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Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2016

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Lo sai che? Negozi duty free: acquistare in aeroporto conviene davvero?

> Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2016

L’aeroporto è il luogo delle attese interminabili. Per ingannare il tempo, un giro in un duty free è un toccasana. Ma conviene davvero? La fregatura può essere dietro l’angolo.

 

A detta di numerose statistiche (tra cui il rapporto Global duty free retailing), lo shopping al duty free e in aeroporto crescerà a un tasso del 9% annuo fino al 2019: questo grazie alla sempre maggiore affluenza negli aeroporti di tutto il globo. Fare shopping prima di imbarcarsi permette di ingannare l’attesa della coincidenza o del volo in ritardo o, semplicemente, rende più piacevoli le soste mentre si aspetta qualcuno. E questo indipendentemente dal fatto che vi sia un risparmio effettivo o meno: tali punti vendita, infatti, puntano molto sull’acquisto d’impulso, su colori, profumi e allestimenti che coinvolgono il potenziale acquirente.

Ma la domanda vera è un’altra: il duty free conviene davvero? Sembrerebbe di si, dato che si tratta di un settore con un giro di affari complessivo vicino ai 28 miliardi di dollari, suddivisi in 10,7 miliardi per i vini e gli alcolici, 9,9 miliardi per gli accessori e la moda di lusso e 6,9 miliardi per il settore dei profumi e cosmetici. Ma andiamo a fondo della questione, senza fermarci a questi primi dati.

Duty free: cosa sono?

Come, forse, non tutti sapranno un duty-free shop (letteralmente “negozio senza imposte”) è un negozio al dettaglio che non applica le imposte locali e/o statali sulle merci in vendita. Si trovano in zone franche come aeroporti, navi da crociera, scuole militari, o in particolari aree geografico-amministrative (per esempio, il comune di Livigno in Italia). Il primo duty free venne aperto all’aeroporto di Shannon in Irlanda nel 1947 e, da allora, di strada ne è stata fatta tanta. Tale ubicazione, infatti, consente ai clienti di comprare prodotti di marca a prezzi scontati.

Cerchiamo di capire il meccanismo di funzionamento. La scontistica di particolare favore deriva dal fatto che i prodotti sugli scaffali non sono realmente entrati nel paese in cui sono commercializzati e, quindi, non sono soggetti all’applicazione dei dazi. Tra l’altro, la merce, non passando tra le mani dei distributori nazionali, non viene caricata di un prezzo che deve ricomprendere anche il loro margine di guadagno. A ciò si aggiunge che gli operatori duty-free devono pagare delle commissioni aeroportuali spesso superiori anche di tre volte i dazi stessi, le quali rappresentano la seconda fonte di entrata per un aeroporto dopo le tasse aeroportuali e, in alcuni casi, riescono anche a rappresentare più della metà delle entrate totali. Tradotto, ciò significa che, potendo fatturare i prodotti evitando le imposte statali, i costi di distribuzione vengono considerevolmente ridotti.

Per aprire un duty-free occorre una concessione dell’aeroporto ottenuta attraverso gara d’appalto. Una volta ottenuta, essa ha solitamente una durata che va dai 5 ai 7 anni: a vincere è l’operatore che, sulla base delle proprie stime sul traffico aereo, il tipo di passeggeri e l’importanza dell’aeroporto, riesce ad offrire la commissione sulle vendite totali e la franchigia annua minima più alta. Questo spiega perché gli stessi prodotti hanno prezzi molto diversi nei diversi aeroporti del pianeta.

Come anticipato, il giro d’affari è stratosferico anche perché i principali operatori del settore sono delle vere e proprie multinazionali con punti vendita in tutto il mondo. A conferma di quanto appena detto, basti pensare che, attualmente sono solo cinque o sei le aziende che gestiscono circa la metà dell’intero meccanismo.

Duty free: cosa conviene comprare?

Per legge, i prodotti tax-free devono essere acquistati per uso personale, non destinati alla rivendita e trasportabili nel proprio bagaglio. Ne esistono due tipologie principali:

  1. quelli su cui l’esenzione delle tasse è già applicata sul prezzo al momento dell’acquisto;
  2. quelli in cui è previsto il rimborso dell’Iva, una volta tornati dal proprio viaggio. I principali Paesi che offrono ai turisti questo tipo di agevolazione fiscale sono Australia, Argentina, Croazia, Corea del Sud, Islanda, Libano, Liechtenstein, Norvegia, Singapore, Sudafrica, Svizzera, Tailandia, Turchia, Giordania e alcuni Stati degli Usa (dove l’Iva non esiste a livello federale, ma varia da Stato a Stato).

Acquistare nei duty-free non sempre è garanzia di una reale convenienza rispetto ad acquisti effettuati in normali negozi. Per cui occorre conoscere in anticipo ciò che davvero permette di ottenere un bel risparmio:

  • alcool: gli alcolici sono considerati i prodotti più convenienti da acquistare nei duty-free, in quanto la loro tassazione è generalmente molto più alta nei normali negozi al dettaglio. Esistono tuttavia grandi differenze da Paese a Paese: se, ad esempio, gli scali nei Caraibi rappresentano il luogo ideale per acquistare un’ottima bottiglia di rum locale a meno di 10 dollari, in Asia il discorso cambia radicalmente, con i prezzi degli alcolici dei piccoli negozi al dettaglio più bassi rispetto agli stessi prodotti acquistati in aeroporto. Per non parlare che le limitazioni in materia di trasporto di questi prodotti sono notevoli;
  • tabacco: il risparmio può arrivare fino al 50% e oltre, se si proviene da un Paese, come l’Italia, dove il costo e la tassazione di questi prodotti è mediamente alto. Anche in questo caso, però, c’è il problema della limitazione imposta al trasporto delle sigarette in aereo;
  • profumi: negli aeroporti si possono trovare marche e fragranze introvibili nei normali negozi locali.
  • beni di lusso: è la tipologia di prodotto che presenta le maggiori variazione di prezzo da Paese a Paese. Singapore è, ad esempio, famosa per la convenienza nell’acquisto di orologi di marca, mentre negli Emirati Arabi Uniti si possono acquistare gioielli e prodotti in oro a prezzi davvero stracciati;
  • souvenir: non sempre la convenienza è reale ma presentano mediamente una maggiore qualità e non sono soggetti a tassazione.

Altri prodotti che conviene davvero comprare in un duty free sono quelli locali, per i quali commercianti e distributori non devono pagare tasse in più. Oppure prodotti in formati particolari, reperibili solo negli aeroporti: ad esempio, le maxi tavolette di cioccolato o le confezioni mini di cosmetici. Se si vuole andare sul sicuro, meglio scegliere i grandi brand della nazione in cui sei: ad esempio, marchi italiani come “Ferrero”, “Furla”, “Canali” comprati in Italia costano almeno il 15% in più, all’estero meno. Oppure marchi prestigiosi che da noi sono ancora sconosciuti.

Ma ad andare forte negli aeroporti, più che i prodotti, sono i servizi, parrucchieri, centri massaggi e manicure. I prezzi sono equivalenti a quelli che trovi fuori, ma hai il vantaggio di utilizzare il tempo dell’attesa per regalarti un piccolo lusso.

Duty free: meglio in aeroporto o sul web?

C’è da dire anche che, con l’avvento dell’e-commerce, la convenienza di comprare nel duty free è diminuita. Un esempio? Idealo.it, portale di vendita online, ha fatto un raffronto sui prodotti più ricercati dai passeggeri in viaggio: secondo l’indagine, un mascara Lancôme che in aeroporto costa 26,50 euro, online si trova a 24,90.

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