Pignoramento dei beni del convivente
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22 Nov 2016
 
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Pignoramento dei beni del convivente

Anche se ancora conviventi nella stessa abitazione e nello stesso stato di famiglia, figlio e padre sono soggetti diversi e, quindi, l’uno non risponde dei debiti dell’altro.

 

Spesso ci scrivono i nostri lettori preoccupati della possibilità che i creditori possano pignorare i beni del familiare solo perché uno dei componenti del nucleo, convivente e facente parte del medesimo stato di famiglia, ha contratto debiti.

Non esiste, in Italia, una legge che sancisce la responsabilità economica e patrimoniale di un soggetto solo perché legato da rapporti di parentela o affinità con altri. Dei debiti risponde solo chi li ha contratti. L’unica ipotesi in cui il creditore può aggredire anche i beni di un soggetto diverso dal debitore vero e proprio è quella della fideiussione. La fideiussione ricorre quando una terza persona funge da garante, intervenendo ad esempio nel contratto di finanziamento sottoscritto da un parente e prestando appunto «garanzia» con tutto il proprio patrimonio. In assenza però di altrui “firme”, i creditori possono pignorare solo i beni di chi è intestatario del debito.

Una seconda ipotesi di estensione della garanzia ai genitori è quella di multe per violazione del codice della strada elevate nei confronti di un minore d’età.

Fuori da tali ipotesi, il fatto di convivere nella stessa casa o di presentarsi inseriti nel medesimo stato di famiglia non costituisce un’eccezione alla regola secondo cui dei debiti risponde solo chi li ha contratti.

 

 

I familiari non rispondono dei debiti del convivente

Qualora l’ufficiale giudiziario, entrando nella casa in cui risiede il debitore, dovesse prelevare anche qualche bene di proprietà di uno dei familiari – mancando la prova dell’acquisto da parte di questi stessi – il legittimo titolare potrebbe sempre far valere, in tribunale, un’opposizione all’esecuzione, lamentando appunto il fatto che il pignoramento si è esteso su un bene non di proprietà del debitore. Si pensi al caso in cui il padre viva a casa del figlio ma abbia comprato, con i propri soldi, la televisione del salotto: se non conserva la fattura o il documento da cui risulta la sua titolarità del bene, egli difficilmente potrà dimostrare i propri diritti.

 

Più facile è, invece, il caso dell’ipoteca sulla casa. Qui il creditore ha la possibilità – anzi il dovere – prima di procedere al pignoramento, di verificare nei pubblici registri immobiliari, l’effettiva proprietà del bene e, quindi, se del caso procedere o meno al pignoramento. Potrebbe avviarlo anche in caso di contitolarità: in tal caso, però, può pignorare solo una parte del bene (quella del debitore) e, all’atto della vendita integrale, restituire la quota parte del prezzo ricavato dalla vendita all’asta all’altro comproprietario. Se, invece, la casa è intestata a un soggetto diverso dal debitore non può essere assolutamente aggredita.

 

Medesimo discorso vale per il pignoramento dello stipendio o del conto corrente in banca o alle poste: quando sono intestati a soggetti diversi dal debitore non possono essere pignorati, neanche se il debitore predetto ha delega ad esempio alle operazioni allo sportello o se titolato a riscuotere la pensione per conto del genitore.

 

Insomma, in caso di debiti, il pignoramento può essere avviato solo e unicamente nei confronti di chi tali debiti ha contratto e non nei confronti di altri soggetti. E se il primo è nullatenente, il creditore dovrà rassegnarsi.


 


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