Spedizione del titolo in formula esecutiva
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12 Nov 2016
 
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Spedizione del titolo in formula esecutiva

I pericoli di duplicazione del titolo esecutivo e il processo civile telematico (Pct).

 

Il titolo esecutivo è disciplinato dall’art. 474 c.p.c, che al secondo comma stabilisce che “Sono titoli esecutivi: 1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva; 2) le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia; 3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli”.

 

L’art. 475 c.p.c. precisa che “Le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l’esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti”.

Ne consegue che alcuni titoli come ad esempio l’assegno, la cambiale od un verbale di conciliazione al CORECOM (Comitato regionale per le comunicazioni) hanno efficacia esecutiva ex lege, mentre altri titoli, come le sentenze o i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, devono essere muniti di tale efficacia esecutiva, mediante il rilascio della formula esecutiva.

 

A questo proposito l’art. 476 c.p.c. stabilisce che “Non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia in forma esecutiva alla stessa parte”, con la conseguenza che per la stessa sentenza o decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, non potranno essere rilasciate, più di una formula esecutiva a favore della parte che la richiede.

Tale limite viene giustamente posto, per evitare possibili e potenziali abusi dei mezzi di espropriazione forzata, da parte di chi detiene il titolo esecutivo.

Ed infatti, la esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo.

Pertanto, detenere più originali di un medesimo titolo esecutivo, comporta il potenziale pericolo di un abuso dei mezzi di espropriazione forzata.

 

Proprio al fine di evitare il rischio di un abuso della procedura espropriativa, spesso i Magistrati dell’esecuzione, richiedono il deposito dell’originale del titolo esecutivo nella procedura esecutiva.

In questo modo, quando si è in possesso di un solo originale, lo stesso non potrà essere utilizzato in altre procedure.

Questo deterrente, ad oggi, ha trovato un concreto risultato in quanto, attraverso il cartaceo, è possibile individuare un solo originale.

Con l’introduzione della informatica nel processo civile, non è più possibile individuare un “solo ed unico” originale.

 

Attraverso il processo di duplicazione e/o di reiterata estrazione dal fascicolo informatico degli atti processuali, si possono ottenere diversi provvedimenti giudiziari originali.

 

Sul punto e con esplicito riferimento al rilascio della formula esecutiva, è intervenuto il Ministero della Giustizia che, con circolare del 23-10-2015, ha testualmente esposto: “Si sono registrate, presso diversi Uffici Giudiziari, le richieste, rivolte dai difensori alle Cancellerie, di apposizione della formula esecutiva (cd. Comandiamo) su copie cartacee di provvedimenti giurisdizionali tratti dal fascicolo informatico, autenticate dal difensore avvalendosi della facoltà attribuitagli dall’art. 16bis, comma 9bis del D.L..179/2012, conv. in L. 221/2012, introdotto dall’art. 52 del D.L.9/2014, come conv. in L. 114/2014. Ci si chiede, quindi, se la Cancelleria debba proseguire ad osservare le consuete modalità di rilascio di copia esecutiva, provvedendo essa stessa, su richiesta di parte, all’estrazione della copia stessa, alla sua certificazione di conformità all’originale con contestuale spedizione in forma esecutiva, o, se piuttosto sia possibile, per il difensore, provvedere in autonomia all’estrazione di copia ed alla sua autenticazione, rivolgendosi alla Cancelleria solo per l’apposizione della formula esecutiva, con conseguente esonero dal versamento di qualsiasi diritto. Questa Direzione Generale ritiene che tale ultima modalità operativa debba essere esclusa, alla luce di quanto disposto dall’art. 153 disp. att. c.p.c. – norma che non è stata interessata da alcuna recente modifica – che mantiene in capo alla cancelliere l’attività di rilascio della copia in forma esecutiva ex art. 475 c.p.c.

 

Tale interpretazione ha trovato conforto nel parere dell’Ufficio Legislativo, che, con nota prot. 8921 del 15-10-2014 ha chiarito che “le attività di spedizione e di rilascio della copia esecutiva sono proprie del cancelliere, che deve individuare la parte a favore della quale rilascia la copia”.

 

Dal contenuto di tale nota, è agevole rilevare come lo stesso Ministero abbia considerato il potenziale pericolo che un medesimo titolo esecutivo possa essere utilizzato per più procedure espropriative e da parte di chi non è effettivamente legittimato.

In tal senso pertanto si è preferito mantenere in capo al cancelliere le attività di spedizione e di rilascio della copia esecutiva, per consentire l’individuazione della parte a favore della quale viene rilasciata la formula esecutiva.

Ne consegue che, per quanto riguarda le sentenze ed i provvedimenti giudiziari, atteso che il rilascio della formula esecutiva avviene ancora ad opera del cancelliere, è tuttora possibile dare concreta attuazione alle disposizioni dell’art. 476 c.p.c.

 

Il problema rimane per quei titoli che hanno efficacia esecutiva ex lege, come ad esempio per citarne qualcuno, gli assegni, le cambiali od i verbali di conciliazione del Corecom.

In questo caso, infatti, non vi è possibilità di monitorare gli originali, e con le recenti riforme introdotte a far data dal 31-3-2015, il problema si pone con maggiore evidenza, considerando la possibilità conferita a determinati soggetti di poter effettuare la attestazione di conformità di un titolo esecutivo, per la iscrizione a ruolo della causa nelle procedure esecutive.

Ed invero, come previsto dalla recente riforma, le sentenze esecutive, gli assegni, le cambiali e tutti i titoli esecutivi, possono essere scansionati, e, previa attestazione di conformità, depositati nel fascicolo informatico della procedura esecutiva, quali copie conformi.

 

È agevole rilevare che in questo modo, con un unico titolo esecutivo, si può dar luogo a diverse procedure esecutive, eludendo il divieto di parcellizzazione del credito, atteso che nulla vieta che il creditore procedente possa esibire quel medesimo originale in più procedure.

Si pensi ad esempio alle rate insolute di un contratto di mutuo.

 

La banca inizialmente potrebbe agire per le sole rate insolute, e successivamente con il medesimo titolo (contratto di mutuo) agire la restante parte.

Non solo. In un prossimo ed imminente futuro, il fascicolo sarà esclusivamente telematico ed il Giudice tramite la propria Consolle, provvederà a redigere un verbale telematico.

Ne consegue che il titolo esecutivo originale (quello in via cartacea per intenderci) troverà ingresso nella procedura esecutiva, solo ed esclusivamente, attraverso una mera esibizione.

Insomma, con la progressiva dematerializzazione del fascicolo di ufficio, si pone il problema del deposito dell’originale atteso che la mera esibizione non risolve le problematiche sopra esposte.

In tal senso, la soluzione auspicabile sembra quella di richiedere al creditore procedente, che intende avvalersi di quel titolo esecutivo, una dichiarazione di responsabilità, in cui si attesta se ed in quante procedure sta utilizzando quel medesimo titolo esecutivo.

 

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