore di lavoro, che dovrà denunciarla all’Inail perché tu sia indennizzato.

Se lavori nel settore agricolo e artigiano, invece, deve essere il tuo medico a redigere direttamente il certificato-denuncia da inviare all’Inail.

La normativa stabilisce l’indennizzo dell’asma professionale causato da alcune sostanze elencate in tabelle specifiche [4]: se le sostanze che ti hanno causato l’asma non rientrano in queste tabelle, l’asma ti può comunque essere indennizzato, ma dovrai dimostrare la causa professionale della tua malattia, cioè che la tua attività lavorativa e l’asma sono collegati.

 

 

Rendita per inabilità permanente

Se l’asma ti viene riconosciuto come conseguenza della tua attività lavorativa, quindi come malattia professionale e la tua capacità lavorativa è ridotta, puoi aver diritto a un trattamento erogato dall’Inail. Il tipo di trattamento a cui puoi aver diritto dipende dalla tipologia di inabilità, cioè di riduzione della capacità lavorativa, che l’Inail ti ha riconosciuto. L’inabilità può essere temporanea, quando la sua durata è limitata, o permanente. L’inabilità permanente può essere:

  • assoluta, se perdi completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  • parziale, se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde soltanto in parte.

La rendita per inabilità permanente ti viene corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10% ed è rapportata al grado di inabilità: viene calcolata secondo la retribuzione effettiva dei 12 mesi precedenti, o secondo la retribuzione giornaliera, se non hai lavorato con continuità.

 

 

Indennizzo per danno biologico

La rendita per inabilità permanente non deve essere confusa con l’indennizzo per danno biologico corrisposto, sempre dall’Inail, in forma di rendita: in questo caso, il trattamento dell’Inail è conseguente al danno alla persona nella sua totalità. In pratica, per l’indennizzo si considera  la lesione alla tua integrità psico-fisica, che si riflette su tutte le tue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica.

L’indennizzo ti viene corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 16%; in parole semplici:

  • sotto il 6%, l’Inail non risarcisce nulla;
  • dal 6 al 15%, l’indennizzo è liquidato in capitale;
  • dal 16% in su, l’indennizzo è liquidato in rendita.

 

 

Asma, indennizzo e responsabilità del datore di lavoro

Se l’asma invalidante, o il suo aggravamento, è collegato all’attività lavorativa e ti viene riconosciuto come asma professionale l’Inail, ricorrendo i requisiti, deve risarcirti: a seconda delle ipotesi, come abbiamo visto, ti possono essere erogati l’indennità per inabilità temporanea assoluta, la rendita per inabilità permanente, l’indennizzo per danno biologico, più eventuali ulteriori prestazioni, come le prestazioni idrofangotermali e i soggiorni climatici.

L’Inail ti risarcisce anche se la responsabilità dell’aggravamento è riconducibile al datore di lavoro, che non ha rispettato le norme sull’igiene e la sicurezza: in questi casi, l’Istituto “si rifà” sull’azienda o sulla persona responsabile (cosiddette azioni di regresso e di surroga). Il datore di lavoro, per “liberarsi” dalle sue responsabilità, ha l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi della tua patologia.

 

 

Asma: se non è riconosciuta la malattia professionale

Se l’asma non ti viene riconosciuto come malattia professionale e l’Inail non ti risarcisce, puoi comunque aver diritto a delle prestazioni, se ti viene riconosciuta una determinata percentuale d’invalidità.

Devi fare domanda d’invalidità, in questo caso, all’Inps. Ecco come devi procedere:

  • il tuo medico curante invia telematicamente all’Inps il certificato medico introduttivo, in cui chiede il riconoscimento dell’invalidità legata all’asma; ti deve rilasciare una ricevuta col protocollo del certificato;
  • entro 30 giorni, devi inviare la domanda d’invalidità attraverso il sito dell’Inps (puoi farlo se hai il codice pin o l’identità unica digitale spid), oppure tramite patronato;
  • verrai di seguito convocato per la visita da parte della commissione medica integrata;
  • se a seguito della visita ti viene riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa, cioè una determinata percentuale d’invalidità, potrai ricevere una prestazione come l’assegno d’invalidità o la pensione d’inabilità, ricorrendone i presupposti (per conoscere tutte le prestazioni che puoi ottenere: Invalidità, inabilità, accompagnamento e lavoro);
  • se non ti viene riconosciuta l’invalidità, puoi comunque fare ricorso (vedi: Come tutelarsi durante le visite per invalidità).

 


[1] D.lgs n.81/2008.

[2] D.L. 201/2011.

[3] D.lgs 38/2000.

[4] Dpr 336/1994.

 


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