Cos’è lo scivolo per la pensione?
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18 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Cos’è lo scivolo per la pensione?

Scivolo pensionistico: quali sono le misure che anticipano la pensione, chi può beneficiarne.

 

Sotto il nome di scivolo pensionistico, o prepensionamento, rientrano diverse agevolazioni che consentono di “accompagnare” i lavoratori alla pensione ancora prima che questi maturino i requisiti. In pratica, si tratta di strumenti che permettono l’uscita anticipata dal lavoro e che danno diritto a un assegno, sino a che il lavoratore non raggiunge i requisiti necessari per la pensione.

Tra gli scivoli pensionistici più noti vi sono l’isopensione e l’assegno straordinario, cosiddetto di prepensionamento: con la nuova Legge di bilancio 2017, poi, potrà essere utilizzato l’anticipo pensionistico, meglio noto come Ape. Vediamoli insieme.

 

 

Isopensione

L’isopensione è uno “scivolo” istituito dalla Legge Fornero, che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 4 anni senza perdere la retribuzione.

Non si tratta di una pensione anticipata, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto è pari al trattamento di pensione spettante: si tratta, invece, di una prestazione a sostegno del reddito, come la disoccupazione e la mobilità.

Possono beneficiare dell’isopensione soltanto i lavoratori di aziende che occupino mediamente più di 15 dipendenti, ai quali mancano non più di 4 anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Per essere sicuri del possesso dei requisiti, bisogna richiedere all’Inps (direttamente online o tramite patronato) l’Ecocert, cioè l’Estratto conto certificativo: si tratta del documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati a favore del lavoratore e gli anni nei quali sono stati effettuati i versamenti contributivi.

Ad ogni modo, il lavoratore non può domandare autonomamente l’isopensione, ma questa deve essere domandata all’Inps dall’azienda; inoltre, perchè la misura possa essere attivata, è necessario che siano stipulati degli accordi sindacali in merito.

 

Vediamo quali sono i passaggi per ottenere l’isopensione:

  • l’impresa individua l’insieme dei dipendenti in esubero e dichiara il dato al sindacato;
  • viene sottoscritto un accordo sindacale, che individua, come eccedenza, l’insieme dei lavoratori che entro 4 anni raggiungono la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • l’azienda propone la pre-adesione ai lavoratori interessati e presenta all’Inps le pre-adesioni e l’accordo sindacale;
  • l’Inps valuta la posizione dei lavoratori interessati all’adesione ed invia all’azienda un documento di stima della spesa nel periodo di prepensionamento;
  • i dipendenti interessati vengono informati sui calcoli dell’Inps e decidono se accettare, o meno, l’isopensione;
  • prima che l’Inps liquidi l’isopensione al lavoratore, l’azienda è tenuta a versare all’istituto gli importi conteggiati; il pagamento può essere unico o rateale, ma l’impresa è tenuta a predisporre a garanzia del debito una fideiussione bancaria;
  • una volta effettuati tali adempimenti, l’Inps paga la prestazione, mensilmente, al lavoratore.

 

 

Assegno di prepensionamento

Per i lavoratori delle imprese che aderiscono ai fondi bilaterali può essere erogato (se previsto dagli accordi di costituzione del fondo) un assegno straordinario per il sostegno al reddito: la prestazione, meglio nota come prepensionamento, è riconosciuta, al pari dell’isopensione, nelle procedure di agevolazione all’esodo dei dipendenti.

Anche in questo caso, dunque, si tratta di accordi per l’uscita volontaria degli esuberi: la pensione con 5 anni di anticipo, in particolare, può essere ottenuta dai dipendenti che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata nei successivi 60 mesi (5 anni).

Ogni fondo stabilisce le modalità per l’erogazione dell’assegno straordinario: può essere comunque previsto che la prestazione di prepensionamento spetti anche se il lavoratore accetta, successivamente, un’offerta di lavoro congrua. In questo caso l’assegno straordinario non può, tuttavia, essere superiore alla differenza tra l’indennità complessiva inizialmente prevista, aumentata del 20%, e il nuovo stipendio.

 

 

Ape volontaria, aziendale, agevolata

L’anticipo pensionistico, meglio noto come Ape, consiste nella possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro a 63 anni di età, con un minimo di contributi, a seconda della situazione del lavoratore, da 20 a 36 anni.

L’Ape è erogata nel periodo che va dall’uscita dal lavoro sino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia (pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2018): l’anticipo massimo è pari a 3 anni e 7 mesi ed il minimo a 6 mesi.

L’Ape è ottenuta grazie al prestito di una banca, detto prestito-ponte: il prestito è restituito in rate ventennali, che comprendono, oltre a capitale e interessi, il premio dell’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza. La restituzione delle rate determina una penalizzazione della pensione del 4,7% per ogni anno di anticipo, in media (anche se il preciso ammontare delle decurtazioni deve essere stabilito da un apposito dpcm).

Nell’ambito delle procedure di esubero, le aziende possono versare un contributo ai lavoratori per coprire, in parte, i costi dell’Ape: parliamo, in questo caso, della cosiddetta Ape aziendale. L’Ape aziendale, dunque, rappresenta una sorta di scivolo, che risulta, per l’azienda, più conveniente dell’isopensione e, per il lavoratore, più conveniente dell’Ape volontaria.

 

Per i lavoratori disoccupati, invalidi, che assistono familiari di 1° grado beneficiari della Legge 104 o addetti ad attività usuranti e gravose, è comunque possibile ottenere un altro tipo di Ape, l’Ape sociale, o Ape agevolata (con 30 anni di contributi, 36 anni per i soli addetti alle attività usuranti e gravose). Si tratta di una prestazione a sostegno del reddito, che non può superare i 1.500 euro mensili: a differenza dell’Ape volontaria, non determina alcuna decurtazione della pensione, perché non è erogata grazie a un prestito bancario ma direttamente dallo Stato.


 


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