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Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2016

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Lo sai che? Cosa sono i test a risposta aperta?

> Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2016

In molti esami e concorsi si utilizzano, per testare i candidati, le domande a risposta aperta, senza risposte predeterminate tra cui scegliere. Cosa sono e come affrontarle?

 

 

Test a risposta aperta: cosa sono?

Quando si pensa a un esame o a un concorso e si sente parlare di domande a risposta aperta, inizia a serpeggiare un vago senso di terrore. Proprio così: in questa tipologia di test non ci sono risposte predeterminate tra cui scegliere – come accade nei test a risposta multipla e in quelle in cui si deve scegliere la risposta tra vero/falso – ma il candidato è libero di esporre i concetti richiesti nel modo che più gli aggrada. Si richiede, quindi, una preparazione maggiore e più ampia, che permetta al candidato di articolare un discorso completo in merito a un determinato argomento.

Test a risposta aperta e a risposta chiusa: differenze

Le domande a risposta aperta, dunque, si differenziano dalle domande chiuse che sono quelle alle quali, in sostanza, si può rispondere con un «Sì» o con un «No», scegliendo tra vero/falso o tra un numero limitato di soluzioni (test a risposta multipla).

Le prime, invece, permettono una vasta gamma di risposte e, solitamente, iniziano con un avverbio (ad esempio, «Perché…?», «Come…?», «Cosa…?»): lo scopo principale è quello di raccogliere delle informazioni utili dall’interlocutore, testando la sua preparazione in merito all’argomento oggetto della domanda stessa.

Sia le domande aperte che quelle chiuse possono essere suddivise in due ulteriori categorie:

  • le domande neutre, che lasciano l’interlocutore libero di fornire qualsiasi risposta;
  • le domande influenzate, che cercano di condizionare la risposta dell’interlocutore.

Data questa distinzione di base, si distingue ulteriormente tra:

  • domanda chiusa e neutra: è quella in cui la risposta è «Si» o «No»: ad esempio, «È vero che Napoleone morì a Sant’Elena il 5 maggio 1821?»;
  • domanda chiusa influenzata: è una domanda che mira a spronare il candidato a dare un risposta determinata, quella che l’esaminatore desidera raggiungere: ad esempio, «Se “mangiare” è un verbo transitivo, che tipo di complemento può reggere?»;
  • domanda aperta neutra: è quella che lascia il maggiore spazio di risposta, invitando il candidato alla riflessione: ad esempio, «Si esponga il Teorema di Pitagora»;
  • domanda aperta influenzata: è una domanda che orienta la riflessione dell’interlocutore su determinanti aspetti positivi, inducendolo a fornire le informazioni attese, pur ridotte rispetto alla domanda aperta neutra: ad esempio, «Quali sono le sue opinioni circa i motivi che hanno determinato lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale?».

 

Test a risposta aperta: come sono strutturati?

Le domande a risposta aperta consentono, quindi, maggiore libertà di esposizione ma anche, per chi le formula, di struttura: a volte, infatti, le commissioni esaminatrici indicano che ogni soluzione non deve superare un certo numero di righe oppure consegnano direttamente ai partecipanti un prestampato nel quale sotto ogni domanda è già riportato lo spazio massimo a disposizione. Questo accade, nella gran parte dei casi, per accorciare i tempi di correzione, dando spazio a ulteriori approfondimenti all’esame orale. Accade anche che la domanda chieda al candidato di esporre un argomento determinato (ad esempio, «parlare della poetica di Leopardi») ma soffermandosi su un aspetto in particolare o su un punto particolarmente controverso di cui si chiede di dare conto (ad esempio, «parlare della poetica di Leopardi, in relazione alla fase del pessimismo cosmico nella poesia “A Silvia”»).

Test a risposta aperta: come rispondere al meglio?

Come affrontare al meglio questo genere di quesiti? Sicuramente, la prima regola è non farsi prendere dal panico e di leggere bene, più volte, il testo della domanda che fornisce già degli indizi circa la possibile soluzione. Inoltre, è opportuno:

  • usare una scrittura chiara e leggibile, per facilitare la lettura e la comprensione da parte dell’esaminatore;
  • non usare troppi incisi e/o incisi eccessivamente lunghi (si tratta della cosiddette parentetiche, le frasi tra virgole) che rendono poco fluida la lettura;
  • avvalersi dei testi che è ammesso consultare nel corso dell’esame (vocabolario, dizionario dei sinonimi e contrari, codici, ecc…);
  • identificare il punto centrale del quesito, per rispondere precisamente;
  • elaborare una sintesi di quanto è utile scrivere nella risposta: ci riferiamo alla cosiddetta scaletta di seguire un iter logico nella risposta senza rischiare di uscire fuori tema;
  • iniziare dai quesiti su cui ci si sente più preparati e lasciare per ultimi gli altri;
  • quando non si sa proprio cosa rispondere, a volte, è meglio non rispondere affatto invece di scrivere banalità di senso comune. In molte tipologie di esami infatti, viene assegnato un punteggio zero in caso di mancata risposta, -1 in caso di risposta errata. È preferibile, allora, usare il tempo rimanente per approfondire le risposte ad altre domande;
  • usare termini e linguaggio appropriati.
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