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Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

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Lo sai che? Emicrania e cefalea cronica, posso chiedere un permesso per malattia?

> Lo sai che? Pubblicato il 13 dicembre 2016

Se soffro di emicrania o cefalea cronica, in una forma grave e frequente, che mi impedisce di lavorare in alcuni casi, posso chiedere un permesso per malattia?

 

La cefalea e l’emicrania non sono soltanto dei sintomi di determinate patologie, ma possono essere delle malattie “autonome” a tutti gli effetti, in diversi casi anche considerate invalidanti: se il lavoratore ne è affetto e le conseguenze della patologia sono tali da rendere impossibile o molto difficile l’attività lavorativa, ha dunque il pieno diritto di assentarsi per malattia. Naturalmente, deve essere il medico curante a valutare se la cefalea o l’emicrania, per livello d’intensità, sono incompatibili con l’attività lavorativa; inoltre, in determinati casi, il medico può anche valutare l’opportunità di fare domanda per il riconoscimento dell’invalidità.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su cefalea ed emicrania: in che cosa consistono, quando ci si può assentare dal lavoro e quando si può chiedere l’invalidità.

Cefalea: che cos’è

La cefalea, genericamente nota come mal di testa, può essere sia il sintomo di diverse patologie (come l’ipertensione, l’artrosi, un’allergia, l’anemia, una malattia oculare…),sia una malattia autonoma.

Nel primo caso, parliamo di cefalea secondaria, mentre nel secondo di cefalea primaria.

La cefalea primaria, pur non essendo una patologia che causa morte o deficit neurologici, può manifestarsi comunque in una forma talmente grave da compromettere seriamente la qualità della vita del malato in ambito familiare, lavorativo e sociale.

A tal proposito, il servizio sanitario della Lombardia, prima regione in Italia, ha riconosciuto la valutazione percentuale delle cefalee nell’ambito dell’invalidità civile.

Emicrania: che cos’è

L’emicrania è una tipologia di cefalea, che ha delle caratteristiche ben precise che devono essere rispettate per poterla correttamente diagnosticare. In particolare, il dolore deve durare tra le 4 e le 72 ore e avere almeno due delle seguenti quattro caratteristiche:

  • localizzato solo da una parte della testa;
  • di tipo pulsante;
  • mediamente o molto intenso;
  • aggravato da attività fisiche di routine come camminare o salire le scale;
  • a queste caratteristiche possono aggiungersi nausea o vomito, fotofobia (fastidio alla luce) e fonofobia (fastidio al rumore).

L’emicrania può essere con o senza aura: quando l’emicrania è con aura, si presentano disturbi visivi, della parola, della sensibilità e motori, solitamente durano tra i 20 e i 60 minuti, per poi lasciare spazio alla comparsa del mal di testa.

Cefalea e emicrania: assenza per malattia

Se il lavoratore ha difficoltà a svolgere la sua attività per via dell’emicrania, o del diverso tipo di cefalea, la prima cosa da fare è recarsi dal proprio medico curante.

Questi, dopo una visita, sarà in grado di stabilire se la gravità dei dolori alla testa è tale da essere incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa e ad assegnare i dovuti giorni di riposo. A tal proposito, deve trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornire il numero di protocollo al lavoratore, che quest’ultimo deve inviare al datore di lavoro.

Cefalea ed emicrania: visita fiscale

Come per tutte le assenze per malattia, il lavoratore è tenuto alla reperibilità durante le fasce orarie previste per la visita fiscale:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Sono giustificabili le assenze alla visita fiscale dovute all’effettuazione di terapie o visite specialistiche (per le quali il lavoratore dovrà comunque avvertire e fornire idonea attestazione), nonché quelle necessitate.

Ricordiamo, poi, che non esiste obbligo di reperibilità in caso di ricovero ospedaliero e patologie collegate all’invalidità attestata. Pertanto, se dalla cefalea deriva una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta e l’assenza è dovuta all’acutizzarsi della patologia stessa o ad una malattia connessa, il lavoratore non può essere sanzionato per la mancata disponibilità alla visita fiscale.

Visto che cefalea ed emicrania, a differenza delle ordinarie patologie, possono peggiorare a causa della permanenza in luoghi chiusi, come appunto l’abitazione, il lavoratore non può essere sanzionato per essersi recato ad effettuare attività all’aperto, anche di svago, durante il periodo di malattia: è quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1], nella quale si afferma che, per determinate patologie, le attività ludiche all’aperto non compromettono la guarigione ma possono, al contrario, aiutarla. Per questo motivo, non è meritevole di sanzione il lavoratore assente per malattia che effettua attività di svago, se la patologia trae giovamento dalle attività stesse.

Cefalea e invalidità

Per quanto concerne il riconoscimento dell’invalidità a causa della cefalea, come già esposto, questo è possibile non solo quando la cefalea è la conseguenza di un’altra patologia (quindi l’invalidità è riconosciuta per la malattia che causa la cefalea), ma anche quando si tratta di un’infermità autonoma.

Il servizio sanitario della regione Lombardia, in particolare, riconosce le seguenti percentuali d’invalidità, in merito alla cefalea:

  • dallo 0 al 15%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-bassa e soddisfacente risposta al trattamento;
  • dal 16 al 30%, per forme episodiche a frequenza di attacchi medio-alta e scarsa risposta al trattamento e forme croniche con risposta parziale al trattamento;
  • dal 31 al 46%, per forme croniche refrattarie al trattamento: dal 45% in su, l’invalidità consente di rientrare nelle categorie protette per il lavoro.

note

[1] Cass. Sent. n. 21621 del 21.10.2010.

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