Tempi di attesa lunghi per visita specialistica: cosa fare
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20 Nov 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Tempi di attesa lunghi per visita specialistica: cosa fare

La legge fissa in 30 giorni il termine massimo per effettuare una visita. Ma un mese sembra un miraggio a molti pazienti. Ecco come far valere i propri diritti.

 

Il diritto alla salute passa anche da tempi di attesa decenti per una visita specialistica. Non sempre il Servizio sanitario nazionale è in grado di garantire una prestazione nei termini che servono al paziente. Ma pensare che “il paziente deve avere sempre pazienza, altrimenti che paziente è?” non giustifica tempi di attesa lunghi per una visita specialistica. Il paziente, per quanto si armi di pazienza, ha i suoi diritti e vanno rispettati. Vediamo quali sono e cosa fare in caso di tempi di attesa troppo lunghi per una visita in ospedale senza dover ricorrere ad una struttura privata a pagamento, con costi onerosi. O senza scendere a compromessi rivolgendosi ad uno di quei piccoli (seppur validi, per carità) centri sanitari che cercano una via economica di mezzo per accontentare i cittadini. Sono sempre un’alternativa. Ma se un paziente ha diritto a tempi brevi per una visita specialistica in una struttura pubblica, perché ci deve rinunciare?

 

 

I tempi di attesa per una visita specialistica

Quando si deve fare una visita specialistica, il primo passo da fare è andare dal medico curante. Lui, in base alla patologia, sceglierà tra quattro opzioni: la visita urgente, quella breve, quella differibile e quella programmabile. Ciascuna di queste opzioni verrà segnata dal medico di base sull’impegnativa che il paziente dovrà avere in mano per prenotare la visita al telefono, online o allo sportello.

Sarà, quindi, il nostro dottore il primo a stabilire i tempi di attesa della visita specialistica in base al codice che avrà riportato sull’impegnativa. Si va da un minimo di 72 ore per le visite più urgenti a “chissà quando” per quelle meno urgenti: ogni Regione, infatti, stabilisce i tempi entro i quali devo essere fissate le prestazioni, essendo l’Ente che gestisce la sanità pubblica nei territori di competenza.

Fino ad un certo punto. Perché quel “chissà quando” ha un termine stabilito dalla legge: 30 giorni [1]. Intanto, già quando il paziente va dal medico curante per avere una visita specialistica, può invitare il dottore a chiedere tempi brevi se il suo stato di salute è incompatibile con tempi di attesa lunghi. Certo, non si può pretendere l’urgenza per un raffreddore. Ma resta un diritto del paziente quando il malessere gli crea delle serie difficoltà o un grave disagio che non lo fa vivere serenamente.

Il dottore consegna al paziente l’impegnativa. Ora tocca fare la prenotazione. Con tanti auguri: se la visita viene fissata entro 30 giorni, siamo a cavallo, cioè entro i termini fissati dalla legge. Ma se, come spesso succede, viene fissata tra sei mesi, è il caso di alzare la voce e far valere i propri diritti. Carta e penna per fare una richiesta di visita specialistica in regime di libera professione intramuraria. Significa pretendere (e ottenere) che la stessa prestazione, non garantita dal Servizio sanitario nazionale nei tempi fissati dalla legge, venga erogata da quei medici di un ospedale che, al di fuori del normale orario di lavoro, utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche della stessa struttura, a fronte del pagamento di una tariffa equivalente al ticket. Il paziente, cioè, ha diritto ad una visita specialistica privata pagando soltanto il costo del ticket.

 

 

Visite specialistiche: che cosa fare per accorciare i tempi di attesa

Come detto, il paziente ha diritto ad una visita in regime di libera professione intramuraria (chiamata anche intramoenia) in caso di tempi di attesa troppo lunghi per una visita specialistica presso il Servizio sanitario nazionale. La procedura per richiederla è semplice: il malato spedisce al Direttore Generale dell’Azienda sanitaria di appartenenza la relativa richiesta in carta semplice specificando quale visita gli è stata prescritta, l’impossibilità posta dal Cup di effettuarla entro i 30 giorni prescritti dalla legge e l’eventuale urgenza o, comunque, il fatto che le sue condizioni non gli consentono di attendere così tanto tempo. Dopodiché, nella stessa istanza, il paziente chiede che la prestazione richiesta dal suo medico venga effettuata in regime di libera professione intramuraria con onere a carico del Servizio sanitario nazionale e che venga fornita immediata comunicazione in merito. Non si deve mancare di ricordare nell’istanza che, in caso di mancata prenotazione intramuraria in tempi utili, il paziente si rivolgerà ad una struttura privata per poi passare il conto all’Azienda sanitaria. La quale sarà tenuta a rimborsare il costo della visita.


[1] Dlgs 124/1998 art. 3 co. 13.

 


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