Limite ai prelievi in contanti e indagini finanziarie: banche ringraziano
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16 Nov 2016
 
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Mauro Finiguerra
 


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Limite ai prelievi in contanti e indagini finanziarie: banche ringraziano

L’emendamento proposto al decreto fiscale è molto più sottile di quanto si pensi: occorre quindi inquadrare l’argomento alla luce della attività istruttoria del fisco per capirne la reale portata.

 

 

Quali rischi corre oggi chi preleva in contanti

Già oggi il prelievo in contanti, non solo dai conti della propria impresa, ma anche dai conti personali dei cittadini e dei lavoratori dipendenti in particolare, espone i contribuenti a grossi rischi.

 

Il problema non è quello di rispettare il limite all’utilizzo del contante, che è stato fissato ad euro 3.000 così innalzato dal precedente limite di euro 1.000 a partire dal 1.1.2016.

 

Infatti l’emendamento che vorrebbe porre un limite ai prelievi in contanti non è collegato direttamente al limite valutario, ma è riferito alle presunzioni utilizzate dagli Uffici durante i controlli basati sulle indagini bancarie.

 

Durante questo tipo di controlli fiscali, fino ad oggi, vengono considerati ricavi non dichiarati anche i prelievi in contanti effettuati, senza alcun limite di importo, se il titolare del conto non è in grado di fornire documentazione oggettiva di come sono stati spesi e di chi ne era il soggetto destinatario.

 

Tuttavia, nella prassi amministrativa, durante la fase istruttoria, cioè mentre gli organi di verifica – Guardia di Finanza o Agenzia Entrate – controllano i conti correnti bancari, le circolari consigliano ai verificatori di non considerare come prelievi ingiustificati quelli di ammontare minimo o comunque pari od inferiore ad euro 250,00 al giorno, che dovrebbero essere considerati come riferibili alle necessità di vita quotidiane.

 

Di fatto durante le indagini bancarie gli uffici ed i nuclei di polizia tributaria si comportano in modo difforme fra loro: alcuni riconoscono come giustificati i prelievi fino a 300/500 euro, altri non giustificano neppure quelli sotto i 250 euro.

 

Con l’emendamento in oggetto il legislatore esprime la volontà di intervenire, con una nuova norma di legge, a disciplinare un comportamento finora regolato dalla prassi e dal buon senso, individuando fino a quale ammontare i prelievi bancari possano essere considerati giustificati o giustificabili dagli organi di verifica, in modo da evitare trattamenti difformi o discriminazioni fra contribuenti.

 

Alla luce di quanto sopra occorre dunque fare una riflessione: di per sé la norma non è vessatoria, in quanto interverrebbe ad eliminare una area di incertezza operativa dell’amministrazione finanziaria oggi lasciata in mano al singolo funzionario che potrebbe agire con eccessiva discrezionalità.

 

Tuttavia il limite di importo fissato per la presunzione del prelievo di imprenditori ed imprese necessita di alcune osservazioni.

 

Sinora infatti la discrezionalità dell’Amministrazione Finanziaria era contemperata, al momento dell’impugnazione dell’accertamento conseguente all’indagine bancaria, dall’intervento delle commissioni tributarie che potevano intervenire nella giustificazione dei movimenti minimi in favore del contribuente, mentre, da quando e se, sarà approvata la norma si troveranno con le mani legate.

 

In secondo luogo, mentre il limite giornaliero fissato in euro 1.000 potrebbe anche essere considerato “abbondante”, invece il limite mensile fissato a 5.000 euro è sicuramente riduttivo, perché, finora, se un contribuente avesse prelevato 250/300 euro al giorno – consiglio che tutti i professionisti avveduti avevano già dato ai propri clienti – avrebbe potuto giustificare fino a 7.500/9.000 euro di prelievi bancari al mese.

 

Inoltre non bisogna dimenticare che attraverso le banche-dati il fisco avrebbe potuto già intervenire su quei prelievi anche con un’altra metodologia di accertamento, il redditometro.

 

Infine sicuramente la norma offre il fianco ad una possibile violazione di principi costituzionali, infatti in Italia, almeno sinora, la proprietà privata è un diritto garantito per legge primaria, mentre porre un limite alla possibilità di prelevare il proprio denaro potrebbe violare questa norma e il diritto alla tutela della privacy del cittadino, nonché potrebbe essere considerato come un  vantaggio illegittimo in favore delle banche.

 

Dunque restiamo in attesa della discussione parlamentare sperando che la Commissione che si deve occupare della corretta formulazione della nuova norma esamini tutti i profili critici sopra esposti, prima di emanare la versione definitiva del testo.

 


 


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Commenti
17 Nov 2016 Vito S

Il problema sull’uso del contante NON SI VUOLE RISOLVERE !!! Basterebbe fare una legge semplicissima che gradualmente dovrebbe portare all’eliminazione totale delle banconote: solo pagamenti con moneta elettronica !!! Senza “se” e senza “ma” !!!
In un colpo solo si risolverebbero tanti problemi: evasione fiscale, riciclaggio, finanziamento illecito ai partiti, ecc. ecc. ecc….

 
17 Nov 2016 Faust

E poi arrivi alla cassa e non funziona il Bancomat…

P.S.
Ma con il limite di 3.000 euro (o di mille fino all’anno scorso) i politici si facevano pagare le mazzette con bonifico e/o assegno circolare?
P.S. 2
Naturalmente, le banche non ci guadagnano niente a gestire i pagamenti elettronici..

 
18 Nov 2016 Nicola

E chi ha problemi giudiziari protesti ecc..,come affronterebbe la situazione di non liquidità’,cioè solo con moneta elettronica.

 
19 Nov 2016 antonio carraro

insomma sembra di essere nella Germania dell’est, a quanto manca per vedere ciò che facciamo in bagno e all’arrivo della polizia segreta in stile “stasi”??. Fatto salvo poi vedere sti bifolchi che fanno queste regole che come unico scopo hanno quello di comprimere l’economia incassare mazzette a raffica, vergogna.

 
19 Nov 2016 luciano giovagnoli

se volessi prelevare e tenere i soldi a casa non potrei farlo? diventerei un presunto evasore fiscale anche se sono solo un pensionato?
Questa la chiamano democrazia?..io no,lo chiamo esproprio!