Assegno di mantenimento, separazione e divorzio in Comune
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22 Nov 2016
 
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Assegno di mantenimento, separazione e divorzio in Comune

Anche se i due coniugi hanno previsto il pagamento dell’assegno mensile di mantenimento, la separazione e il divorzio possono avvenire in Comune.

 

Chi vuol separarsi o divorziare in Comune ora può farlo anche se, tra gli accordi presi con il coniuge, è previsto il pagamento di un assegno di mantenimento mensile. È questa la conclusione di una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha messo fine a una questione interpretativa durata quasi un anno. Tutto nasce dalla nuova legge che consente di effettuare separazioni o divorzi consensuali davanti al sindaco, ma solo se sussistono due condizioni:

  • la coppia non deve avere figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti;
  • l’accordo della separazione o del divorzio non deve prevedere «trasferimenti di patrimoni».

 

Il concetto che ha creato maggiori dubbi è stato proprio quest’ultimo. Cosa si intende con trasferimenti di patrimoni? Sicuramente, il passaggio di proprietà di appartamenti e altri immobili acquistati durante il matrimonio e divisi tra i coniugi. Altrettanto dicasi per la spartizione dei beni di arredo e altri mobili della casa. In tutti questi casi, quindi, quando l’accordo di separazione/divorzio consensuale prevede il passaggio di titolarità di qualsiasi bene, la procedura non può essere effettuata davanti al Sindaco, ma in Tribunale oppure allo studio dell’avvocato con la cosiddetta negoziazione assistita.

 

La questione però si è arenata sull’assegno di mantenimento. Sicuramente il denaro è un bene mobile, oggetto di proprietà. E non vi è neanche dubbio che la previsione di un obbligo di pagamento di un mantenimento mensile implichi il trasferimento periodico di un patrimonio. Per questa visione formalistica, il Tar Lazio aveva ritenuto che, nel concetto di «trasferimenti di patrimoni», dovessero includersi anche gli accordi per il pagamento di un assegno di mantenimento. Risultato: poiché gran parte delle coppie che si separano o divorziano prevedono, negli accordi, la corresponsione del mantenimento, l’iter davanti al Comune – breve, immediato e gratuito – era precluso a gran parte dei cittadini. Ora però il dietrofront. Secondo il Consiglio di Stato, il pagamento di un assegno mensile di mantenimento non si può considerare come un «trasferimento di patrimonio», con il risultato che la coppia che preveda tale obbligo a carico di uno dei due coniugi, può separarsi o divorziare davanti al Sindaco.

 

Continua ad essere vietata la procedura in Comune (e pertanto resta necessario andare in Tribunale o procedere con la negoziazione assistita) nel caso di accordi:

  • con cui i coniugi prevedano, a carico di uno dei due, il pagamento di un assegno in un’unica soluzione (cosiddetta «una tantum»);
  • o che prevedono trasferimenti immobiliari (passaggi di proprietà), perché, avendo particolare rilevanza socio-economica, rendono necessarie valutazioni di equilibrio tra le parti, ottenibili solo con la negoziazione assistita o un giudizio in tribunale.

 


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