I diritti della personalità nella Costituzione
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18 Nov 2016
 
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I diritti della personalità nella Costituzione

L’articolo 2 della Costituzione, la dignità dell’uomo, il diritto alla vita ed all’integrità fisica, il diritto all’integrità morale, all’immagine e all’identità personale, il diritto alla riservatezza e al nome.

 

I diritti della personalità costituiscono l’insieme delle situazioni giuridiche soggettive strettamente collegate al concetto di «persona», tutelate dalla Costituzione, all’art. 2, e dalle leggi; è il cd. «principio personalista» che mette l’uomo e la sua dignità alla base di tutti i valori costituzionali.

Si tratta, dunque, di diritti assoluti connessi alle prerogative essenziali della persona che, per questo motivo, si acquistano al momento della nascita e fanno capo a tutti (cittadini, stranieri e apolidi).

Essi sono caratterizzati dalla indefettibilità, in quanto non possono mai mancare, e   dalla indisponibilità, non essendo in nessun modo trasmissibili.

 

 

Caratteristiche comuni e classificazione

I diritti della personalità costituiscono una categoria aperta giacché l’evoluzione dei costumi sociali porta al continuo accrescimento dei valori della persona con il conseguente moltiplicarsi degli interessi individuali attinenti alla sfera della personalità. Basti pensare all’affermazione di nuovi diritti e libertà, quali la libertà sessuale o il diritto alla maternità libera e consapevole, che si vanno affermando in questi ultimi anni e che attendono un pieno riconoscimento legislativo.

Pertanto, un’elencazione dei diritti della personalità non può mai considerarsi esaustiva anche se è possibile tracciarne una classificazione.

In particolare, tra i diritti della personalità si possono annoverare i seguenti diritti.

 

 

Il diritto alla vita ed all’integrità fisica

È riconosciuto, anche se in via indiretta, dall’art. 27 della Costituzione che, vietando la pena di morte, attribuisce alla vita umana il carattere di intangibilità, ponendola al di sopra della potestà punitiva dello Stato. Sotto il profilo sostanziale tale diritto riceve tutela sia dalla legislazione civile che da quella penale.

Il diritto alla vita è tutelato non solo nei confronti della persona nata, ma anche nei confronti del nascituro. La Corte costituzionale con sentenza n. 27/1975, ha affermato che il diritto alla vita salvaguarda anche il nascituro, pur riconoscendo che per gravi motivi può essere ammessa l’interruzione della gravidanza (Cfr. L. 22 maggio 1978, n. 194).

Per quanto riguarda, in particolare, i limiti alla possibilità di poter disporre del proprio corpo, l’art. 5 c.c. stabilisce che «sono vietati gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica o quando siano contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume».

Sono consentiti i trapianti terapeutici di organi del cadavere (L. 12 agosto 1993, n. 301 per quanto concerne il prelievo e l’innesto di cornee); il trapianto del rene di persone viventi (L. 26 giugno 1967, n. 458); le trasfusioni di sangue (L. 21 ottobre 2005, n. 219 modif. dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296); il trapianto parziale di fegato (L. 16 dicembre 1999, n. 483); la donazione del midollo osseo (L. 6 marzo 2001, n. 52, modif. dal D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196).

 

Anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce, all’art. 3, il diritto all’integrità della persona vietando in particolare le cd. «pratiche eugenetiche», tese a migliorare la specie umana attraverso la selezione dei caratteri genetici. Bisogna, infine, menzionare l’art. 13 della L. 40/2004 che vieta la sperimentazione su embrioni umani, in riferimento ad ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero ad interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche.

 

 

Il diritto all’integrità morale

Vale a dire il complesso delle prerogative che costituiscono la personalità di un individuo: il decoro, l’onore, il prestigio e la reputazione della persona che il nostro Costituente talvolta identifica con la dignità sociale.

Per la tutela di questo diritto il legislatore ha previsto specifiche norme penali incriminatrici quali l’ingiuria e la diffamazione e, sul piano civilistico, l’obbligo di risarcimento dei danni, compresi quelli morali (art. 2059 c.c., art. 185 c.p.).

 

 

Il diritto all’immagine

Viene tutelato dall’art. 10 c.c. che riconosce all’individuo la possibilità di impedire che altri facciano uso e abuso della sua immagine. Infatti, l’utilizzazione o la pubblicazione dell’immagine altrui, senza che il soggetto interessato vi abbia consentito, è vietata quando non risulti giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico ricoperto, da scopi scientifici, culturali, dal collegamento a fatti di interesse pubblico o da esigenze di giustizia o di polizia (vedi L. 22 aprile 1941, n. 633) e, inoltre, quando venga pregiudicato la dignità, il decoro o la reputazione della persona.

 

A questo diritto la dottrina ha affiancato il diritto all’identità personale che tutela il soggetto contro ogni distorta rappresentazione, da parte di terzi, della propria personalità, immagine o pensiero (così, ad esempio, non è stata ritenuta ammissibile la rappresentazione di un sosia di un personaggio molto in vista, che consiglia l’uso di un prodotto a fini pubblicitari).

 

 

Il diritto al nome

È tutelato dall’art. 22 Cost., oltre che da alcune norme del codice civile. Poiché il nome rappresenta il principale mezzo di identificazione della persona, gli artt. 6-10 c.c. provvedono a garantire l’esclusività dell’uso del proprio nome nonché dello pseudonimo (il cd. nome d’arte) quando notoriamente acquisti la stessa importanza del nome.

 

 

Il diritto alla riservatezza

Ossia il diritto all’intimità della vita privata, che deve esse- re salvaguardata dall’altrui curiosità.

La tutela costituzionale di tale diritto, non previsto da una specifica norma costituzionale, viene ricavata per derivazione da quel complesso di norme che garantiscono le singole manifestazioni in cui si specifica il diritto in questione: l’inviolabilità del domicilio, la libertà e segretezza di ogni forma di comunicazione, la pari dignità sociale dei cittadini etc. Il diritto alla riservatezza spesso può venire in contrasto con il diritto di manifestazione del pensiero nello specifico aspetto del diritto di cronaca, che va esercitato nel rispetto della verità dell’informazione, della rilevanza sociale e in una forma espositiva non offensiva.

 

manuale diritto costituzionale 2016


 


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