Prelievi sul conto, cosa cambia coi nuovi limiti
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17 Nov 2016
 
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Prelievi sul conto, cosa cambia coi nuovi limiti

Il nuovo Decreto fiscale introduce il limite massimo di prelievo di contanti dal conto corrente di 1000 euro al giorno e di 5000 al mese: ma a quali soggetti si riferisce e cosa significa?

 

Chi preleva dal conto corrente più di 1000 euro al giorno in contanti o 5000 euro nell’arco di un mese potrà essere oggetto di un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate se non saprà giustificare la destinazione di tali soldi: questa normativa, appena introdotta con il cosiddetto decreto fiscale, sembra essere il nuovo spauracchio per la circolazione del denaro liquido. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e a chi è indirizzato.

 

 

Indagini finanziarie più facili

Viene spacciata come una semplificazione fiscale, ma ha tutta l’aria di essere una semplificazione solo per il fisco. Sino ad oggi, imprese e professionisti sono stati destinatari di una norma assai controversa: i prelievi dal conto possono essere considerati ricavi – quindi, soggetti a tassazione – se non giustificati. Questa norma [1] ha, in pratica, introdotto una presunzione a favore del fisco, dando l’onere della prova contraria al contribuente.

Senonché la Corte Costituzionale ha ritenuto che tale disciplina non debba applicarsi ai professionisti [2] in quanto soggetti a una contabilità “semplificata”: in pratica, spese di lavoro e di famiglia possono convivere sullo stesso conto corrente, sicché diventerebbe eccessivamente difficile riuscire a giustificare la natura e la finalità del prelievo.

 

Ora la novità introdotta con il decreto finale finisce per modificare questa disciplina indirizzandola unicamente agli imprenditori. In particolare si stabilisce che i prelievi possono essere usati – solamente per le imprese – per ricostruire ricavi non dichiarati per importi superiori a mille euro giornalieri e 5mila mensili. Sempre però che il contribuente non riesca a indicare il beneficiario del prelievo, poiché se lo fa non dovrà rischiare nulla. Insomma, si tratta di una disposizione nata per avvantaggiare l’Agenzia delle Entrate nel compito di ricostruire i ricavi non dichiarati.

 

Quella che dunque era in precedenza una presunzione di legge viene trasformata in un potere istruttorio per il fisco ai fini del reperimento di materiale da impiegare negli ordinari accertamenti. Il Governo la fa apparire, comunque, come una sorta di vantaggio per le imprese a favore delle quali verrebbe introdotto un parametro quantitativo minimo (oggi infatti basterebbero – almeno in teoria – anche solo 100 euro per far scattare il controllo del fisco). Invece, con l’individuazione di appositi tetti di prelievi oltre i quali vale la presunzione di evasione, il contribuente che resti all’interno di tali limiti dovrebbe stare al sicuro. Ma la questione è molto più sottile di quanto non sembri e, anzi, la disposizione sembra comportare anche un vantaggio per le banche. Sul punto rinviamo all’articolo: Limite ai prelievi in contanti e indagini finanziarie: banche ringraziano.

 


[1] Art. 32 del dPR n. 600/1973.

[2] C. Cost. sent. n. 228/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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