Che succede se non contesto l’ipoteca sulla casa?
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21 Nov 2016
 
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Che succede se non contesto l’ipoteca sulla casa?

Nel caso di mancata impugnazione dell’ipoteca iscritta dall’Agente della riscossione, ex Equitalia, non è possibile contestare il rifiuto alla cancellazione. Contro i privati invece il ricorso è sempre possibile.

 

Mettiamo che un creditore iscriva ipoteca sulla tua casa e proceda a un successivo pignoramento. In quel periodo però non hai soldi da dare a un avvocato per difenderti e lasci trascorrere del tempo. Cosa puoi fare successivamente per difenderti qualora dovessi cambiare idea e volessi opporti alla vendita all’asta del tuo immobile? La soluzione è diversa a seconda che si tratti di un’ipoteca iscritta da un privato (si pensi a una banca, un fornitore, ecc.) o un’ipoteca iscritta dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ex Equitalia. Se nel primo caso, infatti, il ricorso è sempre possibile fino a quando la casa non viene venduta all’asta, nel secondo caso, invece, le possibilità son ridotte. Vediamo perché.

 

 

Ipoteca iscritta da un privato

Partiamo da una precisazione: tutte le volte in cui un creditore iscrive un’ipoteca è perché ha in mano un titolo esecutivo, ossia un documento che gli consente di procedere al pignoramento. Tra i titoli esecutivi più utilizzavi vi sono:

  • sentenze;
  • decreti ingiuntivi;
  • assegni;
  • cambiali;
  • contratti di mutuo.

In tutti questi casi, il debitore viene posto nella condizione di conoscere il diritto di credito fatto valere nei suoi confronti, attraverso la notifica del titolo esecutivo. Dal giorno della notifica egli si può opporre. Ma attenzione:

  • nel caso di sentenze, esistono dei termini perentori per opporsi (ossia fare impugnazione): 30 giorni per le sentenze di primo grado e 60 per quelle di appello. Scaduti tali termini, il debitore non può più contestare quanto deciso dal giudice e, quindi, in caso di successiva iscrizione di ipoteca, potrà solo opporsi a vizi formali e di procedura, ma non al debito in sé e per sé;
  • altrettanto per il decreto ingiuntivo: 40 giorni dalla notifica, dopo i quali il decreto ingiuntivo diventa definitivo e non può più essere messo in discussione. Valgono quindi gli stessi principi della sentenza;
  • nel caso di assegni, cambiali e contratti di mutuo, invece, il creditore può proporre direttamente pignoramento senza doversi procurare una sentenza o un decreto ingiuntivo, ma il debitore può opporsi all’ipoteca e al pignoramento senza limiti di tempo (purché prima che la casa venga assegnata con l’asta giudiziaria).

 

In tutti questi casi, e quindi anche nelle ipotesi di sentenze e decreti ingiuntivi, il debitore può presentare opposizione all’ipoteca per vizi di forma o di procedura: in tal caso, il termine per presentare l’impugnazione è di 20 giorni dal compimento dell’atto viziato.

 

Sintetizzando:

  • per contestare l’esistenza o l’entità del debito ci sono termini prefissati solo quando il titolo esecutivo sia una sentenza o un decreto ingiuntivo; negli altri casi, si può sempre fare opposizione [1];
  • per contestare vizi di forma o di procedura nel procedimento di iscrizione di ipoteca, il termine è sempre di 20 giorni dal compimento dello specifico atto viziato [2].

 

 

Ipoteca iscritta dall’Agente della riscossione

Per tutte le ipoteche iscritte dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia), invece, ci sono dei tempi prefissati. La legge infatti impone che contro tutti gli atti dell’Agente della riscossione è consentito il ricorso entro massimo 60 giorni: così, nel caso di una cartella esattoriale, un preavviso di iscrizione di ipoteca, ecc.

Se il contribuente lascia scadere questo termine non può poi presentare una richiesta di cancellazione dell’ipoteca e impugnare il successivo rifiuto dell’Agente della riscossione. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano con una recente sentenza [3].

 

Nell’ambito del diritto tributario vige il principio della cosiddetta «tipicità» degli atti impugnabili: in pratica si può presentare ricorso solo contro una serie di atti predefiniti, tra i quali non vi è il “no” opposto alla richiesta di cancellazione dell’iscrizione di ipoteca da parte di Equitalia. La legge [4] stabilisce, infatti, che solo l’iscrizione di ipoteca o la preventiva comunicazione della sua iscrizione rientrano tra gli atti impugnabili (davanti alla Commissione Tributaria quando il credito ha natura fiscale). Per questi motivi, dunque, il ricorso contro il rifiuto dell’agente della riscossione di cancellare l’ipoteca iscritta è inammissibile.

 

Quindi, se il contribuente rinuncia, in una prima battuta, a impugnare l’ipoteca iscritta da Equitalia (o da qualsiasi altro Agente della riscossione) non può poi presentare una istanza in autotutela con cui chiede la cancellazione della predetta ipoteca e impugnare il diniego, così rimettendosi in carreggiata. Altrimenti equivarrebbe ad allungare il termine previsto dalla legge per agire in giudizio, termine che come detto è limitato e prestabilito (60 giorni).

 

La commissione milanese ha quindi concluso precisando che il provvedimento di diniego, con cui Equitalia non accoglie la richiesta del contribuente di cancellare l’ipoteca, non rappresenta un atto impugnabile.

 

Anche la Cassazione ha più volte chiarito che non si può impugnare il diniego dell’amministrazione – opposto all’istanza in autotutela presentata dal contribuente – a ritirare un atto impositivo definitivo. L’ipoteca va impugnata per tempo altrimenti non può essere più contestata.

 


[1] Art. 615 cod. proc. civ.

[2] Art. 617 cod. proc. civ.

[3] CTP Milano, sent. n. 7518/16/2016.

[4] Art. 19 del Dlgs 546/1992.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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