I figli devono mantenere i genitori?
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21 Nov 2016
 
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I figli devono mantenere i genitori?

Al genitore anziano i figli devono pagare gli alimenti, ossia i soldi necessari per sopravvivere come quelli per le medicine e il cibo: tuttavia, chi vive con l’anziano ha anche l’obbligo di non lasciarlo da solo qualora non sia in grado di provvedere a sé stesso.

 

Quali obblighi hanno i figli nei confronti dei genitori anziani e, in particolare, sono tenuti a mantenerli e a garantire loro le somme per vivere? Come va eventualmente ripartito quest’onere economico in presenza di più fratelli? La risposta è scritta nel codice civile [1], per come di recente interpretato dalla Corte di Appello di Milano [2]: tutti i figli devono versare, ai genitori – quando incapaci di provvedere ai propri bisogni primari e rimasti ormai vedovi – i cosiddetti alimenti, ossia i soldi per poter sopravvivere, per acquistare il cibo, le medicine, per procurarsi un’abitazione ove vivere. Al di là di ciò, nulla devono e chi lo fa non può poi chiedere, ai fratelli, la restituzione delle maggiori somme spese per il papà e la mamma ormai divenuti anziani.

 

Facciamo un esempio che meglio riuscirà a farci comprendere i termini della questione. Mettiamo di avere un anziano genitore divenuto ormai solo, in parte disabile e vedovo. Anche se questi non convive con noi, in qualità di figli dobbiamo necessariamente aiutarlo economicamente, prenderci cura di lui, dargli i soldi necessari a comprare i generi di prima necessità (cosiddetti alimenti): non solo il cibo, ma anche i farmaci, le cure mediche essenziali, l’affitto, le bollette. Ovviamente, non siamo tenuti a farlo in senso assoluto, ma solo in proporzione alle nostre possibilità economiche. Per cui, se il nostro stipendio ci consente a malapena di arrivare a fine mese per far campare la nostra famiglia, non siamo tenuti a mantenere anche il genitore. Diversa è però la soluzione se il nostro stipendio ci consente di vivere serenamente: in questo caso dobbiamo versare gli alimenti all’anziano. Se non lo facciamo, a farci causa può essere tanto il nostro genitore, quando un eventuale fratello che, al posto nostro, si sia preso cura di quest’ultimo.

Ovviamente, il fratello più diligente di noi potrà chiederci la restituzione solo della nostra parte di spese relative agli alimenti: se lui ha voluto spendere di più – magari per consentire al papà o alla mamma qualche «lusso» che non rientra nella sopravvivenza, non potrà chiederci la nostra parte. Un figlio non può pretendere dagli altri fratelli il rimborso di spese sostenute per la cura e assistenza di un anziano genitore se queste travalicano «lo stretto indispensabile». Le sole spese che vanno divise tra i fratelli sono, come detto, quelle per procurargli gli «alimenti».

 

L’obbligo di versare gli alimenti a carico dei figli scatta solo in assenza di un coniuge ancora in vita: se, ad esempio, l’anziano non è ancora in vita, ma continua a vivere con la moglie, è         quest’ultima tenuta a versare il mantenimento (e viceversa). Ma se il coniuge versa anch’egli in condizioni di incapacità economica, l’obbligo degli alimenti scatta in capo dei figli.

 

E che succede se neanche i figli si possono prendere cura dell’anziano? L’obbligo degli alimenti ricade prima su generi e nuore, poi su suocera o suocero, poi in ultimo su fratelli e sorelle germani o unilaterali.

 

La ripartizione degli oneri economici tra i figli per pagare gli alimenti al genitore non avviene per quote uguali (ad esempio, al 50% a testa in caso di due fratelli), ma in base alle rispettive possibilità economiche. Ovviamente, in caso di disaccordo, sarà il giudice a calcolare le rispettive percentuali.

 

Ma che succede se uno dei due figli convive con il genitore anziano e incapace di badare a sé stesso? Questi ha anche l’obbligo di fare in modo di non lasciarlo solo per troppo tempo senza qualcuno che si prendi cura di lui (ad esempio una badante). L’abbandono dell’anziano in stato di incapacità configura un reato. Ma per integrare l’illecito penale è necessaria una situazione di convivenza, dimodoché si sia creato un rapporto di affidamento nelle cure del familiare più giovane.


[1] Art. 433 cod. civ. e Art. 438 cod. civ.

[2] C. App. Milano, sent. n. 2747/2009.

 


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