Se la società evade, l’amministratore di fatto è responsabile?
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14 Nov 2016
 
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Se la società evade, l’amministratore di fatto è responsabile?

Il responsabile principale per l’evasione fiscale Iva è l’amministratore di fatto; il prestanome ne risponde a titolo di concorso.

 

Chi svolge di fatto le funzioni di amministratore, pur non figurando formalmente tale dalla camera di commercio, risponde per l’evasione fiscale dell’azienda che amministra. Attenzione quindi: valersi di un prestanome accresce solo le responsabilità e non le limita. Ma procediamo con ordine.

 

L’amministratore di fatto di una società è colui che, pur non apparendo, in pubblico, come titolare formale di tale carica – avendo al suo posto designato un prestanome – è, in realtà, colui che gestisce e dirige l’azienda: ad esempio rappresenta con i terzi la società, prende impegni verbali, ha rapporti con clienti e fornitori, ecc., anche se le carte vengono firmate sempre dall’amministratore effettivo, il prestanome (anche detto «amministratore di diritto»).

In questi casi, per la nostra legge, prevale la sostanza alla forma, per cui l’amministratore di fatto risponde di una serie di conseguenze che vanno dal fallimento dell’azienda all’evasione fiscale.

 

Proprio a quest’ultimo riguardo si è espressa, di recente, la Cassazione [1], stabilendo che la responsabilità penale per l’evasione Iva ricade essenzialmente sull’amministratore di fatto dell’azienda, unico vero gestore. Il prestanome, dal canto suo, può essere ritenuto responsabile anch’egli nel reato, ma a titolo di concorso avendo egli accettato il rischio connesso alla carica assunta [2].

Ciò perché – si legge nella sentenza in commento – il vero soggetto qualificato (e responsabile) non è il prestanome ma colui il quale effettivamente gestisce la società perché solo lui è in condizione di compiere l’azione dovuta (il pagamento delle imposte, Iva in questo caso) mentre l’estraneo è il prestanome.

 

Il prestanome, dal canto suo, si è esposto anch’egli a una responsabilità, avendo accettato di svolgere un incarico per conto di un altro e avendo l’obbligo di controllare l’operato di quest’ultimo. Il mancato controllo implica una partecipazione al reato: ed ecco perché il prestanome risponde dell’evasione fiscale a titolo di concorso. Non dimentichiamo infatti che il codice civile [3] stabilisce che l’amministratore deve preservare il patrimonio sociale e impedire che si verifichino danni per la società e per i terzi.

 

In particolare, la norma precisa che: «gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose».

 

La Cassazione ha più volte sposato questa interpretazione ritenendo l’amministratore di fatto il soggetto responsabile in prima persona – in quanto soggetto attivo del reato – e individuando invece nel prestanome il concorrente per non avere impedito l’evento.

 

Così, ad esempio, sempre per rimanere in ambito fiscale, in caso di reato di omessa presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette o Iva, l’amministratore di fatto risponde quale autore principale, in quanto titolare effettivo della gestione sociale e, pertanto, nelle condizioni di poter compiere l’azione dovuta, mentre il prestanome è responsabile a titolo di concorso per non aver impedito l’evento.


[1] Cass. sent. n. 47239/16 del 10.11.2016.

[2] Cosiddetto dolo eventuale.

[3] Art. 2392 cod. civ.

 


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