Fare le pulizie alle 6 di mattina si può?
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17 Nov 2016
 
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Redazione
 


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Fare le pulizie alle 6 di mattina si può?

Disturba il riposo e l’occupazione delle persone la casalinga che inizia le faccende domestiche e a fare le pulizie di casa alle 6 di mattina, ma tiene anche la radio alta e litiga con i familiari.

 

Da che ora si può iniziare a fare rumore in casa e avviare le pulizie domestiche? In altre parole, a partire da quale momento della giornata è possibile spostare mobili, azionare l’aspirapolvere, sbattere tappeti, togliere i piatti dalla lavastoviglie azionata durante la notte ed, eventualmente, farsi compagnia con la radio accesa?

Il codice civile non dice nulla a riguardo e intima solo, ai proprietari di appartamenti in condominio, di non fare rumori che possano essere «intollerabili» per i vicini di casa: una soglia che, ovviamente, va valutata anche in base all’orario della giornata; per cui lo stesso rumore, tollerabile a mezzogiorno (si pensi all’asciugacapelli o all’aspirapolvere) non lo è più la notte. Chi supera tale tetto commette di sicuro un illecito civile, che obbliga al risarcimento del danno nei confronti di quanti sono molestati. Ma può sconfinare anche nel penale se ad essere disturbata è una generalità di persone (e non solo gli stretti confinanti).

 

In ogni caso bisogna accertarsi che il regolamento di condominio non preveda appositi divieti e orari entro i quali è vietato qualsiasi tipo di rumore (anche quello tollerabile), regolamento che, tuttavia, deve essere stato approvato all’unanimità. In questo caso, il limite al baccano è ancora più stringente di quello previsto nel codice civile. Il che non significa certo che «non deve volare una mosca» e che non si può neanche tenere la televisione accesa, ma che bisogna fare ancora più attenzione.

 

Secondo la Cassazione, tuttavia, anche in assenza di una espressa previsione nel regolamento di condominio, fare le pulizie domestiche alle sei di mattina, tenendo la radio altissima e, magari, litigando animosamente con un familiare convivente è reato di disturbo alla quiete e al riposo delle persone. La sentenza è stata pubblicata ieri [1].

Come si diceva, l’illecito penale scatta solo quando i soggetti molestati sono una moltitudine e non identificabili singolarmente: dunque la condotta deve essere posta all’interno di una zona particolarmente popolata (nel caso di specie si trattava di un quartiere di Napoli). Diversamente esistono comunque i presupposti per un giudizio civile di risarcimento del danno, dove la misura del danno, peraltro, non deve neanche essere dimostrata, presumendosi che i rumori alti comportino sempre una diminuzione della qualità di vita. Insomma, il soggetto molestato ha un onere della prova ridotto in causa e può farsi valere con maggiore facilità rispetto all’avversario processuale.

 

Infine un ultimo cenno alle prove. La pronuncia in commento fonda la propria condanna sulle prove testimoniali dei vicini del rione. Non c’è quindi bisogno – ai fini della condanna penale – di nominare un perito fonografico che attesti l’intollerabilità dei rumori se tutto il quartiere conferma l’esistenza degli schiamazzi e la conseguente impossibilità a riposare o a svolgere altre attività quotidiane.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 11 ottobre – 16 novembre 2016, n. 48315
Presidente Di Nicola – Relatore Gai

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 17 maggio 2016, il Tribunale di Napoli ha condannato Q.A.M. alla pena di Euro 100,00 di ammenda, oltre al risarcimento dei danni alle parti civili costituite, per il reato di cui all’art. 659 cod.pen. commesso in (omissis) sino al (omissis) .
2. Avverso la sentenza Q.A.M. ha presentato ricorso per cassazione, a mezzo del difensore di fiducia, e ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.:
2.1. Con il primo motivo denuncia il vizio di motivazione in relazione alla illogicità, contraddittorietà e mancanza di motivazione sulla affermazione della responsabilità penale della ricorrente.
Argomenta la difesa che il giudice avrebbe ritenuto provata la responsabilità della Q. , in relazione al reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (art. 659 cod.pen.), ponendo a fondamento della decisione di condanna esclusivamente la denuncia presentata dalle persone offese, ritenendo integrata la condotta medesima senza valutare il contributo offerto dai testimoni della difesa,

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[1] Cass. sent. n. 48315/16 del 16.11.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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