La notizia sul processo va aggiornata con l’assoluzione
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16 Nov 2016
 
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La notizia sul processo va aggiornata con l’assoluzione

Reato di diffamazione a mezzo stampa per il titolare del giornale online che non aggiorna la pagina del proprio sito internet con le notizie sullo sviluppo di indagini e/o processo più favorevoli al presunto reo.

 

È vero, la stampa si alimenta di cronaca nera, denunce e notizie di indagini: ma è necessario informare il pubblico anche del successivo esito delle indagini o del processo se tutto si conclude con l’assoluzione dell’indagato/imputato. Insomma, chi ha deciso di pubblicare su internet la notizia di un’indagine penale è poi obbligato a seguirne tutto lo sviluppo e ad aggiornarla con l’eventuale esito positivo per il soggetto passivo. È quanto chiarito dal Tribunale di Genova con una recente sentenza [1].

 

Qui non è in gioco il diritto all’oblio che impone, invece, anche nel caso di condanne, di cancellare le notizie online dopo diverso tempo perché non più di interesse pubblico. Qui si tratta, invece, di ristabilire la verità dei fatti: tenere online la notizia dell’avvio di un’indagine, della notifica di un rinvio a giudizio, di un processo o anche di una condanna in primo grado, senza poi aggiornarla con gli sviluppi dell’inchiesta/causa più favorevoli al presunto reo costituisce un illecito che viola il codice penale (costituendo reato di «diffamazione a mezzo stampa») e il diritto costituzionale all’identità della persona oggetto dello scritto giornalistico. Sicché quest’ultimo ha la facoltà di chiedere, da subito, il completamento dell’articolo con l’esito positivo del processo, salvo poi, trascorso un ragionevole lasso di tempo, pretenderne anche la totale cancellazione o la deindicizzazione (ossia l’eliminazione dai risultati dei motori di ricerca come Google) perché non più attuale.

 

Se il titolare del sito, del blog o del giornale non ottempera alla richiesta di aggiornamento della notizia con l’esito positivo dell’inchiesta o della causa penale commette il reato di diffamazione a mezzo stampa [2] per il quale si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro. L’illecito penale sussiste – secondo la sentenza in commento – in quanto non c’è dubbio che l’omesso aggiornamento mediante inserimento dell’esito del procedimento penale costituisce un comportamento diffamatorio. Del resto la qualifica di un soggetto come indagato, o peggio ancora come imputato, è certamente idonea a qualificare negativamente l’immagine, il decoro e la reputazione di una persona, soprattutto quando si tratta di soggetto noto al pubblico. La reputazione, infatti, consiste nell’opinione o stima di cui l’individuo gode in seno alla società in ragione delle proprie qualità e capacità, ed è indubbio che fra queste l’onestà di vita e di costumi assuma peso decisivo; la notizia che taluno è soggetto ad indagine penale induce un dato oggettivo avvertito negativamente da chiunque e credibilmente scalfisce l’originario giudizio estimatorio, essendo assolutamente impossibile al medio lettore di percepire immediatamente l’ipotetica falsità o infondatezza dell’accusa.

 

Pertanto, la notizia – vera al momento dell’inserimento – deve essere aggiornata o eliminata perché non più reale. Difatti, «la verità della notizia – si legge nel provvedimento in commento – deve essere riferita agli sviluppi di indagine quali risultano al momento della pubblicazione dell’articolo, mentre la verifica di fondatezza della notizia, effettuata all’epoca dell’acquisizione di essa, deve essere aggiornata nel momento diffusivo, in ragione del naturale e non affatto prevedibile percorso processuale della vicenda».


La sentenza

Tribunale di Genova – Sezione I penale – Sentenza 20 giugno 2016 n. 3582

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

SEZIONE PRIMA

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Dr. RICCARDO CRUCIOLI

in data 6/06/2016 ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA

nei confronti di

Ma.An., nata (…), residente in Via (…) (GE), difesa di fiducia dall’avv. Ma.An. del foro di Genova domicilio ivi eletto, e dall’avv. Ri.La. del foro di Genova

LIBERA – PRESENTE

IMPUTATA

Delitto di cui all’art. 595 comma 3 del c.p., perché, pubblicando sul sito internet della As.Na. con sede in Genova (e quindi comunicando con più persone), sito di cui la medesima è Presidente e responsabile, la notizia che Ca.Ri. e Gi.Ur. – rispettivamente Presidente e Vicepresidente del Codacons – erano “imputati” nella vicenda “Ro.” e che, in particolare, erano stati rinviati a giudizio dalla Procura di Campobasso in quanto “coinvolti nella maxi inchiesta sugli appalti sospetti di Ro.” e che il Ri. era altresì “imputato per tentativo di concussione” innanzi al Tribunale di Sulmona, offendeva la reputazione dei predetti; segnatamente non provvedeva ad

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[1] Trib. Genova sent. n. 3582/2016.

[2] Art. 595 cod. pen.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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