Cos’è la Tares?
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21 Nov 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Cos’è la Tares?

Tassa sui rifiuti: negli ultimi anni la legge è cambiata più volte, generando confusione su quali sono i tributi da pagare. Facciamo chiarezza.

 

Nell’ultimo periodo si è assistito ad un nevrotico avvicendamento delle tasse sui rifiuti, che in pochi anni hanno cambiato più volte denominazione, senza che ne variasse la sostanza. In molti si chiedono quindi: che cosa sono la Tarsu e la Tia? Cos’è la Tares? La Tares era il tributo comunale sui rifiuti e servizi, in vigore dal 1 gennaio al 31 dicembre 2013.

La Tares: i rapporti con le altre imposte sui rifiuti

La Tares è stata l’imposta sui rifiuti fino al 31 dicembre 2013. Dal 1 gennaio 2014 è stata rimpiazzata dalla Tari («tassa sui rifiuti»). La Tares era quindi il «tributo comunale sui rifiuti e servizi», introdotto dal cosiddetto decreto salva Italia del 2011 [1]. Questa tassa andava a sostituire le precedenti Tia («tariffa di igiene ambientale») e Tarsu («tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani»). In pratica, prima della Tares esistevano Tia e Tarsu. Nel 2011, la Tares ha preso il posto di questi due tributi. Dal 2014, la Tares è stata sostituita a sua volta dalla Tari, che è la tassa sui rifiuti che tutti noi paghiamo attualmente.

Le caratteristiche della Tares

La Tares, come tutte le imposte sui rifiuti, era un tributo comunale: il comune recuperava e finanziava le spese di gestione, dalla raccolta allo smaltimento. Il contribuente deve quindi pagarla al comune di residenza, che provvede a regolamentare gli aspetti più specifici della tassa stessa (come eventuali riduzioni e le concrete modalità di pagamento). La Tares, oltre alla gestione della spazzatura, andava a coprire anche altri servizi della comunità locale, come l’illuminazione e la manutenzione delle strade, i servizi di polizia municipale, l’anagrafe, il verde pubblico, l’istruzione e così via.

 

Obbligati a versare il tributo erano gli occupanti (a qualsiasi titolo: proprietari, affittuari, ecc.) di tutti gli immobili suscettibili di produrre rifiuti. La tariffa veniva calcolata sulla base della quantità e qualità di immondizia prodotta per unità di superficie, considerati anche l’utilizzo dell’immobile e l’attività che in esso veniva svolta dal contribuente.

La sostituzione della Tares: la Tari

La legge di stabilità per il 2014 [2] ha introdotto la nuova tassa comunale sui rifiuti, quella che attualmente paghiamo: la Tari. Essa è entrata in vigore dal 1 gennaio 2014, rimpiazzando la vecchia Tares. La Tari, dunque, va a coprire e a finanziare le spese che il comune effettua per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. In particolare, la Tari fa parte dell’Iuc, l’imposta unica comunale che ingloba l’Imu («imposta municipale propria»), la Tasi («tributo per i servizi indivisibili») e appunto la Tari stessa.

Chi paga la tassa sui rifiuti

Il presupposto della tassa sui rifiuti è, come avveniva per la Tares, il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte suscettibili di produrre spazzatura, a prescindere dall’uso a cui l’immobile è adibito. La tassa è a carico dell’utilizzatore, secondo il principio del «chi inquina paga». Quindi, anche se occupo una casa in affitto, sono obbligato a pagare l’imposta. Al contrario, in caso di detenzione dell’immobile per meno di sei mesi nel corso dello stesso anno solare, il soggetto obbligato al pagamento è il possessore del locale a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.

 

Se l’immobile è occupato da più persone, queste sono obbligate in solido al pagamento del tributo: significa che ciascuna di esse può pagare per tutti o, in caso di mancato pagamento, il versamento, effettuato da un solo occupante, della somma dovuta da tutti estingue il debito con il comune. In caso di multiproprietà, il soggetto responsabile per il versamento della Tari è quello che gestisce i servizi comuni. Egli deve versare sia la tassa dovuta per i locali di uso comune, sia quella dovuta per i locali usati esclusivamente dai singoli detentori o possessori. Il responsabile potrà successivamente rivalersi su questi ultimi, chiedendo il pagamento delle quote spettanti a seconda del caso specifico.

 

Le esenzioni e riduzioni della tassa sui rifiuti

Sono escluse dalla tassazione le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, nonché le aree comuni del condominio (ad esempio i parcheggi condominiali), a meno che non siano di esclusiva proprietà di un solo condomino. La tassa inoltre non va pagata se l’immobile è rimasto non occupato per tutto il periodo d’imposta (ad esempio se sono staccate l’energia elettrica, la luce e il gas: si veda Tassa rifiuti casa non abitata: devo pagare?).

 

Il comune, con un suo regolamento, può poi stabilire riduzioni per:

  • abitazioni con un solo occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per un uso stagionale, o comunque discontinuo e limitato;
  • locali e aree scoperte (che non siano abitazioni) tenute a disposizione per un uso discontinuo ma comunque ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o dimorino all’estero per più di sei mesi all’anno;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo;
  • attività di prevenzione nella produzione di rifiuti: si commisurano le riduzioni alle quantità di rifiuti non prodotti.

É quindi utile visitare il sito del proprio comune di residenza per verificare concretamente quali sono le riduzioni previste dall’ente locale.


[1] D.L. n. 201/2012, conv. in L. n. 214/2011.

[2] Art. 1, commi 639 ss., L. n. 147/2013 (legge di stabilità per il 2014).

 


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