Maria Elena Casarano
Maria Elena Casarano
19 Nov 2016
 
Le Rubriche di LLpT


Le Rubriche di LLpT
 

Aumento dell’assegno per i figli: quando si può chiedere?

Modifica dell’assegno di mantenimento per i figli: la crescita dei minori presuppone l’aumento delle loro esigenze; in questi casi per ottenere un assegno più alto non occorre una specifica prova.

 

Sono già diversi anni che il tribunale ha deciso sul mantenimento e l’affidamento di mio figlio. Il bambino vive con me e deve incontrare a metà strada il padre (che vive ad alcune centinaia di Km di distanza) a fine settimana alterni: cosa che già da sola mi comporta esborsi che riducono molto il contributo versato dal mio ex. Col mio basso reddito non riesco più a sostenere le spese per mio figlio anche perché è ormai un adolescente. Posso chiedere un aumento dell’assegno?

 

Per legge [1] i genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la modifica sia dei provvedimenti riguardanti l’affidamento dei figli e l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi, come pure di quelli relativi alla misura e alla modalità del contributo economico in loro favore.

 

 

Richiesta di aumento dell’assegno di mantenimento per i figli: quali presupposti?

Ebbene, quell’inciso «in ogni tempo» va interpretato nel senso che tale domanda può essere presentata tutte le volte che sopraggiungano fatti nuovi, allo scopo di meglio adattarsi alle mutevoli esigenze dei minori.

Ciò significa che, certamente, è difficile che il soggetto interessato possa ottenere una modifica dell’importo (nel senso sia di aumento che di riduzione) quando le condizioni oggettive dei genitori e dei figli siano rimaste le stesse del momento in cui l’assegno è stato determinato dal giudice; tuttavia, nel caso, come quello descritto, in cui siano trascorsi degli anni dal provvedimento del tribunale, la richiesta di modifica dell’importo può apparire più che giustificata tenuto conto che già la crescita del figlio comporta di per sé un aumento delle esigenze di quest’ultimo tale da giustificare un’istanza di revisione.

 

 

Domanda di modifica dell’assegno: quanto incide la crescita dei figli?

A riguardo, ha avuto modo di esprimersi più volte la Suprema Corte, affermando che, stante la primaria finalità di tutela dei figli (tanto più se minori), l’aumentare delle loro esigenze in conseguenza della loro crescita rappresenta un motivo frequente di concessione dell’aumento dell’assegno di mantenimento e non richiede neppure una specifica prova. Una volta accertata, infatti, la disponibilità economica del genitore  tenuto a versare l’assegno, le aumentate esigenze dei figli giustificano da sole una revisione positiva dell’assegno di mantenimento, anche in mancanza di incremento delle disponibilità economiche del genitore obbligato [2]. Lo stesso evento naturale della crescita dei figli, infatti, implica in automatico un aumento dei loro bisogni, poiché alle necessità alimentari e abitative si sommano quelle legate alla vita sociale, scolastica, sportiva e ludica [3]; aumento che, pertanto, essendo di per sé legato alla crescita del minore, non necessita di una dimostrazione specifica [4].

Tale principio trova conferma anche in una più recente pronuncia del tribunale di Milano [5] che ha affermato che «L’ aumento delle esigenze dei figli è, notoriamente, legato alla loro crescita, anche in termini di bisogni alimentari, ed allo sviluppo della loro personalità in svariati ambiti, ivi compreso quello della formazione culturale e della vita sociale senza che sia necessario, per la dimostrazione di tale, notorio, assunto, dispiegare alcun arsenale probatorio».

Si può dunque affermare che, secondo una giurisprudenza consolidata, il passaggio alle diverse e successive fasi di sviluppo psico-fisico dei minori comporta un automatico aumento delle spese da sostenere per gli stessi. Spese che non riguardano solo l’aspetto scolastico e parascolastico, ma anche la vita di relazione e le esigenze alimentari, sempre più simili a quelle degli adulti.

 

 

Richiesta di aumento dell’assegno per i figli: il caso specifico

Ciò detto, e venendo alla situazione illustrata dalla lettrice, ritengo che la constatata inadeguatezza dell’importo originariamente stabilito in sentenza e conseguente anche ai costi di trasporto susseguenti alla specifica modalità di attuazione dell’affido condiviso, possano rappresentare semmai un elemento ulteriore a supporto della domanda di aumento dell’assegno. Ciò in quanto anche se quella circostanza (degli spostamenti nei fine settimana per attuare gli incontri col padre) era stata originariamente prevista con spese a carico di entrambi i genitori, solo la pratica concreta  ha consentito di rendersi conto dell’inadeguatezza dell’assegno.

