A chi conviene la rottamazione di Equitalia?
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18 Nov 2016
 
L'autore
Mauro Finiguerra
 


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A chi conviene la rottamazione di Equitalia?

Il tira e molla della rottamazione delle cartelle esattoriali non giova a nessuno, infatti i contribuenti italiani sono frastornati dalle notizie che gli organi di stampa e i social diffondono, non sempre fedelmente.

 

 

Le premesse della rottamazione

Prima della pubblicazione della norma le voci di corridoio trapelate dalle segrete stanze facevano nascere la speranza nei debitori di poter in qualche modo trovare una soluzione alle proprie difficoltà finanziarie per sanare la situazione debitoria presso Equitalia.

Si parlava di cancellazione delle sanzioni, degli aggi, degli interessi di mora e delle somme aggiuntive.

Si parlava anche, per i carichi affidati a Equitalia prima del 31.12.2010, della possibile riduzione di capitali e interessi del 25% del dovuto.

 

 

La doccia fredda del decreto legge

Invece con la pubblicazione il 24 ottobre 2016 del decreto legge [1] i debitori hanno ricevuto una bella doccia fredda.

Nella norma non si parla più di eliminazione dell’aggio, che è una delle voci più rilevanti delle cartelle esattoriali; non si parla più della riduzione del carico al 75% del dovuto e non si parla più della eliminazione delle somme aggiuntive.

 

 

I primi calcoli di convenienza della rottamazione

Innanzi tutto occorre precisare che, al momento attuale, essendo ancora in corso la discussione parlamentare sugli emendamenti che sono all’esame delle Commissioni incaricate – Bilancio e Finanze – non si può sapere con certezza come potrebbe essere definito il calcolo della rottamazione.

 

Equitalia, interpellata telefonicamente, ha comunicato che, allo stato attuale, non essendo ancora pronto il software che SOGEI, la società incaricata di predisporre i programmi di calcolo anche dell’Agenzia Entrate, dovrà approntare al più presto per consentire l’elaborazione dei dati delle cartelle e dei ruoli che rientrano e rientreranno nella cosiddetta «rottamazione», visto l’emendamento che dovrebbe consentire di includere anche i ruoli emessi nel 2016, non può e non intende fornire alcun dato agli utenti in merito alle possibili riduzioni dei carichi pendenti.

Pertanto si possono al momento, solo, esemplificare dei casi generali.

 

Caso 1: Rottamazione cartella per mancato pagamento imposte dovute ante 2010

In questo caso bisogna verificare se il debitore abbia già provveduto al pagamento, anche rateale, della cartella esattoriale emessa.

 

Caso 1.1 – Cartella non pagata, integralmente

Nei calcoli effettuati è emerso che, in generale, più il carico è datato, maggiore è la riduzione dell’importo dovuto.

 

Ipotizziamo una cartella per mancato pagamento di imposte dell’anno 2004 portante un carico affidato comprensivo di imposta, interessi di ritardata iscrizione, sanzioni, interessi di mora, aggio e diritti di notifica per 100.

La riduzione del carico togliendo sanzioni e interessi di mora consente una diminuzione di 51.

Il debitore si potrà liberare pagando 49.

 

Caso 1.2 – Cartella pagata parzialmente con rateazione

Ipotizziamo una cartella per mancato pagamento di imposte dell’anno 2004 portante un carico affidato comprensivo di imposta, interessi di ritardata iscrizione, sanzioni, interessi di mora, aggio e diritti di notifica per 100.

Rateazione pagata per 50.

La riduzione del carico togliendo sanzioni e interessi di mora consente una diminuzione di 25,5.

Il debitore si potrà liberare pagando 24,5.

Valore totale pagato: 74,5.

 

Caso 2: Rottamazione cartella per accertamento definito ante 2010

Il caso esaminato prevede i seguenti dati.

L’accertamento si è definito solo al terzo grado di giudizio ovvero in Cassazione.

Il contribuente ha sempre ottenuto sentenze sfavorevoli.

L’Ufficio ha messo a ruolo i carichi durante i vari gradi di giudizio, per 1/3, 2/3 ed infine per il residuo dopo la sentenza di Cassazione sfavorevole al contribuente.

 

Caso 2.1: Rottamazione cartelle congiuntamente per unitarietà provvedimento alla base del carico affidato

Cartella esattoriale del 2008  (1/3): 300

Cartella esattoriale del 2009  (1/3): 300

Cartella esattoriale del 2010   (1/3): 300

Totale carico affidato, sanzioni, interessi di mora, ecc.: 900

 

Il contribuente ha pagato integralmente la cartella esattoriale del 2008, ha pagato per 200 su 300 la cartella del 2009 e non ha pagato per nulla la cartella del 2010.

In questo caso, se, come pare, la riduzione non verrà calcolata unitariamente sul carico ed inoltre solo sul residuo da pagare, gli importi dovuti aumenteranno parecchio.

 

Infatti, se si potesse calcolare unitariamente il carico determinato dall’accertamento:

il Totale dovuto ammonterebbe a: 900

meno cartella del 2008 pagata integralmente: 300

meno cartella del 2009 pagata per due terzi: 200

Totale pagato: 500

Residuo debito: 400

 

Ipotizzando la stessa percentuale di riduzione del 51% per i carichi più datati, il carico totale (900 x49%) si ridurrebbe a 441.

