Cos’è il rito alternativo
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23 Nov 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Cos’è il rito alternativo

I riti alternativi (decreto penale di condanna, giudizio abbreviato, patteggiamento) sono un rimedio ai processi ordinari troppo lunghi e costosi.

 

Se sei imputato in un processo, ed il tuo avvocato ti ha detto che puoi accedere ai riti alternativi per risparmiare tempo e soldi di onorario, qui troverai le tue risposte.

 

 

Qual è il rito ordinario?

Il principio essenziale del processo penale è che la prova, che può giustificare una eventuale sentenza di condanna o di assoluzione, deve formarsi davanti al giudice, nel contraddittorio delle parti,  accusa (cioè pubblico ministero) e difesa (cioè l’avvocato).

Se vogliono, possono essere presenti anche l’imputato personalmente e la vittima del reato (persona offesa) con il suo difensore (se si costituisce parte civile per ottenere il risarcimento del danno).

Tutte le attività svolte nella fase delle indagini preliminari dal pubblico ministero (o dai suoi delegati) devono essere ripetute integralmente nell’ambito del cosiddetto dibattimento penale (che può iniziare a distanza di anni dalla commissione del reato e dura per lungo tempo), con evidente estensione dei tempi ed incremento dei costi (causati soprattutto dalla necessità di convocare i testimoni).

Ecco perché, alcune volte, si preferiscono i riti alternativi.

 

 

Cosa sono i riti alternativi?

I riti diversi dall’ordinario (cosiddetti alternativi):

  • riducono la tutela e le garanzie (assicurate dal dibattimento alla ricerca della verità);
  • ma sono più brevi e meno dispendiosi;
  • e prevedono, come contropartita per l’imputato, la riduzione della pena.

 

 

Quali sono i riti alternativi?

I riti alternativi sono i seguenti.

a) Il giudizio abbreviato, che:

–  prevede la definizione del processo allo stato degli atti (cioè sulla base degli atti presenti nel fascicolo del pubblico ministero, derivanti dalle indagini che egli ha svolto, senza sentire nessun testimone) [1];

– determina la riduzione della pena di un terzo (in caso di condanna), oltre alla possibilità di ottenere altri benefici, quali la non menzione sul casellario giudiziale o la sospensione condizionale della pena.

b) L’ applicazione della pena su richiesta delle parti [2] (cosiddetto patteggiamento) che consente all’imputato, previo accordo con il pubblico ministero, di concordare una pena che (tenuto conto delle eventuali circostanze attenuanti generiche e della riduzione fino ad un terzo) non superi i due anni o, per alcuni reati, i cinque anni di reclusione o di arresto, soli o congiunti a pena pecuniaria.

Nel caso del patteggiamento:

  • il giudice emetterà la sentenza (come per i giudizio abbreviato) sulla base dei soli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero;
  • la pena potrà essere ridotta fino ad un terzo;
  • il reato si estinguerà decorso il termine di cinque anni (per i delitti) e di due anni (per le contravvenzioni) dal momento del passaggio in giudicato della sentenza patteggiata senza che l’imputato commetta altri reati della medesima indole.

c) Il procedimento per decreto penale di condanna [3] non è rimesso alla scelta dell’imputato ma solo del pubblico ministero che, se ritiene che il reato non sia molto grave propone al giudice per le indagini preliminari (Gip) di applicare una pena pecuniaria (più precisamente una pena detentiva convertita in pena pecuniaria) che quantifica nel suo ammontare.

Nel caso di decreto penale di condanna:

  • il giudice emetterà la sentenza in totale assenza dell’imputato;
  • l’imputato, solo quando il decreto gli sarà notificato, potrà scegliere se accettare la condanna o presentare opposizione (entro quindici giorni) scegliendo di procedere con il giudizio ordinario, con il patteggiamento o con l’abbreviato;
  • la pena potrà essere ridotta sino alla metà del minimo edittale.

La decisione del pubblico ministero di procedere con decreto penale è comunicata alla persona offesa.


[1] Artt. 438-443 cod. proc. pen.

[2] Artt. 444-448 cod. proc. pen.

[3] Artt. 459- 461 cod. proc. pen.

 


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