Chioschi e venditori ambulanti: cibo deteriorato, che fare?
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18 Nov 2016
 
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Chioschi e venditori ambulanti: cibo deteriorato, che fare?

È reato la cattiva conservazione degli alimenti da parte dell’ambulante che esponga il cibo al caldo e alle mosche.

 

Che fare se un venditore ambulante vende cibo in evidente stato di deterioramento? Caramelle gommose esposte alle mosche e agli scarafaggi, formaggio rancido lasciato sotto il sole, carne vecchia e ormai andata a male: sono immagini a cui, purtroppo, specie nelle fiere ricolme di gente, ci siamo abituati, quasi fossero un elemento di folclore. Poi, quando la fame stringe e la via d’uscita della sagra è lontana, ci costringiamo e accettiamo quello che la situazione offre, magari scegliendo il “meno peggio”. Invece, bisognerebbe essere più attenti. Perché il reato – da parte del venditore ambulante, s’intende – è dietro l’angolo. E a ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Aosta [1]. Il Tribunale ha sanzionato i titolari di un chiosco alimentare che esponeva alla clientela formaggi e salumi deteriorati per il caldo e gli insetti.

 

Il reato in contestazione è quello di vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione [2]: un reato che scatta anche senza bisogno di un accertamento, da parte di un esperto, della commestibilità del cibo. Né c’è bisogno che un cliente abbia materialmente acquistato il cibo e ne sia derivato, per lui, un danno alla salute: il penale scatta infatti per la semplice esposizione alla vendita di cibo andato a male, a prescindere dagli inconvenienti causati agli “intestini” dei consumatori. Insomma, secondo quanto giustamente afferma la pronuncia, basta valutare la non conformità delle modalità di conservazione alle norme igienico-sanitarie.

 

In tal caso, i carabinieri e i Nas (nuclei anti sofisticazione) – cui si può rivolgere chiunque abbia il sospetto del comportamento poco diligente dell’ambulante – potranno chiedere l’immediata chiusura dell’esercizio commerciale ambulante.

 

La legge vieta l’impiego nella preparazione di alimenti o bevande, la vendita, la semplice detenzione per la vendita o somministrazione o comunque la distribuzione per il consumo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Un reato che viene punito non quando già il danno si sia verificato, ma già nello stesso momento del pericolo (quindi ben prima della vendita del cibo avariato), ossia quando il comportamento è idoneo a mettere in repentaglio la salute del pubblico.

 


La sentenza

Tribunale di Aosta – Sezione penale – Sentenza 30 giugno 2016 n. 345

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI AOSTA

In composizione monocratica

Alla pubblica udienza del 29/06/2016 il Giudice dott. Marco Tornatore, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale contro:

Vi.Gr., nata (…)

Residente in Via (…) – Quincinetto (TO) ed ivi elettivamente domiciliata.

Libera – Presente

Au.Al., nato (…) Residente in Via (…) – Quincinetto (TO)

Elettivamente domiciliato in Via (…) – Quincinetto (TO) c/o Vi.Gr.

Libero – Assente

(con ordinanza di assenza del 29.06.2016)

IMPUTATI

  • A) reato di cui agli arti 110 c.p. e 5 lett. b) della legge n. 283 del 1962, perché in concorso fra loro, detenevano per la vendita prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione.
  • In particolare, presso il chiosco ambulante all’insegna Vi.Gr. collocato per la stagione estiva in Antey Sant’André (AO), detenevano salumi e formaggi esposti a temperature elevate che ne causavano il deterioramento ed in alcuni casi il compenetramento tra l’etichetta e la crosta esterna; mantenevano in scarse condizioni igieniche sia gli alimenti sia i coltelli

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    [1] Trib. Aosta sent. n. 345/16 del 30.06.2016.

    [2] Artt. 110 c.p. e 5 lett. b) della legge n. 283 del 1962.

     


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