 

Totale dovuto: 900

Totale pagato: 500

 

Totale ridotto: 441

Rimborso non riconosciuto: 59

 

Dal tenore della legge che dichiara non rimborsabili eventuali somme versate dal debitore in eccedenza rispetto al risultato della riduzione dell’importo dovuto, se il carico fosse considerato unitariamente, il debitore non dovrebbe pagare più nulla, perché avrebbe già versato 500 (300+200) contro il totale dovuto dopo la riduzione di 441, ed, ovviamente, non avrebbe diritto ad alcun rimborso.

 

Caso 2.2: Rottamazione cartelle separatamente per ruolo emesso anche se nell’ambito dello stesso provvedimento amministrativo

 

Invece se il calcolo, pur derivando il debito da un unico accertamento, fosse fatto per singola cartella, la situazione sarebbe la seguente:

 

Residuo cartella esattoriale del 2009: 100

Cartella del 2010 impagata: 300

Residuo debito: 400

 

Ipotizzando la stessa percentuale di riduzione del 51% ma applicata a 400 invece che a 900, avremmo una riduzione del residuo debito a 196 (49% di 400).

Il debitore dunque, considerando le cartelle separatamente e calcolando la riduzione solo sul residuo, verserebbe:

 

Cartella del 2008: 300

Cartella del 2009: 200

Riduzione cartelle 2009 e 2010: 196

Totale pagato: 696

 

Totale dovuto: 900

Totale pagato: 696

 

Maggior valore pagato netto da rimborso: 196

Maggior valore pagato lordo da rimborso: 255

 

In sostanza se la riduzione verrà calcolata per singola cartella e sul residuo impagato, la discriminazione fra chi ha un carico affidato unitario e chi ha lo stesso carico suddiviso per ruoli diversi e fra chi ha rateizzato e chi invece non ha pagato nulla, sembra evidente ed inspiegabile.

 

Nel caso limite considerato, la differenza fra due contribuenti, debitori della stessa somma, sarebbe addirittura di 255 su 900, cioè di quasi il 30% del dovuto, senza alcun motivo giuridicamente valido.

 

Caso 2.3: Rottamazione calcolata su unica cartella per chi non ha pagato nulla né rateizzato.

Inoltre sarebbe evidentemente più penalizzato chi avesse impugnato un accertamento di chi non avesse provveduto a proporre alcun contenzioso lasciando che l’accertamento si definisse senza pagare alcunché.

In sostanza verrebbero premiati coloro che non si sono curati per nulla, né di difendersi né di pagare le imposte dovute, con il risultato assurdo che, se l’accertamento si fosse definito senza contenzioso e fosse stata emessa una unica cartella esattoriale, il debitore oggi avrebbe pagato:

 

Totale dovuto: 900

Riduzione del 51%: 459

Totale pagato: 441

Pertanto: 

 

Situazione / Importo finale pagato

  • Debitore che ha pagato più della metà del dovuto con cartelle considerate separatamente:  696
  • Debitore che ha pagato più della metà del dovuto con cartelle considerate congiuntamente: 500
  • Debitore che non ha pagato nulla né fatto ricorso: 441.

 

 

Situazioni critiche da risolvere al più presto

Le situazioni che nel breve periodo saranno difficili da gestire saranno tuttavia anche altre, in quanto rimangono al momento rilevanti dubbi sulla possibilità dei debitori di accedere alla rottamazione, anche per i seguenti punti critici:

 

  • ridotto termine per il pagamento, non ostante un emendamento preveda lo spostamento da marzo 2018 a settembre 2018 dei termini di pagamento, per coloro che hanno i carichi più alti la dilazione non è certo sufficiente e rischia di compromettere l’adesione di parecchi contribuenti;
  • il tasso degli interessi per dilazione che è stato fissato inspiegabilmente al 4,5% annuo, quando il saggio legale ufficiale degli interessi è fissato allo 0,2% annuo dal 1.1.2016 e che, quindi, di fatto, ripropone un carico pari a quello degli interessi di mora, fissato al 4,88% annuo, dal 15.5.2015;
  • la esclusione dalla riduzione dell’aggio di competenza di Equitalia, che già molte Commissioni Tributarie e la stessa Cassazione ritengono illegittimo e in odore di incostituzionalità in attesa della prossima pronuncia della Corte Costituzionale e che i contribuenti ritengono vessatorio e ingiustificato;
  • la decisione paventata di calcolare la riduzione solo sul residuo impagato delle cartelle esattoriali;
  • la decisione paventata di calcolare la riduzione per singola cartella e non per il complessivo carico esposto nell’ estratto di ruolo del debitore.

 

Questi sono i punti salienti sui quali si gioca la partita della «rottamazione» dei carichi affidati ad Equitalia.

 

Qualora non venga presa una decisione rapida e sensata su detti argomenti, molto probabilmente la misura si rivelerà un fallimento e, nella migliore delle ipotesi, non permetterà di raggiungere l’importo di recupero di imposta che era stato prefissato nella relazione alla Legge di Stabilità e al Decreto Fiscale.

 

Speriamo che leggendo i numerosi commenti degli addetti ai lavori i parlamentari riflettano sulle conseguenze delle loro scelte e introducano quelle misure di concreto e reale favore che erano state auspicate da più parti e che consentano, senza essere considerate un condono, di regolarizzare la posizione di molti piccoli e medi contribuenti che non desidererebbero altro che poter sanare la propria posizione fiscale e tornare in bonis per poter continuare a lavorare, ma soprattutto, a vivere con maggiore serenità.


[1] D.L. n. 193 del 22.10.2016 – Art. 6.

 

Autore immagine: laleggepertutti.it/Palumbo

 


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