Mauro Finiguerra
Mauro Finiguerra
13 Nov 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Scontrini vincenti a doppio taglio: la lotteria anti-evasione ed il redditometro

La scommessa è quella, attivando interessi contrapposti, di convincere gli italiani a chiedere lo scontrino agli operatori commerciali ed artigianali, promettendo in cambio vincite mensili e deducibilità a sorpresa e di convincere i negozianti a trasmettere per via elettronica gli scontrini emessi.

 

Il viceministro Luigi Casero propone di combattere l’evasione fiscale, noto vizio degli italiani, con un altro vizio noto nella Penisola, cioè la passione per il gioco d’azzardo.

 

La proposta sembra innovativa ed attraente ma non è una novità in Europa, avendo altri governi già attuato, pare con successo, la cosiddetta lotteria degli scontrini.

 

Nella convinzione che l’unico problema reale dell’evasione fiscale italiana sia la mancata emissione degli scontrini e delle ricevute fiscali, il vice-ministro, ha annunciato l’introduzione, a partire dal 2017, di una lotteria sperimentale ad estrazione mensile.

 

Per partecipare all’estrazione sarà previsto un codice riportato sullo scontrino o sulla ricevuta ed il contribuente dovrà solo controllare il codice estratto mensilmente per verificare se si tratta del titolo vincente.

 

Ma il ministero ha pensato anche ai soggetti che emettono scontrini e ricevute, ai quali andrebbe una parte della vincita, a titolo di riconoscenza per la fedeltà fiscale dimostrata.

 

La parte più inquietante del sistema tuttavia emerge dalle modalità di partecipazione alla lotteria: infatti lo scontrino elettronico funzionerà come accade ora nelle farmacie.

 

Il contribuente dovrà solo comunicare il proprio codice fiscale al negoziante e l’Agenzia delle Entrate riceverà direttamente l’identificativo di spesa ed il codice ad esso collegato.

 

Il contribuente avrà accesso al proprio estratto conto sul quale saranno riepilogati tutti i suoi acquisti ed i relativi codici, tuttavia pare che non sarà emesso un codice per ogni acquisto, ma per importi minimi non ancora stabiliti.

 

L’inquietudine emerge dalla ovvia considerazione che, in questo modo, sebbene già oggi il fisco abbia a disposizione circa 128 banche dati dalle quali trarre notizie sulle spese dei cittadini italiani, non vi sarebbero più limiti alla penetrazione dello Stato nella privacy di ognuno.

 

Lo Stato potrebbe sapere in ogni momento quanto ha speso  Tizio o Caio e, di conseguenza, avviare azioni di accertamento ben mirate e basate su elementi fondati, attivando redditometri a raffica.

 

D’altra parte se effettivamente lo Stato è in condizioni di penetrare così in profondità nella sfera patrimoniale privata del cittadino, in tempo reale e telematicamente, non si comprende perchè non si debba passare ad un sistema nel quale sia prevista la deducibilità delle spese individuali, come accade ad esempio negli Usa.

 

Probabilmente il ministero pensa anche a questo, sebbene per ora in termini probabilistici e vagamente canzonatori.

 

Infatti il viceministro Casero ha aggiunto che, alla fine di ogni periodo di imposta, sarà estratta a sorte la categoria di operatori le cui prestazioni saranno ritenute deducibili in capo ai cittadini che le hanno richieste e pagate, ad esempio, un anno potrebbero essere estratti gli idraulici, un anno gli avvocati, un anno i falegnami, ecc.

 

Insomma siamo ormai al «è buono tutto quanto fa spettacolo».

 

Certamente è più facile mettere l’una contro l’altra le categorie dei cittadini piuttosto che attuare una riforma fiscale improntata alla semplificazione ed all’abbassamento delle aliquote e dei costi della burocrazia.

 

Cosa c’è infatti di più semplice che solleticare il lato oscuro di ognuno, spingendo sul tasto del gioco d’azzardo, in un Paese nel quale la dipendenza da gioco è ai massimi livelli e nel quale è appena stato istituito un fondo per contrastare questo profondo disagio sociale.

 

In un Paese nel quale si sta combattendo la lotta senza quartiere alle new-slots da bar e da sala-giochi, che vengono contrastate e penalizzate in ogni modo, forse il gioco d’azzardo dà meno dipendenza se a proporlo è il governo?

 

In ogni caso alla fine vincerà sempre il banco, infatti non si conosce né l’entità dei premi, né il valore minimo di acquisto del «biglietto» o scontrino, né se gli effetti sulle imposte, delle deduzioni sorteggiate a fine anno potranno essere sopportati dal bilancio statale e neppure, cosa molto più rilevante, quanti redditometri potranno essere attivati sulla base dei dati raccolti.


 


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