Se il genitore lascia usufrutto e nuda proprietà ai due figli
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20 Nov 2016
 
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Se il genitore lascia usufrutto e nuda proprietà ai due figli

I criteri di ripartizione dell’eredità tra due fratelli quando il genitore, nel testamento, lascia all’uno la nuda proprietà della casa e all’altro l’usufrutto.

 

Che succede se un genitore, morendo, fa testamento e lascia a un figlio la nuda proprietà di un immobile e all’altro l’usufrutto? Il problema di una possibile disparità di trattamento potrebbe porsi quando l’usufruttuario sia molto più giovane del nudo proprietario, poiché quest’ultimo, morendo verosimilmente prima del fratello, non avrà mai la possibilità di godere appieno dei frutti della casa (che, al massimo, finirà ai suoi eredi). Come si risolve allora il problema?

Per comprendere a pieno la vicenda facciamo un esempio con un caso concreto.

 

Mario e Antonio sono due fratelli. Morendo, il padre lascia a Mario la nuda proprietà della casa di famiglia e al fratello Antonio – 15 anni più giovane di lui – l’usufrutto. «Usufrutto» significa che Antonio potrà vivere dentro l’immobile, escludendo Mario, oppure darlo in affitto e prendersi tutto il canone. Solo al decesso di Antonio, estinguendosi il relativo usufrutto, Mario diventerà proprietario integrale dell’appartamento e potrà disporne per come vuole. Ma Mario sa che, essendo più anziano, egli non arriverà mai a sopravvivere al fratello e, se anche ciò dovesse avvenire, sarebbe troppo tardi per godere della ricchezza così ereditata.

In pratica, quello che dice Mario è: «Io sono più anziano e mi vedo attribuita solo la nuda proprietà: quindi non usufruirò mai di questo bene. Come posso fare?»

Mario giustamente si sente leso dei suoi diritti: egli sa, infatti, che per legge chi muore non può disporre di tutto il suo patrimonio per come vuole e gli piace, ma una parte di questo – la cosiddetta legittima – deve finire necessariamente ai parenti più stretti, tra cui appunto i figli. Dunque Mario rivendica gli stessi diritti del fratello Antonio sulla legittima, poiché, a conti fatti, quest’ultimo ha avuto di più. Come fare per risolvere la questione?

 

La soluzione è in un articolo del codice civile [1] che prevede quella che viene chiamata, in gergo tecnico, cautela sociniana.

 

Sostanzialmente, il legittimario leso dal testamento che lo priva del reddito di un bene – nel nostro esempio Mario – può, con una dichiarazione da comunicare all’altro fratello, arrivare a mutare il bene ottenuto in eredità. Egli ha la possibilità di conseguire la parte di eredità che gli spetta per legge – appunto la legittima (e solo questa) – in piena proprietà, mediante una semplice dichiarazione, evitando così le lungaggini di una causa (la cosiddetta azione di riduzione, volta a verificare l’eventuale lesione subita), in cui, peraltro, sarebbe necessario quantificare il valore dell’usufrutto.

 

Come avviene?

Dobbiamo fare un passo indietro per ricordare che, se un genitore lascia due figli, la quota di legittima a questi spettanti è di 1/3 a testa (per un totale di 2/3), mentre la quota di eredità disponibile è di 1/3.

 

Ebbene, la norma del codice civile dà la possibilità a Mario di regalare al fratello più giovane, Antonio, la nuda proprietà della quota disponibile dell’eredità (1/3 dell’immobile). In questo modo Antonio ottiene la piena proprietà della quota di disponibile abbandonata dal fratello (infatti, su tale porzione dell’immobile, l’usufrutto e la nuda proprietà si riuniscono in capo allo stesso soggetto, garantendo a quest’ultimo – Antonio – la piena proprietà).

Dall’altro lato, però, con tale dichiarazione, Mario diventa automaticamente proprietario della quota legittima del fratello, ossia di 1/3, che sommata alla sua precedente arriva a un totale di 2/3.

Insomma, alla fine dell’operazione – che come detto si realizza solo con una dichiarazione che non necessita dell’accettazione del fratello – Mario avrà la piena proprietà di 2/3 mentre Antonio la piena proprietà di 1/3.


[1] Art. 550 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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