Fabbricati rurali: quali sono i requisiti?
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18 Nov 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Fabbricati rurali: quali sono i requisiti?

Iscrizione al catasto: per essere considerato un fabbricato rurale, l’immobile deve avere particolari caratteristiche: ecco cosa dice la legge.

 

Quali sono i requisiti necessari per accatastare gli immobili come fabbricati rurali? La legge li indica in modo dettagliato, distinguendo i fabbricati ad uso abitativo da quelli strumentali all’esercizio dell’attività agricola svolta dal proprietario. A seconda del tipo di fabbricato, infatti, sarà diversa la categoria catastale e, conseguentemente, il regime fiscale. I fabbricati rurali, infatti, oltre a produrre reddito ai fini Irpef, sono coinvolti del calcolo dell’Imu, della Tasi e della Tari.

I fabbricati rurali ad uso abitativo

I fabbricati rurali utilizzati come abitazione vanno iscritti alla categoria catastale A/6 (abitazioni di tipo rurale). Il reddito prodotto da questi immobili concorre a determinare l’importo di alcune imposte. In particolare, i fabbricati rurali ad uso abitavo non sono esenti né dalla Tasi, né dall’Imu (se sono adibiti ad abitazione principale però, l’Imu non è dovuta). Per la Tari, i comuni possono stabilire riduzioni.

 

La legge [1] individua i requisiti affinché il fabbricato rurale possa essere considerato ad uso abitativo. In particolare, l’edificio deve essere utilizzato come abitazione:

  1. dal proprietario o dal titolare di un diritto reale sul terreno (ad esempio usufrutto) per esigenze connesse all’esercizio dell’attività agricola svolta;
  2. dall’affittuario del terreno o da colui che con un altro titolo conduce il terreno a cui il fabbricato è asservito;
  3. dai familiari che convivono con i soggetti di cui ai due numeri precedenti;
  4. dai titolari di trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività agricola;
  5. da uno dei soci o degli amministratori di società agricole, che abbiano la qualifica di imprenditori agricoli professionali;

I soggetti di cui ai numeri 1, 2 e 5 devono essere imprenditori agricoli ed essere iscritti nel registro delle imprese. Inoltre, il terreno cui il fabbricato è asservito deve avere una superficie di almeno 10mila metri quadrati ed essere iscritto al catasto terreni con attribuzione di reddito agrario. Il limite si abbassa a 3mila metri quadrati se sul terreno sono svolte colture in serra, funghicolture o altre colture intensive, oppure se il terreno stesso è ubicato in un comune considerato montano dalla legge. Ancora, il volume d’affari che deriva dall’attività agricola svolta da colui che conduce il fondo, deve essere superiore alla metà del suo reddito complessivo (a 1/4 se si trova in un comune montano), dal quale vanno esclusi i trattamenti pensionistici corrisposti a seguito dell’attività agricola.

 

Non possono essere considerati fabbricati rurali le abitazioni di lusso, le abitazioni di tipo signorile (categoria A/1) e le abitazioni in ville (categoria A/8).

I fabbricati rurali strumentali

I fabbricati rurali strumentali [2] sono quelle costruzioni indispensabili per lo svolgimento dell’attività agricola (coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e tutte le attività collegate). Essi sono accatastati nella categoria D/10 (fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole). I fabbricati rurali strumentali sono esenti dall’Imu. Per quanto riguarda la Tasi invece, i comuni possono stabilire un’aliquota massima dell’1 per mille: le varie amministrazioni, quindi, possono anche scegliere di escluderli dal pagamento dell’imposta.

 

Nella specie, i fabbricati rurali strumentali devono essere utilizzati per:

  • proteggere le piante;
  • conservare i prodotti agricoli;
  • costudire macchine agricole, attrezzature e scorte necessarie per la coltivazione o l’allevamento;
  • l’allevamento e il ricovero degli animali;
  • l’abitazione dei dipendenti dell’azienda agricola, regolarmente assunti a tempo indeterminato o determinato (impiegati per minimo 100 giorni l’anno);
  • l’attività di alpeggio nelle zone di montagna;
  • uso di ufficio dell’azienda agricola;
  • manipolare, trasformare, conservare, valorizzare o commercializzare i prodotti agricoli;
  • esercitare l’attività agricola in maso chiuso (un’antica forma di proprietà diffusa nelle zone alpine).

Ovviamente, se un immobile con queste caratteristiche è destinato ad abitazione del proprietario, rientra nella categoria catastale A. Secondo la legge, poi, si considera fabbricato rurale anche l’immobile che non insiste sui terreni cui è asservito: è necessario però, che il terreno si trovi nello stesso comune del fabbricato, o almeno in comuni confinanti.

Fabbricati rurali esclusi dall’obbligo di accatastamento

Non c’è l’obbligo di iscrizione al catasto per i seguenti fabbricati rurali:

  • manufatti con superficie coperta inferiore a otto metri quadrati;
  • serre adibite alla coltivazione e protezione delle piante su suolo naturale;
  • vasche per acquacoltura o vasche di accumulo per l’irrigazione dei terreni;
  • manufatti isolati privi di copertura;
  • tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza inferiore a 1,80 metri e con una volumetria inferiore a 150 metri cubi;

Inoltre, non produce alcun reddito un fabbricato che si trovi in «stato di non utilizzo». Per attestare questa condizione, il proprietario deve effettuare un’autocertificazione con firma autenticata (per esempio da un notaio), con cui dichiari che l’immobile non è allacciato all’energia elettrica, all’acqua e al gas.


[1] Art. 9, comma 3, lett. a), D.L. n. 557/1993, convertito in L. n. 133/1994.

[2] Art. 9, comma 3bis, D.L. n. 557/1993, convertito in L. n. 133/1994.

 

Autore immagine: Pixbay

 


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