Cos’è l’accesso civico?
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17 Nov 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Cos’è l’accesso civico?

Obblighi informativi della pubblica amministrazione: se l’ente non pubblica qualcosa sul proprio sito internet, ecco come costringerlo a farlo.

 

L’accesso civico è lo strumento che consente a tutti i cittadini di chiedere alla Pubblica amministrazione (un ministero, la regione, l’Agenzia delle entrate e così via) di pubblicare un’informazione, un dato o un documento che essa era obbligata a rendere noto sul proprio sito internet. L’istanza è gratuita e non va motivata: se l’amministrazione non risponde o non pubblica quanto richiesto, si può ricorrere al giudica amministrativo.

L’accesso civico e il principio di trasparenza

Ogni pubblica amministrazione deve rispondere, nel suo operare, ad una serie di principi imposti dalla legge. Tra questi troviamo il principio di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa (che deve tendere quindi al raggiungimento dei risultati nel miglior modo possibile), il principio di imparzialità e, infine, il principio di trasparenza [1]. In particolare, quest’ultima regola impone alla P.a. di agire in modo cristallino e di rendere pubblico ogni atto, determinazione, delibera o provvedimento adottato nell’interesse generale. La Pubblica amministrazione, infatti, svolge la propria attività utilizzando risorse pubbliche, nell’interesse di tutta la collettività nazionale: quest’ultima deve essere messa in condizione di controllare, in ogni momento, tutte le fasi dell’agire amministrativo, anche per poter poi ricorrere al giudice per la tutela dei propri diritti.

 

L’attuazione del principio di trasparenza è stata facilitata, senza dubbio, con l’imporsi di internet. Le singole amministrazioni, infatti, sono obbligate dalla legge a pubblicare sui propri siti istituzionali una serie di atti e documenti, sia che riguardino l’organizzazione interna sia che siano rivolti ai cittadini. Attualmente quindi, internet è il luogo in cui la maggior parte degli atti vengono portati a conoscenza della collettività. Proprio per garantire la trasparenza, una legge del 2013 [2] ha introdotto l’accesso civico, ossia è il diritto per chiunque di richiedere la divulgazione dei atti, dati e informazioni non pubblicati dalla Pubblica amministrazione nonostante l’obbligo imposto dalla legge. In pratica, se ad esempio il ministero dell’Interno era obbligato a diffondere sul proprio sito un determinato atto e, per qualsiasi motivo, non lo ha fatto, ogni cittadino può fare istanza di accesso civico, chiedendo che l’informazione in questione venga resa pubblica.

Come fare istanza di accesso civico

Per effettuare l’accesso civico occorre presentare un’apposita istanza. Essa è gratuita, non va motivata e può essere proposta anche da chi non ha un interesse diretto alla pubblicazione dell’atto. Ciò perché l’accesso civico è un rimedio che tutela un interesse generale (quello della collettività) e non particolare del singolo cittadino: la P.a. un obbligo legale di pubblicare quel documento o quell’informazione e, se non lo fa, ogni cittadino può far sì che questo dovere sia adempiuto.

 

La richiesta di accesso civico va indirizzata al responsabile della trasparenza della specifica amministrazione interessata, inviando tramite posta elettronica un modulo appositamente predisposto (disponibile sui siti internet delle varie p.a.). Il responsabile della trasparenza trasmette la richiesta al dirigente dell’ufficio competente per materia, il quale ha 30 giorni per pubblicare sul sito web l’atto, l’informazione o il dato richiesto. Contemporaneamente, egli comunica al richiedente l’avvenuta pubblicazione, indicandogli il link per accedervi.

 

In caso di ritardo o mancata risposta (o pubblicazione) del dirigente, l’istante può rivolgersi al titolare del potere sostitutivo della specifica amministrazione: quest’ultimo ha il compito di rendere pubblico il documento richiesto e comunicare quanto avvenuto al richiedente (sempre mettendogli a disposizione il link).

 

Contro ogni decisione (o silenzio, se non ha ricevuto risposta), il richiedente può proporre ricorso al giudice amministrativo (Tar) entro 30 giorni da quando ha conosciuto la decisione di non pubblicare quanto richiesto, oppure dalla scadenza del termine entro cui l’amministrazione doveva rispondere.


[1] Art. 1, L. n. 241/1990.

[2] L. n. 33/2013.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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