Opzione donna, chiesti proroga al 2016 e cumulo gratis dei contributi
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15 Nov 2016
 
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Noemi Secci
 


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Opzione donna, chiesti proroga al 2016 e cumulo gratis dei contributi

Nuova proposta nella Legge di bilancio 2017: pensione con opzione donna prorogata al 2016 e cumulo gratuito dei contributi di casse diverse.

 

Pensione anticipata con opzione donna per chi raggiunge 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016 (58 anni e 7 mesi di età se lavoratrice autonoma) e possibilità di raggiungere i 35 anni di contributi richiesti cumulando la contribuzione accreditata in casse diverse, Gestione separata compresa: è questa la proposta che potrebbe essere inserita nella Legge di Bilancio 2017, fortemente voluta dal Comitato opzione donna.

Questa opzione, che consente l’uscita anticipata dal lavoro, nonostante sia fortemente penalizzante, in quanto la pensione viene ricalcolata col sistema interamente contributivo, è comunque molto richiesta: per le disoccupate over 50, o per le lavoratrici con problemi di salute o familiari, rappresenta difatti l’unica chance per poter terminare di lavorare senza restare prive di reddito.

Al momento, però, l’opzione può essere ottenuta solo da chi ha maturato i requisiti previsti al 31 dicembre 2015: facciamo, dunque, un breve punto della situazione, per capire chi, attualmente, può già pensionarsi con opzione donna e chi si potrà pensionare, se l’emendamento alla Legge di bilancio verrà approvato.

 

 

Opzione donna: chi si può pensionare

Allo stato attuale, può pensionarsi con opzione donna chi ha raggiunto, entro il 31 dicembre 2015:

  • 57 anni e 3 mesi di età, più 35 anni di contributi, se lavoratrice dipendente;
  • 58 anni e 3 mesi di età, più 35 anni di contributi, se lavoratrice autonoma.

Dal momento della maturazione dei requisiti, le lavoratrici dipendenti devono attendere, per ottenere la pensione, una finestra di 12 mesi, mentre le autonome ne devono attendere 18.

È possibile, comunque, pensionarsi in ogni momento, anche se la finestra è trascorsa da un pezzo: in base al principio della cristallizzazione dei requisiti, difatti, chi ha raggiunto i requisiti necessari per pensionarsi può fare domanda in qualsiasi momento, anche se la legge cambia.

 

 

Opzione donna: chi potrà pensionarsi

Se l’emendamento alla Legge di bilancio 2017 verrà accolto, potrà pensionarsi con opzione donna chi ha raggiunto, entro il 31 luglio 2016:

  • 57 anni e 7 mesi di età, più 35 anni di contributi, se lavoratrice dipendente;
  • 58 anni e 7 mesi di età, più 35 anni di contributi, se lavoratrice autonoma.

Dal momento della maturazione dei requisiti, le lavoratrici dipendenti dovranno, ugualmente, attendere, per ottenere la pensione, una finestra di 12 mesi, mentre le autonome ne dovranno attendere 18.

 

 

Opzione donna e cumulo dei contributi

La pensione con opzione donna non può essere ottenuta sommando i contributi presenti in casse diverse, come accade per la totalizzazione, salvo ipotesi particolari di cumulo, come la convenzione Inps-Enpals: tuttavia, nella nuova Legge di bilancio si vuole introdurre la possibilità di raggiungere i 35 anni richiesti per l’Opzione anche sommando gratuitamente la contribuzione appartenente a gestioni diverse, compresa la Gestione separata.

Potrebbero così pensionarsi con l’opzione anche quelle lavoratrici che possiedono versamenti come co.co.co., professioniste senza cassa o da voucher: i contributi versati nella Gestione Separata, difatti, non sono ricongiungibili, ma col cumulo gratuito potrebbero contribuire a raggiungere i 35 anni richiesti per la pensione con opzione donna.

 

 

Opzione donna: quanto penalizza il calcolo contributivo?

In cambio dell’anticipo della pensione con opzione donna, come già esposto, l’assegno è calcolato col sistema interamente contributivo: questo metodo di calcolo, anziché basarsi sulle ultime annualità di stipendio, come avviene per il sistema retributivo, è basato sui contributi accreditati nell’arco della vita lavorativa (il cosiddetto montante contributivo). I contributi sono convertiti in pensione da un coefficiente di trasformazione, che aumenta con l’età pensionabile.

Il sistema contributivo risulta notevolmente penalizzante rispetto al retributivo, specie quando gli stipendi percepiti a fine carriera sono molto più alti rispetto a quelli percepiti nel corso della vita lavorativa. Inoltre, per rivalutare i contributi accantonati sono utilizzati dei coefficienti più bassi rispetto a quelli applicati nel metodo retributivo.

Non esiste, comunque, una penalizzazione fissa della pensione con l’opzione, ma il taglio dell’assegno cambia a seconda della carriera della lavoratrice e dei periodi in cui sono collocati i contributi: diverse statistiche parlano comunque di una penalizzazione media del 25-30%.


 


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