Perché i processi penali vanno in prescrizione e i civili no?
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13 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Perché i processi penali vanno in prescrizione e i civili no?

La prescrizione del reato nel penale e la prescrizione del diritto nel civile: quali differenze e quali conseguenze sui processi?

 

Il concetto di prescrizione, che esiste sia in ambito civile che penale, ha sfaccettature diverse e, spesso, si fa difficoltà a comprenderlo quando non si è un tecnico del diritto. Chiariamo innanzitutto che, nel penale, non va in prescrizione il processo, ma il reato. È tuttavia logica conseguenza che, una volta “scaduto” il reato, si debba chiudere anche il processo. Ma perché i reati vanno in prescrizione? La ragione è molto semplice e cerchiamo si spiegarvela in poche battute.

 

Lo scopo della pena – impone la nostra Costituzione – non è tanto quello della punizione del reo, quanto la sua rieducazione, favorendone poi il reinserimento nella società. L’interesse all’applicazione della pena, in quanto pubblico, viene perseguito dallo Stato al posto dei cittadini (mentre alla vittima è solo concesso di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno). Senonché, dopo molti anni dal crimine, lo scopo di punire il reo si dilegua e scompare: quale interesse può avere lo Stato a processare un nonno che, in gioventù, ha partecipato a una rissa ferendo una persona, ma nel frattempo si è ravveduto da solo, diventano una persona integerrima? Insomma, la quasi «contestualità» tra il fatto illecito e la punizione serve anche a far capire al colpevole il proprio gesto, a farlo pentire e a far in modo che non lo commetta più. Una sanzione irrogata dopo numerosi anni avrebbe invece solo una finalità punitiva, ma non anche rieducativa. Ecco perché i reati, dopo molto tempo (tempo che varia da crimine a crimine) “scadono”, cioè vanno in prescrizione.

 

La prescrizione è dunque la data di scadenza di un reato: quando scatta “scade” anche il processo che si conclude con proscioglimento dell’ imputato per intervenuta prescrizione. Il termine si calcola sulla base del massimo della pena previsto nel codice penale, ed è proporzionato alla gravità del reato. I reati puniti con l’ergastolo, come l’omicidio volontario o la strage, non cadono mai in prescrizione.

 

In Italia, però, al contrario di quanto avviene in altri Paesi, è più facile far scadere i reati (tanto è vero che molti processi si estinguono proprio per questa ragione). Infatti il termine della prescrizione penale, che inizia a decorrere dal giorno in cui il reato è stato commesso, non si ferma  al rinvio a giudizio o con la sentenza di primo grado (come avviene negli altri sistemi), ma continua a correre anche in appello e fino alla sentenza definitiva della Cassazione. Il che significa che, chiaramente, tanto più si allunga il processo, tanto maggiori sono le possibilità per il reo di farla franca.

 

In sintesi, se il processo dura molto tempo il reato potrebbe prescriversi e, quindi, condurre alla conclusione del procedimento per scadenza dei termini. Questo non avviene invece nel processo civile anche se ciò può apparire ingiusto (nel penale sono infatti in gioco interessi più importanti che il tempo non dovrebbe cancellare). Vediamo perché.

 

La struttura del processo civile è diametralmente opposta. Lo scopo di una causa civile non è – come invece quella penale – la punizione del colpevole. Al contrario, in un processo civile si eroga un servizio pubblico: un privato paga un gettone come per il normale pedaggio autostradale (è il cosiddetto contributo unificato, una tassa di ingresso al tribunale) affinché gli venga erogato questo servizio. A fronte di ciò, lo Stato si impegna, tramite un proprio delegato, il magistrato, a sentire le sue lamentele ed, eventualmente, accordargli tutela ordinando un comportamento specifico alla controparte (che può essere un altro privato o una pubblica amministrazione). Quindi, nella causa civile l’interesse non è più pubblico ma privato. Proprio perché qui lo Stato eroga un servizio richiestogli da un cittadino, non avendo più interesse alla causa deve comunque portarlo a termine, a prescindere dai tempi. Imporre la prescrizione anche nel processo civile sarebbe come chiedere a un automobilista, dopo aver pagato il pedaggio per l’autostrada, di percorrerla entro un termine massimo, scaduto il quale, anche se ha pagato il pedaggio, dovrà abbandonarla. Invece, chi chiede un servizio pubblico ha diritto a ottenerlo. Lo Stato non si può defilare da tale compito a metà del lavoro!

 

L’unico caso in cui si può verificare la prescrizione in ambito civile è prima del processo quando il cittadino non esercita per tempo il proprio diritto, attivando immediatamente il giudizio davanti al giudice. Qui interviene l’interesse della controparte che non può e non deve restare sospesa una vita intera a un debito, un comportamento sbagliato o un’azione non corretta sul lavoro. Quindi, il diritto va esercitato e fatto valere entro il termine di prescrizione, scaduto il quale il processo non può più avere luogo; ma se la causa viene attivata per tempo, essa sospende la prescrizione per tutta la sua durata e il diritto non può più prescriversi.

 

Riassumendo:

  • nel penale non si prescrive il processo, ma il reato. La prescrizione è la data di scadenza del reato, ma essa implica però anche la fine del processo;
  • nel civile, invece, il processo non si prescrive mai: si prescrive solo il diritto del cittadino se non viene esercitato entro un determinato periodo, fermo restando che l’avvio della causa sospende il termine della prescrizione.

 


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Commenti
14 Nov 2016 Giovanni Salsa

Bella merda 🙂