Posso fare ricorso contro l’avviso bonario di Equitalia?
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23 Nov 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Posso fare ricorso contro l’avviso bonario di Equitalia?

La prescrizione o scadenza delle multe: termini di decorrenza. L’avviso bonario contenente una cartella scaduta può essere oggetto di ricorso.

 

Il tristemente noto agente della riscossione frequentemente bussa alla porta dei cittadini per richiedere il pagamento dei debiti accumulati contro i vari enti creditori. Tra questi, non di rado, lo sciagurato debitore individua quelli presumibilmente non dovuti: ad esempio una multa, assai datata, peraltro infarcita di tutti gli oneri successivi (interessi, aggio di riscossione, ecc).

 

Sarà andata in prescrizione? Può il cittadino fare ricorso se la multa, oggetto di una cartella esattoriale, è richiesta tramite un avviso bonario?

 

 

Quando scade o si prescrive una multa?

La multa, ove non contestata nell’immediatezza, deve essere notificata al responsabile entro 90 giorni dall’infrazione, pena la nullità. Tale termine può essere prorogato se l’amministrazione procedente dimostra di avere avuto difficoltà a reperire l’esatto indirizzo del destinatario. In questo caso i 90 giorni decorrono dall’avvenuto accertamento descritto.

 

Entro trenta giorni successivi alla notifica, è possibile fare ricorso al Giudice di pace territorialmente competente (i giorni sono sessanta se il cittadino decide di fare ricorso al Prefetto).

 

Se non viene proposto ricorso, la multa diventa un titolo esecutivo definitivo e l’importo viene iscritto a ruolo.

 

A questo punto, viene investito del compito di procedere esecutivamente l’Agente della Riscossione, il quale, a pena di decadenza, deve notificare al cittadino la cartella esattoriale di riferimento entro due anni dalla consegna del ruolo di cui sopra.

 

Nei successivi cinque anni dalla notifica della cartella, la stessa deve essere messa in esecuzione, altrimenti si prescrive e scade unitamente agli importi in essa contenuti.

 

Se quindi, nei cinque anni successivi alla notifica della cartella, non è stato ricevuto alcun atto formale (ad esempio, un’intimazione di pagamento), la cartella si è prescritta.

 

L’avviso bonario, inviato tramite posta ordinaria, non interrompe la prescrizione.

 

 

Posso fare ricorso contro l’avviso bonario di Equitalia, se la cartella è scaduta o prescritta?

L’avviso bonario è una comunicazione informale, inviata al contribuente tramite posta ordinaria, in cui s’informa il cittadino circa i debiti presenti a suo carico.

 

La Cassazione ha affermato l’impugnabilità dell’avviso bonario [1]. In realtà essa si riferiva all’avviso bonario inviato dall’Agenzia delle Entrate e rispetto al quale ha ammesso la proponibilità del ricorso dinanzi alla competente Commissione Provinciale Tributaria.

 

La Cassazione, sostanzialmente, afferma che sebbene la legge abbia previsto un elenco degli atti fiscali impugnabili, il contribuente ha il diritto di ricorrere, anche contro quelli, mediante i quali viene comunicata la pretesa tributaria. Il cittadino, individuando chiaramente dall’avviso bonario cosa gli viene contestato e richiesto, può agire con ricorso, anche avverso quest’ultimo.

 

Ragionando per estensione, l’impugnabilità dell’avviso bonario dovrebbe essere ammissibile, anche se ha per oggetto contravvenzioni stradali: in tal caso è competente il giudice di pace.

 

In particolare, se notate che la cartella esattoriale ha per oggetto una multa scaduta o prescritta, magari perché notificata sei anni prima e senza che abbiate ricevuto più nulla, potrete sicuramente basare il vostro ricorso su tale eccezione, con fondati motivi per ottenerne l’accoglimento.

 

I costi del ricorso partono da un minimo di 47 euro, per i procedimenti di valore sino a 1100,00 euro, per poi salire in proporzione. Si tratta del cosiddetto contributo unificato, che è obbligatorio versare per avviare il ricorso.

 

Ricordatevi, infine, che al di sotto della predetta cifra, non è neanche obbligatoria l’assistenza di un avvocato, anche se procedere da soli, potrebbe rivelarsi una scelta inadatta a mettervi al riparo da errori od omissioni.


[1] Cass. ord. n. 15957/15 del 28.07.2015.

 


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