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Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2016

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Lo sai che? Hobbisti: le norme per vendere le proprie creazioni

> Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2016

Gli hobbisti sono soggetti a una disciplina fiscale sconosciuta alla maggior parte dei comuni mortali: non esiste, infatti, una normativa organica per la loro attività.

L’obiettivo di questa guida è quello di fare chiarezza su un mondo particolare e, spesso, poco considerato quale è quello degli hobbisti: esamineremo insieme, cioè, la disciplina fiscale che essi devono rispettare per la vendita dei propri lavori realizzati homemade (letteralmente “fatti a mano”). Vedremo che, sia per gli hobbisti che per i creativi, non è necessaria l’autorizzazione amministrativa per il commercio sulle aree pubbliche e che, in caso di attività esercitata occasionalmente, non sono obbligati ad aprire una partita Iva. Ma procediamo con ordine.

Hobbisti: chi sono?

Prima di entrare nel vivo della questione, è opportuno capire esattamente cosa si intende parlando di hobbisti e di creativi [1].

Un hobbista è quell’artigiano che – professionalmente (nel senso che lo fa di mestiere e si dedica esclusivamente a tale attività) o occasionalmente (nel senso che lo fa nel tempo libero o per hobby), mette in vendita creazioni frutto del proprio lavoro e del proprio ingegno (ad esempio, oggetti fatti quasi interamente a mano: bigiotteria, creazioni in pietra, a maglia, ecc…), che potrebbero rientrare nelle opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore (si parla, nel caso specifico, di creativi: ad esempio, opere letterarie, arti figurative, ecc…). Insomma, possiamo definire un hobbista o un creativo (non professionale) come un soggetto che:

  • vende, baratta, scambia, espone, creazioni di poco valore, valore che, per legge e per ogni singola creazione, non può superare 250,00 euro; in alcune Regioni il limite si abbassa a 100,00 euro se il prodotto viene venduto in appositi mercatini;
  • svolge tale attività in modo occasionale: si intende che, per essere definito un hobbista, Tizio – un nome a caso – deve creare lavoretti in pietra leccese saltuariamente, in modo non professionale (nel senso che tale attività non deve essere il suo lavoro principale), senza vincolo di subordinazione e senza organizzazione di mezzi (non deve, cioè, avere un’azienda di produzione di lavori in pietra leccese). Allo stesso modo, Tizio non può essere considerato un hobbista occasionale se decide di partecipare a tutti i mercatini della regione ma solo se ne pratica uno/due l’anno. L’occasionalità di cui parliamo, in realtà, può essere intesa in modo diverso da Regione a Regione [2], fermo restando che tale requisito è necessario per non incorrere in obblighi contributivi e fiscali;
  • per tale attività non supera, in seguito alla vendita dei propri prodotti, l’importo di 5.000,00 euro.

Se non si rientra in questi requisiti, l’hobbista non è tale ma un vero e proprio venditore professionista che, pur realizzando i propri prodotti in maniera autonoma e artigianale, effettua un’attività di vendita continuativa ed organizzata, indipendentemente dalla natura dei beni commercializzati. Per intenderci, se Caio vende le sue creazioni in modo continuativo – ad esempio, sul suo sito di e-commerce – e professionale, con un suo proprio marchio (“Caio Creazioni”) o in un locale apposito, facendo pubblicità e avvalendosi di cartellonistica e, in tal modo, supera la soglia dei 5.000 euro annui, è un commerciante a tutti gli effetti: ne consegue che è soggetto all’obbligo di apertura della partita Iva, all’iscrizione alla Camera di Commercio (sezione commercianti o artigiani), alla presentazione della segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al suo Comune e alla tenuta delle scritture contabili. Si tratta di adempimenti fiscali e amministrativi che richiedono l’assistenza da parte di un commercialista.

 

Hobbisti: devono rilasciare lo scontrino?

Ma torniamo ai nostri hobbisti: quante volte ci è capitato di acquistare un oggetto fatto a mano in un mercatino e di non ricevere nessuna ricevuta fiscale? In effetti, se la vendita o lo scambio avviene tra soggetti privati, l’hobbista o il creativo non hanno l’obbligo di rilasciare ricevuta o scontrino fiscale. Se, invece, la vendita avviene tra l’hobbista/creativo e un committente con partita Iva, il primo dovrebbe rilasciare una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto (una trattenuta fiscale) pari al 20% del compenso. Su tale ricevuta deve essere applicata una marca da bollo di 2,00 euro se l’importo supera 77,47 euro e deve essere indicato anche l’importo di eventuali rimborsi spese (esenti da Iva e contributi ma soggetti ad eventuale ritenuta d’acconto) cui il lavoratore occasionale ha diritto (ad esempio, spese di viaggio, vitto e alloggio).

L’hobbista deve sempre conservare le ricevute emesse: oltre che per attestare l’avvenuta transazione di denaro, rappresentano un documento utile per capire se occorre predisporre la dichiarazione dei redditi. Facciamo un esempio: Sempronia è lavoratrice dipendente. All’atto della compilazione della dichiarazione deve indicare, nel quadro dei redditi diversi (quadro D del modello 730 o quadro RL del modello Unico), i compensi percepiti dalle vendite di oggetti homemade.

 

Hobbista: dove può vendere?

