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Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2016

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Lo sai che? Invalido 100% dipendente pubblico, posso avere la pensione anticipata?

> Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2016

Sono un dipendente del comune con patologia oncologica, riconosciuto invalido al 100%: posso ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità?

I dipendenti pubblici non possono richiedere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità: questo tipo di pensione, ottenibile dagli uomini con 60 anni e 7 mesi di età e dalle donne con 55 anni e 7 mesi di età (e, in entrambi i casi, 20 anni di contributi), previa attesa di un periodo di finestra pari a 12 mesi, può essere, difatti, erogata soltanto ai dipendenti del settore privato, se la percentuale d’invalidità supera l’80%. L’invalidità, peraltro, deve essere certificata dall’apposita commissione medica in misura percentuale.

Dipendenti pubblici: pensione d’inabilità e dispensa dal servizio

I dipendenti pubblici, però, anche se non hanno diritto alla pensione di vecchiaia anticipata, possono richiedere altri trattamenti:

  • la pensione per inabilità alle mansioni, se è stata riconosciuta un’inabilità assoluta e permanente alle mansioni svolte, nel caso in cui l’amministrazione non possa assegnarla a mansioni compatibili, se esistenti; per questa tipologia di pensione sono richiesti 15 anni di servizio, per gli iscritti ex Inpdap, o 20 anni, per gli appartenenti alle casse sanitarie e degli enti locali;
  • la pensione per inabilità a proficuo lavoro, se è stata riconosciuta un’inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro; anche per questa tipologia di pensione sono richiesti 15 anni di servizio, per gli iscritti ex Inpdap, o 20 anni, per gli appartenenti alle casse sanitarie e degli enti locali;
  • la pensione d’inabilità, nel caso in cui sia stata riconosciuta un’inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa: per questa tipologia di trattamento, è sufficiente il possesso di 5 anni di contributi, purché si possiedano almeno 3 anni di contribuzione nell’ultimo quinquennio.

Inabilità dipendenti pubblici: calcolo della pensione

L’assegno spettante è calcolato, in tutti e tre i casi, in base all’anzianità contributiva:

  • per i lavoratori che possiedono oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo;
  • per i lavoratori che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si utilizza il metodo retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo; si tratta del cosiddetto sistema misto;
  • il calcolo è, invece, esclusivamente contributivo, per chi non ha contributi al 31.12.1995.

L’anzianità maturata, per quanto concerne la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, è aumentata del numero di settimane mancanti dalla data del pensionamento al compimento di 60 anni d’età, sino ad un massimo di 2080 settimane, pari a 40 anni.

Inabilità dipendenti pubblici: come chiedere la pensione

La pensione può essere richiesta, in tutte e tre le ipotesi, una volta ottenuta la dispensa dal servizio per inabilità: l’inabilità deve essere certificata non dalla commissione medica Asl, integrata da un medico dell’Inps, come avviene per i dipendenti del settore privato, ma dalla commissione medica di verifica (Cmv), istituita presso il dipartimento del Tesoro (Ministero dell’economia e delle finanze).

Conseguentemente, anche se l’invalidità è stata già riconosciuta dalla commissione medica Asl– Inps, è comunque necessario fare domanda alla propria amministrazione (correlata dal certificato del medico curante) per ottenere la dispensa dal servizio per inabilità; questo, persino nel caso in cui ci sia già un verbale che riconosce il 100% d’invalidità.

L’amministrazione deve chiedere gli accertamenti sanitari presso la commissione medica di verifica e, sussistendo le condizioni,  l’interessato può ottenere la pensione d’inabilità per dispensa dal servizio, con le maggiorazioni nel caso in cui l’inabilità riscontrata sia assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Dipendenti pubblici: assegno di accompagnamento

Il dipendente pubblico affetto da patologia oncologica può, in ogni caso, ottenere l’assegno di accompagnamento, a prescindere dai contributi versati e dal reddito posseduto, se le cure che deve effettuare determinano la non autosufficienza: la non autosufficienza è riconosciuta non solo per l’incapacità di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore o di compiere gli atti quotidiani della vita, ma anche nel caso in cui il paziente abbia necessità di un accompagnatore per recarsi ad effettuare i cicli di cura, come la chemioterapia. Le cure, difatti, nel caso dei malati oncologici, sono assimilate agli atti quotidiani della vita.

L’assegno di accompagnamento viene erogato per 12 mensilità ed è pari a 512,34 euro al mese.

Per richiedere l’assegno di accompagnamento, la procedura è la stessa della domanda d’invalidità: bisogna prima recarsi dal proprio medico curante per il certificato medico introduttivo, poi inoltrare la domanda d’invalidità (procedura unica) attraverso il patronato o il sito dell’Inps, infine sottoporsi all’accertamento della commissione medica integrata Asl- Inps. È molto importante che il medico indichi esplicitamente la condizione di non autosufficienza nel certificato.

Per approfondimenti, si veda:

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