Se il Comune dà una concessione edilizia illegittima non risarcisce
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14 Nov 2016
 
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Se il Comune dà una concessione edilizia illegittima non risarcisce

Il proprietario dell’immobile costretto a demolire il fabbricato costruito in forza di una autorizzazione comunale rilasciata per errore non ha diritto a ottenere il risarcimento del danno dall’amministrazione.

 

Incredibile ma vero: il cittadino si rivolge al Comune per chiedere una concessione edilizia, l’amministrazione gliela concede, ma poi la magistratura mette tutto sotto sequestro e ordina la demolizione del manufatto. Ebbene, in questi casi, al proprietario non spetta alcun risarcimento del danno nei confronti dell’ente pubblico perché è il rispetto della legge quello che, in definitiva, conta e la legge – si sa – non ammette ignoranza di sorta. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

 

Nel caso di specie l’amministrazione locale aveva rilasciato una concessione edilizia illegittima in quanto non teneva conto delle distanze minime tra costruzioni dettate dalla legge: poiché – si legge in sentenza – le norme tecniche di attuazione del Prg non possono derogare alla distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti [2], l’autorizzazione era da ritenersi viziata. Così il proprietario si è trovato condannato a demolire la propria opera. Inutile però la sua richiesta di risarcimento dei confronti del Comune.

 

Rischia chi si affida ai tecnici dell’amministrazione comunale per avere un parere sull’iter procedurale da seguire per il rispetto della normativa urbanistica. Non è la prima volta che, consultato un ufficio dell’ente locale, il cittadino viene indotto a svolgere un’attività edilizia secondo alcune procedure ritenute poi illegittime dalla magistratura. Quante volte, ad esempio, è capitato che per un gazebo o una veranda il Comune abbia ritenuto sufficiente la Scia o la Dia mentre, secondo i giudici, era necessario il permesso di costruire. Ebbene, quando arriva l’ordine di demolizione, il proprietario non può agganciarsi ad alcuna norma del codice civile [3] per chiedere il risarcimento del danno all’amministrazione che non ha correttamente interpretato le leggi. Inutile anche invocare la buona fede. La responsabilità della P.A. si configura solo quando si verifica un danno che incide su di un interesse rilevante per l’ordinamento e legato da una colpa o un dolo dell’ente pubblico. Nella specie l’interesse legittimo alla pretesa di costruire non c’è: si tratta di un’attività comunque non consentita dalla legge e il diritto non consente quindi la tutela del proprietario convinto che la concessione fosse valida.

 


[1] Cass. sent. n. 23136/16 del 14.11.16.

[2] Art. 9 del dm 2 aprile 1968.

[3] Art. 2043 cod. civ.

 


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