L’hobbista può vendere le proprie creazioni in appositi mercatini. A tal fine è necessario che si procuri apposita documentazione da esibire in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine:

  • denunzia di inizio attività per esposizione e vendita di proprie opere d’arte e/o frutto del proprio ingegno a carattere creativo (il modello è reperibile presso la pro loco competente per il proprio Comune di residenza);
  • tesserino degli hobbisti, per il cui rilascio bisogna esaminare la normativa della Provincia o del Comune in cui si svolgono gli eventi. Ha una validità annuale ed è rilasciato per un massimo di 5 anni, anche non consecutivi (con possibilità di rinnovo) ad un costo che può variare in base alla Regione di appartenenza;
  • eventuale altra documentazione aggiuntiva richiesta dai singoli Comuni.

È sempre molto importante, inoltre, prestare attenzione ai limiti imposti dalle leggi Regionali. Ad esempio, in alcune Regioni può essere vietato esporre i prezzi dei prodotti; in altre i prezzi possono essere esposti solo se, sommati tra loro, non superano l’importo di 1.000 euro; in altre ancora è possibile che sia stabilito un tetto massimo di mercatini ai quali l’hobbista può partecipare nell’arco temporale di un anno. Conviene anche capire se si debba pagare per l’occupazione del suolo pubblico.

Una valida alternativa alla vendita nei mercatini è la formula dei temporary shop, negozi temporanei, che restano aperti per meno di 30 giorni all’anno, per i quali gli adempimenti amministrativi e fiscali sono molto ridotti.

Hobbisti: in cosa si distinguono dai creativi?

Come detto sopra, i creativi sono coloro che vendono o espongono le loro opere d’arte frutto del proprio ingegno [3]. Non hanno l’obbligo di possedere alcun tesserino e, per svolgere regolarmente la propria attività occasionale, dovranno:

  • mostrare, a richiesta, una “dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà” (la cosiddetta dichiarazione di vendita temporanea), in cui dichiarano di esercitare l’attività di esposizione e vendita di proprie opere dell’ingegno a carattere creativo senza necessità di autorizzazione amministrativa, precisando che viene effettuata occasionalmente e non si è venditori abituali;
  • essere in possesso di un blocchetto di ricevute generiche (cioè, non fiscali), complete del nome e cognome di chi vende e di chi acquista e che riporteranno la cifra in euro ricevuta dall’acquirente: se l’importo ricevuto supera 77,46 euro, dovrà essere applicata una marca da bollo da € 2,00.

A differenza dell’hobbista, il creativo può partecipare ad un numero indefinito di mercatini, sempre nel rispetto del limite di compensi non superiori a 5.000 euro annui: in caso contrario, sarà necessaria l’apertura di una partita Iva e il versamento dei contributi previdenziali.

Se, per il creativo, la sua attività rappresenta l’unica attività fonte di guadagno – con un volume d’affari non superiore ad 4.800 euro lordi – tali introiti non sono soggetti ad alcun obbligo di dichiarazione nel modello Unico. In caso contrario, bisognerà dichiararli tra le prestazioni occasionali.

Hobbisti: è sempre possibile partecipare ai mercatini?

Un dato spesso trascurato è quello che prevede il possesso sia da parte dell’hobbista che da parte del creativo di specifici requisiti morali (ad esempio, non devono essere stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza; non devono aver subito una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a 3 anni, ecc…).

Hobbisti: possono vendere su internet?

Sono sempre di più gli hobbisti che, invece che nei classici mercatini, preferiscono vendere su internet. Scelta non sempre conveniente, considerando che, in linea generale, ad un hobbista non è consentito avere un proprio sito internet, senza aprire una partita Iva, dove esporre i propri prodotti se sugli stessi vi sono applicati prezzi di vendita. In sostanza, ciò significa che un soggetto che apre un proprio sito internet per la pubblicizzazione o la vendita di prodotti è considerato a tutti gli effetti un commerciante: come tale, deve sottostare a tutti gli obblighi fiscali, contabili e amministrativi per i soggetti che devono aprire partita Iva.

Una valida soluzione per ovviare a tutti questi adempimenti è quella di farsi ospitare da altri siti web, come vetrina per i vostri oggetti. È la pratica dei marketplace: l’hobbista che desidera vendere le proprie creazioni online senza possedere partita Iva può esporre qui i propri prodotti. I marketplace sono vari: ve ne sono alcuni dedicati esclusivamente ad uno specifico settore merceologico, altri generalisti, destinati ad ospitare vari prodotti e servizi, come e-bay.it, subito.it, ecc… Ricordiamo che, anche in questa ipotesi, se la vendita è organizzata, abituale (si lasciano prodotti in vetrina sul sito per settimane) e si superano le soglie di vendita di 5.000 euro all’anno, è necessaria l’apertura di una partita Iva.

note

[1] In Italia non esiste una disciplina generale che regolamenti tali figure: l’art. 28, d. lgs. n. 114 del 31.03.1998 rimanda alle varie disposizioni regionali.

[2] Ad esempio, in alcune regioni l’attività hobbistica viene definita come un’attività in cui si vende, si permuta o si propone ed espone oggettistica di modico valore rientrante nel settore merceologico dell’usato e/o dell’antiquariato minore, escluso il settore dell’abbigliamento, in modo saltuario e occasionale. Si potrebbe, quindi, farla rientrare nella categoria dei redditi diversi di cui all’art. 67, co. 1, lett. i), d.P.R. n. 917 del 22.12.1986 (Redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente).

[3] Art. 4, co. 2, d. lgs n. 114 del 31.03.1998.

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