A riguardo, peraltro, ritengo che la lettrice non avrà difficoltà a dar prova al giudice, attestandogli la media degli esborsi mensili e la necessità del contributo da parte dei nonni materni; contributo senza il quale – come affermato – il tenore di vita del figlio sarebbe ben al di sotto di quello attualmente consentito.

 

 

Quale procedura per chiedere l’aumento dell’assegno per i figli?

La domanda di revisione dovrà essere presentata al tribunale ordinario (e non dei minorenni) del luogo di residenza abituale del minore.

Nel contenuto essa potrà anche andare al di là della specifica questione economica e richiedere nuove modalità di regolamentazione dell’affido/diritto di visita che tengano conto, ad esempio, anche dei bisogni espressi dal figlio (ormai abbastanza grande per manifestare la propria volontà). In altre parole, l’attuale provvedimento giudiziale in vigore potrà anche essere completamente rivisto e rimodulato sulla base degli attuali bisogni della famiglia.

Il passaggio dal tribunale sarà però sempre necessario; e ciò anche qualora i genitori  riescano a  raggiungere l’accordo a seguito di una procedura di negoziazione assistita da avvocati (ad esempio quella conclusa tramite la pratica collaborativa); l’attuale legge infatti riserva ai soli coniugi (che vogliano separarsi, divorziare o modificare le condizioni di separazione o divorzio) e non alle coppie di fatto o agli ex conviventi, la possibilità di trasmettere l’accordo direttamente al Comune, evitando così di dover comparire davanti al giudice.

 

 

Domanda di modifica dell’assegno di mantenimento: meglio l’accordo

Il consiglio è in ogni caso quello di cercare un accordo con l’altro genitore ai fini del deposito di una richiesta congiunta di modifica. In tal caso, infatti, il giudice difficilmente interferirà sulle decisioni prese dai genitori. La legge infatti vuole dare rilevanza alla volontà di padre e madre prevedendo che il giudice debba tenere conto degli accordi intervenuti tra i genitori se non contrari all’interesse dei figli [1].

In tal caso, la procedura sarà molto più veloce (ci sarà solo un’udienza con la successiva convalida dell’accordo) e inciderà meno sulle spese. Per quanto, nel caso illustrato, la madre in ragione del basso reddito, potrà senza difficoltà avvalersi del patrocinio a spese dello Stato.

 

 

Domanda di modifica dell’assegno di mantenimento: che succede se manca l’accordo?

In mancanza di accordo, invece, i tempi potranno allungarsi per via delle contestazioni sollevate dall’altro genitore; in tal caso il consiglio è quello di supportare la domanda – nonostante la su citata giurisprudenza – con più documentazione possibile.

La specifica istanza andrà formulata non solo indicando la misura del maggiore contributo richiesto per il figlio, ma anche quella maggiore o minore che sarà ritenuta di giustizia. Sicché i giudici potrebbero stabilire un assegno in misura diversa da quella richiesta.

 

 

Modifica dei provvedimenti riguardanti i figli: il consiglio

Consiglio ai genitori, dove possibile, di prendersi del tempo per concordare insieme soluzioni (anche creative) che sembrino loro più adeguate alla specifica situazione familiare, senza sentirsi vincolati a quanto già stabilito dal tribunale. Il tempo che potrà sembrare “sprecato” ora, sarà tutto tempo guadagnato dopo, non solo rispetto alla durata di una procedura contenziosa, ma soprattutto rispetto alla stabilità dei nuovi accordi.

Potrà essere utile allo scopo seguire un preventivo percorso di mediazione familiare anche nell’ambito di una procedura collaborativa. Solo mettendosi in gioco, infatti, i genitori potranno essere sicuri di raggiungere un accordo del quale nessuno di loro possa pentirsi e destinato a durare nel tempo.


[1] Art. 337 quinquies cod. civ.

[2] Cass. 17055/2007.

[3] Cass. sent. 23630/2009.

[4] Cass. sent. n. 8927/2012.

[5] Trib. Milano, 19.03.2014.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti